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Spiritualità
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5 criteri per distinguere la vera spiritualità cristiana

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Shutterstock / Asier Romero

don Fabrizio Centofanti - pubblicato il 17/06/16

1) Continuità

La Chiesa ha un tesoro prezioso: la tradizione bimillenaria che attinge alla sapienza e all’esperienza di generazioni di credenti e santi, aperti a Cristo e all’azione del suo Spirito. Il primo criterio di verifica della spiritualità cristiana consiste, dunque, nel rispetto sapiente di un deposito di verità di valore inestimabile. Chi vuole archiviarlo, dichiararlo superato, illudendosi di operare una rifondazione della fede, non può che andare fuori strada.

2) Pace

Tra le parole più importanti di Gesù – quasi un testamento – ci sono quelle che il celebrante ripete in ogni eucaristia: “vi lascio la pace, vi do la mia pace”. La spiritualità cristiana, se rettamente intesa, conduce a questo approdo; altrimenti produce disordine e inquietudine. Del resto, il diavolo è inquietudine infinita, e non stupisce che miri a produrre confusione nella coscienza dei fedeli.

3) Gioia

Un terzo criterio è quello che Gesù enuncia nel vangelo di Giovanni: “vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi, e la vostra gioia sia piena”. La spiritualità che insegna Cristo fa emergere la gioia: non superficiale, come quella che non supera il tempo di un evento contingente; ma la gioia radicata nella fiducia incrollabile in Gesù, nel fatto che la grazia elargirà ciò che noi desideriamo veramente.

4) Profondità

Il quarto criterio è la profondità. C’è una significativa coincidenza tra la psicologia più attendibile e la fede. Per entrambe la vita è un cammino; o, per dirla con Jung – il padre della psicologia analitica – è un processo di individuazione, grazie al quale si passa dalla personalità superficiale (l’Io) a quella più profonda (il Sé). La vera spiritualità non si accontenta di un’azione esterna (la Chiesa come organizzazione, realtà culturale o assistenziale), ma esige un confronto continuo con le radici della vita, che attingono a Dio.

5) Definitività

L’ultimo criterio di verifica è l’apertura esplicita e concreta all’infinito. L’uomo e la donna non possono appagarsi di qualcosa che sia meno del Tutto. Ciò significa che vivranno sempre d’interezza e integrità, a cominciare da una fede declinata in tutti i suoi elementi: come dottrina e come prassi, come realtà teologica e al contempo pastorale, fatta di sentimento e intelligenza, di corpo e di spirito. Solo così la persona potrà aprirsi al Tutto di Dio, in cui si accede alla vita cosiddetta eterna, ma che sarebbe meglio dire definitiva, perché il Signore la comunica fin d’ora.

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