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Cosa rispondere ai «sedevacantisti» e ai cattolici che rifiutano l’autorità di questo papa?

© Antoine Mekary / Aleteia

Toscana Oggi - pubblicato il 20/06/16

Mi trovo a dover far fronte ad una situazione che non avrei mai immaginato si sarebbe venuta a creare nella mia famiglia: i miei parenti, da cattolici praticanti, sono diventati sedevacantisti. Il motivo di questa loro scelta io non lo comprendo, so che hanno parlato con alcuni sacerdoti della chiesa cattolica che non sono però riusciti a riportarli sulla strada giusta. So che la conversione è opera di Dio, e per questa è necessaria la preghiera, però le sarei molto grata se sapesse darmi qualche consiglio per poterli aiutare a capire il loro errore.

Lucia Melani


Risponde padre Francesco Romano, docente di Diritto canonico alla Facoltà teologica dell’Italia centrale. 

Il fatto riferito dalla Lettrice, nella comprensibile brevità, non consente di conoscere il contesto in cui è avvenuta l’adesione di alcuni suoi parenti al «sedevacantismo». Per entrare di più nel merito di quanto ci chiede la Lettrice, sarebbe stato utile essere informati, per esempio, sulla religiosità praticata da questi suoi parenti, sulla loro formazione culturale e spirituale, ma soprattutto religiosa e dottrinale a cominciare dai rudimenti che la Chiesa ci insegna.

A proposito della definizione di «cattolico praticante» dobbiamo riconoscere che essa spesso non riflette la vera realtà. Così, alcuni si definiscono «praticanti», ma la loro vita pratica ha poco a che fare con l’identità che si attribuiscono. Vi sono altri che a ogni loro ragionamento premettono di essere «cattolici», ma rettificano subito il loro pensiero per far sapere che hanno opinioni lontane dagli insegnamenti della Chiesa. La conoscenza della Chiesa, per la sua origine divina, incluso la forma istituzionale visibile, non dipende dalle nostre opinioni, bensì dal dono dello Spirito Santo che ininterrottamente è presente e assiste il Popolo di Dio nella Chiesa strutturata gerarchicamente guidandolo alla verità tutta intera.

La definizione «sede vacante» si riferisce alla circostanza in cui viene a trovarsi la Sede Apostolica per la morte del Romano Pontefice o per sua libera rinunzia al ministero petrino, come è avvenuto per Benedetto XVI, fino alla elezione e accettazione del nuovo Pontefice. In dottrina viene preso in considerazione anche il caso della certa e perpetua infermità mentale oppure di posizioni eretiche.

Il Romano Pontefice, successore di Pietro e pastore della Chiesa universale e della Chiesa di Roma, «affinché lo stesso episcopato fosse uno e indiviso, prepose agli altri Apostoli il beato Pietro e in lui stabilì il principio e il fondamento perpetuo e visibile dell’unità della fede e della comunione» (Lumen Gentium 18, 2).

Il Romano Pontefice possiede per diritto divino la pienezza del potere pastorale che si esprime nel primato petrino con l’esercizio di giurisdizione su tutta la Chiesa, è Vicario di Cristo, ha potestà ordinaria, suprema, piena, immediata e universale che può essere sempre esercitata liberamente.

La potestà dei Vescovi sulla Chiesa universale è di natura collegiale e presuppone la comunione gerarchica con il Romano Pontefice che è il Capo del Collegio episcopale.

L’autorità del Papa nell’adempimento del suo ufficio di supremo Pastore della Chiesa universale comporta che non si dà appello né ricorso contro una sentenza o un decreto del Romano Pontefice (can. 333 §3) e che durante la vacanza della Sede Romana o in caso di impedimento, nulla si modifichi nel governo della Chiesa universale (can. 335).

La parola «sedevacantismo» richiama la «sede vacante», cioè la vacanza della Sede di Pietro. Si tratta di posizioni scismatiche formatesi dopo il Concilio Vaticano II che reputano vacante la Sede Apostolica dalla morte di Pio XII o, in alcuni casi, dopo la morte di Giovanni XXIII, venendo così a disconoscere il primato del Papa e l’infallibilità pontificia. Per cui i Papi successivi al Concilio Vaticano II avrebbero perso la potestà di governo sulla Chiesa universale.

Tra le correnti sedevacantiste troviamo la «Tesi di Cassiciacum», formulata nel 1979 dal domenicano Guérard des Lauriers.

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concilio vaticano iipapa francescosedevacantismo
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