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Perché commettiamo sempre gli stessi peccati?

© Franck JAN / LUMIERE DU MONDE
Momento de la confesión
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Dire “La prossima volta sarà diverso” non basta

“Niente nutre di più le false speranze e le pie illusioni delle prime quattro ore di una dieta”. Stringiamo i denti, serriamo i pugni, diciamo “Stavolta sarà diverso!” Abbiamo gli occhi fissi sul premio, e poi… ci svegliamo aggrappati a una scatola di biscotti ormai vuota. Siamo delusi, ma non sorpresi – ci è già successo in passato.

Peggioriamo le cose: “Niente nutre di più le false speranze e le pie illusioni delle prime quattro ore dopo la confessione”.

Potrebbero essere quattro minuti, quattro ore o quattro giorni. Facciamo una confessione sincera e poi ci ritroviamo in breve a commettere gli stessi peccati. Cosa sta succedendo?

Anche se possiamo comprendere bene la confessione sacramentale, ci impegniamo in un onesto esame di coscienza, ci pentiamo dei nostri peccati e facciamo la conseguente penitenza, possiamo ancora – apparentemente – cadere nel peccato non molto tempo dopo. Dico “apparentemente” perché ripetere i peccati dopo la confessione è qualcosa che viene spiegato in modo brillante dalla poetessa Portia Nelson:

Autobiografia in cinque brevi capitoli

Capitolo I
Cammino per la strada.
C’è una buca profonda nel marciapiedi.
Ci cado dentro.
Sono perduta… Sono senza speranza.
Non è colpa mia.
È praticamente impossibile trovare una via d’uscita.

Capitolo II
Cammino lungo la stessa strada.
C’è una buca profonda nel marciapiedi.
Faccio finta di non vederla.
Ci cado di nuovo.
Non riesco a credere di trovarmi nello stesso posto.
Ma non è colpa mia.
Ci vuole molto tempo per uscirne.

Capitolo III
Cammino lungo la stessa strada.
C’è una buca profonda nel marciapiedi.
La vedo.
Ci cado ancora… è un’abitudine… ma i miei occhi sono aperti.
So dove mi trovo.
È colpa mia.
Ne esco fuori immediatamente.

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