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Orlando e la misteriosa sacralità dell’altro

Samuel Corum / ANADOLU AGENCY
ORLANDO, USA - JUNE 14: A mother and daughter pay their respects at a makeshift memorial for the victims of the Pulse nightclub shooting in Orlando, USA on June 14, 2016. Samuel Corum / Anadolu Agency
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La tragedia del terrore dovrebbe almeno insegnarci che “non ci sono semplici mortali”

Quando avevo nove anni e stavo compiendo un viaggio, guardavo le macchine superarci e pensavo come ogni guidatore venga da un posto che conosce solo lui e viaggi verso una destinazione solo a lui nota. Forse sta andando a conoscere il nipotino appena nato, o forse sta solo tornando a casa dopo una giornata faticosa. Forse è innamorato, o deluso, o impaurito. Forse è un grande santo, o ha urgente bisogno di preghiere.

Qualunque cosa immaginassi, ero profondamente consapevole del fatto che ogni macchina conteneva una persona al centro del proprio mondo, con una vita diversa dalla mia, tanto importante per lui come la mia lo è per me.

Una citazione di C.S. Lewis in Il peso della gloria mi ha ricordato quella bambina con il naso schiacciato alla finestra. “Non ci sono persone ordinarie. Non hai mai parlato a un semplice mortale… Le persone con cui scherziamo e lavoriamo, che sposiamo, che insultiamo e sfruttiamo sono immortali”.

Ero, e sono, terribilmente incline agli scrupoli, per cui quando ho iniziato a pregare che Dio benedicesse la gente che passava in macchina sentivo di dover pregare individualmente per ogni guidatore, e mi sono spaventata per l’enormità del compito, per la quantità enorme di vite e persone altamente importanti che mi stavano passando accanto. Non avevo la minima capacità di esprimere individualmente il mio amore per ciascuno.

Ora, sentendo della sparatoria di Orlando, dei circa 50 morti e dei feriti e dei tanti di più che li amano, mi sento come la bambina che guarda le macchine sfrecciare, volendo ma non riuscendo ad amare tutte quelle persone, tutte quelle vite di cui non so nulla. Anche se sto soffrendo e pregando per tutte le persone coinvolte, c’è ancora un’innegabile mancanza di collegamento. Vorrei piangere per le vittime come farei per la mia famiglia, ma non ci riesco.

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