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Un sacerdote inseguito da Castro continua a intessere l’arazzo della sua vita a San Francisco

Jose Aguirre/Catholic San Francisco

John Burger - pubblicato il 21/06/16

Padre Guillermo Rodriguez, che ha avuto incontri ravvicinati con i rivoluzionari cubani, celebra 60 anni di sacerdozio

Il peccato più grande di tutti, secondo padre Guillermo Rodriguez, è sprecare il tempo. È una pecca che ha accuratamente evitato per tutta la sua vita, soprattutto nei 60 anni da cui è sacerdote.

A 86 anni approfitta ancora al massimo del suo tempo, alzandosi quando la maggior parte delle persone è ancora a letto, producendo fini opere d’arte, servendo come cappellano e svolgendo opere di misericordia spirituale e corporale.

Quando viene spinto da giornalisti e altre persone curiose, è felice di ripercorrere la sua vita e di analizzare come questa abbia avuto dei riflessi nella tumultuosa storia dell’emisfero occidentale del secolo scorso.

Padre Rodriguez celebrerà il 60° anniversario della sua ordinazione sacerdotale domenica 17 luglio nella chiesa di St. Brendan the Navigator di San Francisco (Stati Uniti). Vive proprio dall’altro lato della strada, in una casa che ha acquistato molti anni fa con il denaro che ha guadagnato vendendo alcune delle sue opere d’arte. Ha fatto appendere alcuni degli arazzi a St. Brendan, inclusa l’Ultima Cena, che gli ha richiesto sei anni di diligente lavoro.

Il sacerdote ha spiegato che per lui l’omelia mattutina è come l’ultima. Dopo la formazione in seminario ricevuta in Spagna, che sottolineava “Non devi improvvisare sul pulpito”, ha sempre scritto le sue omelie e le ha ripetute a memoria.

Negli ultimi anni, tuttavia, ha scoperto che la “straordinaria memoria” con cui era stato benedetto iniziava a vacillare, e allora circa tre anni fa ha smesso di predicare. Per la Messa di anniversario ha scritto però un’omelia di sei minuti. “È stata dura memorizzarla, ma ce l’ho fatta”, ha dichiarato.

Nato a Cuba da genitori spagnoli, Guillermo Rodriguez era in una classe di 45 seminaristi. Quando è stato ordinato, nel 1956, i nuovi sacerdoti locali erano diventati una rarità tale sull’isola caraibica che la sua ordinazione – ad opera del Nunzio papale a Cuba – ha attirato molto l’attenzione dei media.

All’epoca si stava addensando la rivoluzione contro il Governo di Fulgencio Batista, e visto che padre Rodriguez aveva un po’ di formazione medica (anche se non ha mai completato il corso) era in grado di aiutare i ribelli. Che Guevara era attivo vicino alla sua parrocchia nelle montagne di Escambray.


LEGGI ANCHE: Alcune rivoluzioni distruggono, altre rinnovano


“Ho aiutato i clandestini contro Batista – pensavo fosse un tiranno, un assassino”, ha detto padre Rodriguez in un’intervista di questa settimana. “Doveva essere eliminato in un modo o nell’altro”.

Il giovane sacerdote non era un comunista o un simpatizzante, ma all’epoca nessuno sapeva nemmeno che Fidel Castro fosse un comunista. Dopo che Castro arrivò al potere e dichiarò la propria fede nel comunismo, padre Rodriguez iniziò a pronunciarsi in modo più esplicito contro l’ideologia. Attraverso un parrocchiano vicino al nuovo Governo, Castro offrì al giovane sacerdote l’incarico di Ministro della Propaganda, ma lui rifiutò.

Il Governo emise un ordine di arresto nei confronti del sacerdote. Le cose sembravano mettersi male, ma un ufficiale militare che frequentava la parrocchia ricordò l’aiuto fornito dal presbitero e favorì la sua fuga.

Padre Rodriguez arrivò a Miami nel 1960 senza conoscere l’inglese. Comunicava con gli altri sacerdoti in latino, mentre imparava la lingua della sua nuova patria. Alcuni mesi dopo ebbe quella che ritiene una seconda fuga, quando venne reclutato dagli esiliati cubani come cappellano per quella che sarebbe diventata nota come l’invasione della Baia dei Porci. Era pronto a partire per il Guatemala, dove si stava organizzando la rivolta contro Castro, ma l’invasione ebbe luogo prima che riuscisse a salire sull’aereo. Se padre Rodriguez fosse partito, molto probabilmente sarebbe diventato una delle vittime della “carneficina”, come l’ha definita, che le forze di invasione subirono nel tentativo fallito.

Alla fine il sacerdote si è stabilito a San Francisco, servendo tra la South Carolina e San José, in California. Richiamando la sua formazione medica, è stato spesso cappellano d’ospedale. Si è anche dilettato di pittura, ma un giorno venne ispirato da un’intervista all’ex giocatore di football Rosey Grier, che si dedicava al ricamo. “Pensai: ‘Se posso dipingere con i pennelli, posso dipingere con i fili’”.

Per molte delle persone che lo conoscono, tuttavia, sono soprattutto gli arazzi che elabora nella vita delle persone a contare, più di quelli fisici.

La dottoressa Lourdes Scheerer, ostetrica e ginecologa in un ospedale locale e la cui famiglia frequenta la parrocchia di St. Brendan, sostiene che padre Rodriguez “ha un modo speciale” di incoraggiare gli uomini a partecipare all’azione della Chiesa.
“Nel corso degli anni, molti uomini che hanno partecipato alle Messe dei giorni feriali a St. Brendan hanno servito come lettori o servitori dell’altare nelle sue Messe”, ha ricordato. “All’inizio sembrano riluttanti, poi lo fanno con fede. Presto accompagnano padre Rodriguez nelle sue visite ai malati e alle persone costrette a casa. È facile usare le donne per svolgere lavori per la Chiesa, e quindi ispirare gli uomini è qualcosa di veramente unico”.

Monsignor Michael Padazinski, amministratore di St. Brendan, ha affermato che anche se padre Rodriguez è indipendente e mantiene un basso profilo è un “sacerdote molto fedele”.

Il presbitero cubano-americano celebra ogni giorno la Messa al monastero dell’Adorazione Perpetua nella zona di Haight Ashbury, a San Francisco. Il convento è stato fondato nel 1928 dalle suore che sfuggivano alla persecuzione della Chiesa in Messico.


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Interpellato sulla recente normalizzazione dei rapporti tra Stati Uniti e Cuba, il sacerdote ha affermato: “Beh, è una questione di politica e di diplomazia. Influirà sulla popolazione cubana nel prossimo futuro? No. Questa idea della ricchezza e di tutto il resto che ne consegue secondo me non si realizzerà nel prossimo futuro, perché è la stessa testa a controllare, e non farà molta differenza per la popolazione in generale. Chiunque è povero, a meno che non si faccia parte della cerchia ristretta”.

La libertà di religione, ad ogni modo, è aumentata.

“All’inizio la situazione era davvero negativa”, ha ricordato. “Le processioni, tipiche della cultura ispanica, sono state subito proibite. La polizia si appostava alla porta delle chiese per controllare chi entrava. La gente era terrorizzata perché c’erano così tanti omicidi e gente che andava in prigione che la pratica della religione è crollata drammaticamente”.

Notando che i dissidenti cubani come le Damas en Blanco vengono ancora arrestati, anche dopo l’istituzione di relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti, il presbitero ha meditato sul perché L’Avana sembra ancora temere il fatto di dare alla gente la libertà di esprimere il proprio punto di vista.

A suo avviso, è perché “una volta che hai assaggiato un po’ di libertà ne vuoi di più”.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
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