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Montenegro: “A Lampedusa, davanti a quelle 366 bare, ho avuto una crisi di fede”

Vatican Insider - pubblicato il 17/06/16

Cosa accade nell’animo di un uomo di fede quando si trova di fronte a 366 bare di migranti morti durante un naufragio? Può accadere che la propria fede vacilli, anche se sei un cardinale di Santa Romana Chiesa. E’ quello che è successo a Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente di Caritas italiana, quando gli è capitato di dover stare davanti a quegli oltre trecento feretri di migranti che hanno perso la vita durante il naufragio del 3 ottobre 2013 a Lampedusa. 

Lo ha raccontato lui stesso in un’aula magna gremita di studenti durante un incontro sulle migrazioni organizzato la sera del 16 giugno dal Centro Astalli alla Pontificia Università Gregoriana. «Trovarsi davanti a 366 bare ti fa sentire schiacciato e impaurito – ha raccontato al SIR -. Stare sul molo di Lampedusa e vedere quei volti mi ha provocato una crisi di fede; non solo ho sentito Dio lontano ma non l’ho proprio sentito. Poi ho visto un poliziotto piangere come un bambino. Quella sera stessa ho scritto al Papa, dicendogli la mia difficoltà, come vescovo che avrebbe dovuto aiutare gli altri e che invece si è ritrovato con il cuore spento».  

Quanto sta accadendo oggi in Europa, ha proseguito, è «una storia pesante che non possiamo mettere sotto la voce ‘carità’ ma dobbiamo mettere sotto la voce ‘giustizia’. Il problema non è la migrazione ma l’ingiustizia nel mondo e il mondo si regge su questa ingiustizia. Se non cominciamo a combattere l’ingiustizia le soluzioni non si trovano». «Noi ci siamo lavati le mani ma continuiamo a stare sugli spalti come al Colosseo – ha affermato -, e con il pollice in alto o in basso decidiamo la sorte di chi può vivere o morire».  

Al contrario, ha concluso, «dobbiamo cominciare a vivere la cultura dell’accoglienza, che è la capacità di guardare l’altro negli occhi, e l’altro è contento perché vede riconosciuta la sua dignità di uomo». 

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