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Amoris laetitia mette davvero in discussione l’indissolubilità del matrimonio?

© Antoine Mekary / ALETEIA

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 23/06/16

L’Amoris Laetitia di Papa Francesco mette in discussione l’affermazione secondo cui: “Non osi l’uomo separare ciò che Dio ha unito“. Ci sono dei passaggi dell’Esortazione che potrebbero tendere a questa “separazione”?

LE CRITICHE

C’è chi, come il teologo mons. Antonio Livi su “La Fede quotidiana” (18 maggio), ha sostenuto che la dottrina sulla indissolubilità rischia di essere messa in discussione dall’Esortazione. In particolare Livi punta l’indice contro la comunione ai divorziati risposati da valutare “caso per caso”. Una disciplina a suo avviso ancora «poco chiara e infatti già qualche vescovo (nelle Filippine, in Germania, ma anche in Italia, a Bergamo) afferma che si può dare la comunione al divorziato risposato civilmente, e sostiene che lo fa già da tempo».

A questo tema si aggiungono altre voci secondo cui il matrimonio, nell’Amoris laetitia, sarebbe stato esposto a critiche eccessive dallo stesso autore, cioè il pontefice. Basti pensare ad AL 241 dove si parla di accettazione della separazione tra i coniugi in taluni casi. Quindi l’indissolubilità rischia di indebolirsi? E’ bene chiarirlo.

IL PENSIERO DI SCHONBORN

Sul portale chiesa.espresso.repubblica.it (30 maggio), Sandro Magister scrive che il 19 maggio, nell’incontrare in Vaticano i due cardinali e i tre vescovi che compongono la presidenza del consiglio episcopale latinoamericano, Francesco, interpellato da loro sulla Amoris laetitia, ha così risposto secondo il portale ufficiale del Celam: «Il Santo Padre è pienamente al corrente delle critiche di alcuni, tra cui dei cardinali, che non sono riusciti a capire il significato evangelico delle sue affermazioni. E dice che la guida migliore per capire questo capitolo è la presentazione che ne ha fatto il cardinale Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna, Austria, un grande teologo, membro della Congregazione per la dottrina della fede, molto esperto della dottrina della Chiesa».

PASSAGGI CRUCIALI

Proprio Schönborn nel presentare l’8 aprile scorso in Sala Stampa vaticana l’Esortazione, aveva fugato le possibili ambiguità presenti in alcuni passaggi, relativi all’importanza del matrimonio:

«Papa Francesco – dice il cardinale di Vienna – non lascia nessun dubbio sulle sue intenzioni e sul nostro compito»: “Come cristiani non possiamo rinunciare a proporre il matrimonio allo scopo di non contraddire la sensibilità attuale, per essere alla moda, o per sentimenti di inferiorità di fronte al degrado morale e umano. Staremmo privando il mondo dei valori che possiamo e dobbiamo offrire. Certo, non ha senso fermarsi a una denuncia retorica dei mali attuali, come se con ciò potessimo cambiare qualcosa. Neppure serve pretendere di imporre norme con la forza dell’autorità. Ci è chiesto uno sforzo più responsabile e generoso, che consiste nel presentare le ragioni e le motivazioni per optare in favore del matrimonio e della famiglia, così che le persone siano più disposte a rispondere alla grazia che Dio offre loro” (AL 35)».

«Ecco – afferma Schönborn – penso che qui è il punto nodale, la motivazione. Papa Francesco è un pedagogo, e sa che solo la motivazione può far amare il proposito cristiano del matrimonio e della famiglia».

«Papa Francesco – prosegue – è convinto che la visione cristiana del matrimonio e della famiglia abbia anche oggi un’immutata forza di attrazione. Ma egli esige “una salutare reazione autocritica”: “Dobbiamo esser umili e realisti, per riconoscere che a volte il nostro modo di presentare le convinzioni cristiane e il modo di trattare le persone hanno aiutato a provocare ciò di cui oggi ci lamentiamo” (AL 36). “Abbiamo presentato un ideale teologico del matrimonio troppo astratto, quasi artificiosamente costruito, lontano dalla situazione concreta e dalle effettive possibilità delle famiglie così come sono“».

Questa idealizzazione eccessiva, soprattutto quando non abbiamo risvegliato la fiducia nella grazia, non ha fatto sì che il matrimonio sia più desiderabile e attraente, ma tutto il contrario” (AL 36). «Autocritica necessaria!», sentenzia il cardinale.

L’UNIONE DI DIO

Aleteia ha ascoltato il parere di un autorevole teologo, esperto del tema, Juan José Pérez-Soba, sacerdote della diocesi di Madrid e professore di Pastorale familiare presso il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia, della Pontificia Università Lateranense.

«“Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi” (Mt 19,6). Queste parole di Gesù – premette Soba – sono una luce unica sul matrimonio. Rivelano qualcosa presente “dal principio” (cfr. Mt 19), ma che l’uomo nella sua “durezza di cuore” non sempre vede. Si tratta della precedenza dell’amore divino come fondamento stesso dell’unione tra uomo e donna».

UN AMORE CHE NON MUORE

È Dio, prosegue il teologo, colui che «congiunge gli sposi e quest’unione è più grande della volontà umana. Tante volte l’uomo, cadendo nella tentazione di divinizzare l’amore, crede che l’unione dipenda esclusivamente dell’amore che sente. In questo senso molti pensano che se l’amore “muoia”, il matrimonio muore lo stesso. E’ un modo di ridurre la presenza divina alla pura sensibilità umana, perdendo il valore rivelatore delle parole di Cristo».

ATTENTI ALLE LETTURE “SECOLARIZZATE”

La Chiesa, evidenzia, «cosciente della singolarità dell’affermazione del Signore, ha fatto di essa il centro della sua concezione del matrimonio e l’espressione più chiara della sua indissolubilità. Questa è stata di nuovo confermata nell’Esortazione apostolica Amoris laetitia (cfr. AL 62) – ribatte Soba – nell’ambiguità d’interpretazioni che tanti hanno fatto del documento pontificio, alcuni hanno voluto presentare il pensiero del Papa come se considerasse delle eccezioni a quest’unione per sempre di origine divina. Certamente è un’idea che il mondo nostro secolarizzato, e che fa affidamento solo sulle forze umane, considera quasi evidente. Anzi, pensa del tutto eccessivo l’intervento di un Dio che unisce gli uomini contro la sua volontà. Queste persone vedono nelle situazioni limite che chiedono necessariamente la separazione, di cui parla l’Esortazione (AL 241), una negazione pratica del principio evangelico».

In Amoris Laetitia al n. 241, parlando dell’urgenza pastorale di accompagnare le persone dopo le rotture e i divorzi, il papa scrive: “In alcuni casi, la considerazione della propria dignità e del bene dei figli impone di porre un limite fermo alle pretese eccessive dell’altro, a una grande ingiustizia, alla violenza o a una mancanza di rispetto diventata cronica. Bisogna riconoscere che «ci sono casi in cui la separazione è inevitabile. A volte può diventare persino moralmente necessaria, quando appunto si tratta di sottrarre il coniuge più debole, o i figli piccoli, alle ferite più gravi causate dalla prepotenza e dalla violenza, dall’avvilimento e dallo sfruttamento, dall’estraneità e dall’indifferenza» Comunque «deve essere considerata come estremo rimedio, dopo che ogni altro ragionevole tentativo si sia dimostrato vano»”.

MATRIMONIO E’ DONO

Per capire bene queste difficili questioni, dice Soba, «dobbiamo vedere il modo in cui Dio “congiunge” gli sposi. Lo fa in quanto Dio, come un dono». Così lo spiega Papa Francesco: “Non è innanzitutto da intendere come giogo imposto agli uomini, bensì come un dono fatto alle persone unite in matrimonio. […] La condiscendenza divina accompagna sempre il cammino umano, guarisce e trasforma il cuore indurito con la sua grazia, orientandolo verso il suo principio, attraverso la via della croce” (AL 62).

PERCHE’ E’ “PER SEMPRE”

Un dono, sottolinea il teologo, «precedente e irrevocabile, che indica l’identità di quello che lo riceve. Il rifiuto di questo dono non lo distrugge. Il parallelo più chiaro è il battesimo che può essere respinto dagli uomini, ma rimane in Dio. Il figliol prodigo può andare via dalla casa del Padre, ma rimane sempre Figlio. Gli sposi possono separarsi fisicamente, ma rimangono uniti per la permanenza del dono di Dio. Si tratta di un amore che non passa (cfr. 1 Cor 13,8). E` una verità liberatrice delle nostre debolezze, la misura del nostro amore è adesso la fedeltà di Dio, non la nostra». Per questo motivo, «l’indissolubilità è una buona notizia: l’amore per sempre che tutti gli uomini desiderano per se stessi è possibile per la presenza dell’amor divino, che trasforma nel sacramento i cuori degli uomini, e per la sua grazia vince la durezza del cuore».

L’accettazione della separazione fisica che fa la Chiesa, chiosa Soba, «è un’affermazione più forte dell’unica unione divina che l’uomo non può sciogliere».

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