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Il papiro sul presunto matrimonio di Gesù è (chiaramente) un falso

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Gli studiosi di Harvard ingannati da un ex studente di egittologia

Un importante studioso del Nuovo Testamento per quattro anni ha esaminato un frammento di papiro secondo cui Gesù era sposato. Ma quel frammento si scopre oggi che è un falso (http://www.catholicherald.co.uk, 20 giugno).

LA PRESUNTA MOGLIE

La professoressa Karen King, storica del cristianesimo all’Università di Harvard, ha svelato il piccolo pezzo di papiro nel 2012 in una conferenza a Roma. Il frammento, delle dimensioni di un biglietto da visita, contiene tra le 14 righe di testo copto, la frase: “Gesù disse loro, mia moglie”. La King lo presentava addirittura come “il Vangelo della moglie di Gesù”.

Anche se alcuni studiosi immediatamente lo hanno respinto come un falso, scrive il giornale cattolico inglese, altri supportati dalla King, hanno continuato a sostenere la tesi opposta. E cioè che alcuni cristiani della chiesa primitiva credevano a questa ipotesi.

SVELATO IL FALSO

Ma un importante articolo del giornalista Ariel Sabar sulla rivista Atlantic (20 giugno) traccia la provenienza del frammento, presentando la prova che era stato creato da un ex studente di Egittologia, Hans-Ulrich Laukamp, proprietario di una società di ricambi auto e autore di opere a sfondo pornografico, che sosteneva di essere stato molestato da un prete nella sua infanzia.

Il papiro, risalente al 1963, aveva ingannato anche gli stessi studiosi di Harvard, poiché le analisi scientifiche sul frammento sembravano attestarne l’origine antica. Anche la professoressa King ha poi ammesso che la ricostruzione di Saber è veritiera.

CRITERIO DELLA DISCONTINUITA’

Una tesi, quella di Gesù sposato, smentita da numerosi studi e in particolare dal cardinale Gianfranco Ravasi (Aleteia, 12 febbraio 2015), secondo cui argomentare sulla base del fatto che tutti i rabbini del tempo erano regolarmente coniugati, non è così decisivo per assegnare una moglie a Gesù.

La prima ragione è di ordine generale e si fonda sul cosiddetto “criterio storico della discontinuità”. Gesù fu certamente uomo del suo tempo, incarnato in una società e in una cultura, in continuità con l’ebraismo a cui apparteneva, ma non al punto da essere un puro e semplice rabbì giudaico, come tenta di proporre una certa rilettura ebraica contemporanea della figura di Cristo. Dopo tutto, non sarebbe stato così aspramente contestato dalle autorità giudaiche di allora, né condannato a morte dal Sinedrio per bestemmia, se fosse stato in tutto fedele al giudaismo di allora.

GLI ESSENI

La seconda ragione è, invece, più specifica e documentaria. Basta solo rimandare agli Esseni, la corrente giudaica attestata anche a Qumran sul Mar Morto, ove appunto vennero alla luce nel 1947 i documenti di quella comunità. Ebbene, tre testimoni autorevoli e differenti tra loro come lo storico latino Plinio il Vecchio, lo storico ebreo palestinese Giuseppe Flavio e il filosofo ebreo della diaspora ebraica di Alessandria d’Egitto Filone, convergono nell’affermare che molti Esseni, se non tutti, erano celibi.

VERSO LA PIENEZZA

Secondo Ravasi la motivazione che reggeva la scelta “vocazionale” celibataria di Gesù sono essenzialmente di tipo escatologico (cioè basate sulla tensione verso la pienezza finale della storia), sul modello di quella da lui affermata nella controversia con i sadducei sulla risurrezione dei morti: “Nella risurrezione non si prende né moglie né marito, ma si è come angeli di Dio in cielo” (Mt 22,30).

IL MATRIMONIO CON LA MADDALENA

Anche la presunta relazione tra Gesù e la Maddalena non trova documentazione storica a supporto. Hanno provato a sostenere il contrario gli autori di “The Lost Gospel”, secondo cui un documento che risale al 570 d.c. parlerebbe proprio del matrimonio tra i due (La Stampa, 11 novembre 2014).

VUOTO DI INFORMAZIONI

Il biblista Rinaldo Fabris, chiariva l’ambiguità: «Il vuoto di informazioni sull’infanzia di Gesù e sul suo stato civile, ha sollecitato il gusto e la fantasia di molti narratori cristiani e non. Inoltre questo vuoto dà origine a tutti i testi apocrifi» (Aleteia, 11 novembre 2014).

«In realtà – proseguiva padre Fabris – il problema della difficoltà ad accettare un matrimonio di Gesù non dipende da motivi dogmatici. Se fosse stato sposato e avesse avuto dei figli non ci sarebbe nulla di strano per la fede cristiana. Tutto sommato è uno stato di incarnazione lo sposarsi ed avere figli, ed è la storia della gran parte degli esseri umani».

MAI DOCUMENTATO

Dunque il matrimonio di Gesù non è mai documentato se non in questi testi tardivi, che, secondo il biblista, «possono conservare anche dati storici, ma raccontano un qualcosa che è isolato rispetto alle notizie sullo stato civile del Messia come quello di una persona coniugata. Peraltro nel racconto del testo del 570 d.c. si fa un salto di fantasia notevole nel rilanciare il rapporto tra Gesù e Maria di Magdala».

LA VERA MADDALENA

Una delle maggiori ambiguità è quella che si scatena proprio sulla figura della Maddalena, che «non è una prostituta, poiché questo è un mito occidentale«. A decifrarla nella maniera corretta sono i testi greci. «Si tratta – evidenzia padre Fabris – di una persona benestante, malata, e guarita da Gesù. Lei, insieme ad altre donne benestanti “finanziano” Gesù per aiutare i poveri, comprare un agnello per la Pasqua e altri beni.. Se ne parla nell’ottavo capitolo del Vangelo di Luca».

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