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Come ho risolto i miei problemi con la religione

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© Brian A Jackson / Shutterstock

Michael Rennier - pubblicato il 17/06/16

Quando ho iniziato a pensare maggiormente a ciò che avevo da offrire, l'idea della religione ha iniziato ad avere molto più senso

La nostra società è sempre meno legata alla religione. Non è che non crediamo più in Dio, ma preferiamo definirci “non affiliati” o “spirituali ma non religiosi”. La religione è considerata un concetto negativo, o perfino qualcosa che ostacolerebbe la spiritualità. Anche tra le persone che si ritengono fedeli il ritornello “amo Cristo ma non la Chiesa” sta diventando predominante.

In qualche modo lo capisco. Alla fin fine, le Chiese hanno i loro problemi, grandi e piccoli: scandali per gli abusi di sacerdoti, mancanze personali dei loro membri, sermoni su questioni sociali su cui possiamo non concordare. Anche se il sacerdote è eccellente, alcuni possono ritenerlo un ipocrita che non ha contatto con il mondo contemporaneo. Sembra che la folla “spirituale ma non religiosa” stia cercando di prendere ciò che ritiene positivo della religione lasciando da parte gli aspetti a suo avviso negativi. Un obiettivo considerevole.

Ma ecco la mia domanda: una volta che la religione è stata eliminata, cosa resta? Non so voi, ma io non sono una persona tanto brava. Chiaramente posso essere attento, gentile e comprensivo, ma allo stesso tempo sono spesso arrogante, egoista e imprudente. Non posso confidare in me stesso per lo sviluppo della mia spiritualità.

Se la mia spiritualità è limitata ad accettarmi come sono, devo mettere in discussione il motivo per cui ho bisogno di una spiritualità. So che esistono molti atei che fanno del bene al mondo, ed è umiliante vedere quanto possano essere molto più caritatevoli e gentili di me. La spiritualità dev’essere qualcosa di più. Per me, un po’ di yoga e la condivisione di citazioni edificanti su Facebook non sono sufficienti. Ho bisogno della religione.

Ho sempre creduto in Dio, ma ho già lottato contro la religione organizzata e ne ho messo in discussione la validità. Oggi sono un frequentatore felice della chiesa, ma arrivare a questo punto non è stato facile. Ci sono alcune buone obiezioni alla religione organizzata. Eccone alcune di quelle che avevo, e di seguito il modo in cui vi ho risposto.

Obiezione # 1: Posso amare Dio a modo mio

Posso affermare che pregherò mentre vado a lavoro, leggerò la Bibbia da solo prima di addormentarmi e mi offrirò volontario nell’istituzione di carità locale. Se non andassi in chiesa la domenica, probabilmente rimarrei a guardare le partite di calcio. In altre parole, il mio rapporto spirituale con Dio ne soffrirebbe tremendamente.

Questo rapporto con Dio è proprio quello che la religione protegge. Tutti i rapporti hanno aspettative di base, e se io trattassi il matrimonio nel modo in cui tratto la religione? E se dicessi a mia moglie che la amo ma mi rifiutassi di celebrare anniversari e altre date importanti perché sarebbe troppo stereotipato? In qualsiasi rapporto ci sono compromessi e rituali necessari. Ad esempio, dico a mia moglie “Ti amo” ogni volta prima di terminare una telefonata. È un’abitudine stereotipata, ma nel corso degli anni è diventata significativa.

Perché l’amore è al centro dei rituali religiosi, che sono formativi per la nostra vita. Penso sempre: “Dio è stato con me in ogni momento importante: nel Battesimo, nella Cresima, nel matrimonio. La religione ha abbracciato i miei figli quando sono stati battezzati e hanno ricevuto la Prima Comunione. Con questi rituali religiosi mi sento a casa”. Il comico Jim Gaffigan prova lo stesso senso di appartenenza, come ha raccontato spiegando che la moglie Jeannie lo ha aiutato a tornare alla religione: “Prima di conoscere Jeannie avevo abitato davanti a una chiesa cattolica per 15 anni. Non me ne ero mai reso conto. Non ci ero mai andato. A causa di Jeannie quella stessa chiesa è diventata il posto in cui mi sono sposato, in cui i miei cinque figli sono stati battezzati e dove una volta a settimana mi ricordo di concentrarmi sulle priorità”.

Obiezione # 2: Posso non “sentirlo”

Non è infrequente voler fuggire dalla chiesa. Svegliarsi presto è un compito arduo, vestire i bambini e metterli in macchina è una guerra, e una volta là la mia mente vaga come quella della nostra figlia più piccola mentre strappa pezzetti di carta.

Ancora una volta, questo mi fa pensare al matrimonio. Non mi piace ammetterlo, ma ci sono momenti in cui sento di non amare la mia famiglia. Ho giornate “no” in cui voglio solo restare solo. Mi fa male la testa e a volte non voglio leggere una storia per far addormentare mia figlia. Avete mai discusso con vostra moglie la mattina prima di andare al lavoro? Scommetto che non siete ansiosi di tornare a casa la sera e riprendere la discussione. Preferirei lavorare fino a tardi ed evitare di continuare la conversazione. Posso non sentirlo, ma la amo – e allora torno a casa.

Obiezione # 3: La religione non mi si adatta

È vero. La religione apporta concetti, come quello del peccato, che so che ci impegnano tutto il tempo, o peggio storie di santi che sembrano perfette ma non mi si addicono. Ho la sgradevole sensazione di non inserirmi perfettamente in tutto ciò e di dover cambiare la mia vita.

Ma è proprio così che dev’essere la religione. Se la Chiesa mi assicurasse semplicemente che tutto ciò che faccio e in cui credo è perfetto e che non ho bisogno di cambiare niente potrebbe essere confortante – e anche un’irresponsabilità totale. Sono religioso proprio perché ho bisogno di essere sfidato. Devo imparare di più su Dio e amarlo meglio. Ho anche bisogno di essere perdonato per i miei errori e di sapere che sono capace di fare meglio la prossima volta. La religione non è al mio servizio. Mi mostra invece come “inserirmi” in Dio. Può essere difficile e frustrante, ma è essenziale per la crescita spirituale.

Quando ero adolescente, pensavo di sapere tutto, ma oggi so di più. È il momento di lottare per andare avanti. La buona notizia della religione è che siamo capaci di crescere. Una spiritualità annacquata non è semplicemente abbastanza buona per prepararci al destino meraviglioso che Dio ha in serbo per noi.

Obiezione # 4: Non capisco niente

I canti sono brutti. L’omelia è irrilevante. I bambini rendono tutto un incubo… La chiesa può sembrare uno spreco di tempo, ma se aggiustiamo la prospettiva possiamo vederla in modo diverso. La religione non riguarda me, ma ilringraziare Dio per la nostra vita. Egli merita la nostra lode. Merita di avere un giorno riservato in cui ci riuniamo per riconoscere quanto abbiamo bisogno di Lui. La religione non è auto­aiuto, e il suo oggetto non sono io – la religione riguarda Dio.

Usiamo di nuovo la metafora del matrimonio. Se penso sempre a cosa posso ricevere dal mio matrimonio, sto incamminando la relazione verso il fallimento. Più ricevo, più voglio. Quando penso di non ricevere quello che meritavo è il caso di andare avanti? Dio non mi permetterebbe di pensarla in questo modo. I rapporti di successo si costruiscono non sul ricevere, ma sul donarsi. Cosa posso fare per rendere felici quelli che amo? È così anche con la religione. Se penso a cosa posso dare a Dio, allora la religione inizia ad avere molto più senso.

Mi piace che la formalità della religione mi guidi. Penso che gli standard familiari della religione siano confortanti e apprezzo la sfida spirituale. Insieme alla sfida, è l’ottimismo che mi rende davvero una persona migliore, più felice con l’aiuto di Dio. Guardando indietro, ai momenti in cui ho rifiutato la religione, vedo che stavo sempre cercando di costruire la vita facendola a modo mio. Era sempre la via più semplice. Non voglio più la via più semplice. Voglio la via di Dio.

[Traduzione dal portoghese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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