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Come amare un padre da cui non ti sei sentito amato?

© PHOTOGRAPHEE.EU / SHUTTERSTOCK

Orfa Astorga - pubblicato il 16/06/16

Il quarto comandamento reso vita: non è mai tardi per il perdono

Assistevamo alla sepoltura di mio nonno, morto in età avanzata. Nelle lunghe ore di veglia mio padre, di quasi sessant’anni, con serena tristezza conversava con me in quell’intimità che dispone ad aprire il cuore tra esseri vicini: mi parlava del nonno, di cose che in un modo o nell’altro sapevo ma che riteneva opportuno dire chiaramente.

Lo ha fatto con quella semplicità rivestita di naturalezza con cui si è sempre relazionato a noi. Una naturalezza e una semplicità per le quali solo da adulti possiamo misurare il suo spirito di sacrificio e abnegazione, spesso eroico, per portare avanti la famiglia.

Il suo sguardo si è posato con tristezza e affetto sulla bara, e poi a voce bassa mi ha raccontato la sua storia:

Da bambino, nella mia giovinezza e in buona parte della mia vita adulta non ho mai conosciuto abbastanza mio padre, né ho avuto fiducia in lui. Era un uomo duro che non manifestava affetto né ai suoi figli né a mia madre. Quando me ne sono andato da casa, molto giovane, ho evitato di trattarlo, perché mi riportava alla mente risentimenti che volevo davvero superare, visto che lo ricordavo soprattutto per il timore che mi ispirava il suo carattere irascibile e la sua tirannica autorità, per la quale mi ha sempre richiesto un’obbedienza forzata come quella di uno schiavo, e non l’obbedienza libera che nasce dall’amore di figlio, un amore del quale non si occupava. Da questo rapporto sono derivati danni che ho impiegato molti anni a superare, anni in cui ho avuto la fortuna di incontrare persone che mi hanno aiutato moltissimo, soprattutto tua madre.

Alla fine ho deciso di perdonarlo, come passo importante del mio percorso spirituale e psicologico. Sapevo che non sarebbe stato facile, ma la volontà crea la possibilità.


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Con questo atteggiamento, mi sono sorpreso a ricordare esperienze attraverso le quali sono riuscito a vedere i tratti di bontà che esistevano in lui ma che è stato incapace di proiettare, o forse ci ha provato a modo suo. Questo mi ha esortato ancor di più. Poi ho trovato molta pace quando mi sono reso conto che onorare è un modo di amare, ovvero mettendo in pratica il quarto comandamento; sforzandomi di condurre una vita degna con azioni che farebbero piacere e darebbero soddisfazione a qualsiasi padre, vita e azioni che offrivo per lui.

Le opportunità si sono presentate ancor di più quando sono passati gli anni, mia madre è morta, lui è invecchiato, aveva i suoi acciacchi. Pensavo che non sarebbe mai cambiato, ma non è stato così. Quando l’ho accolto in casa, perché non aveva molta autonomia e aveva bisogno di me, ha accettato brontolando.

Quando viveva con noi, il pomeriggio, con una certa frequenza e senza che nessun altro ci accompagnasse, lo portavo a prendere la neve, a camminare a passo lento per i giardini o a mangiare i panini che gli piacevano. Parlavamo di cose ordinarie senza alcun riferimento al nostro rapporto complicato, nella convivenza più semplice. Non serviva altro, e allo stesso tempo era tutto. Qualche volta ha incontrato uno dei suoi amici e mi ha presentato senza dissimulare il suo orgoglio.

In un contesto d’amore tuo nonno è cambiato a poco a poco, ed è la parte della storia che hai vissuto tu, che lo ricorderai come un nonno nobile e buono, che ha dato un apporto importante alla famiglia. Si potrebbe dire che si sia rieducato, perché ha pagato l’amore con l’amore, e penso che si sia sforzato crescendo molto ai miei occhi, guarendo le mie vecchie ferite. È arrivato il momento in cui, con la voce spezzata e frasi brevi, mi ha raccontato la sua vita, le difficili condizioni in cui era cresciuto, come avesse ripetuto comportamenti sbagliati e quanto fosse pentito. Ho capito che era il suo modo di chiedere scusa. Poco tempo dopo è morto.

—–

Mio padre è rimasto in silenzio mentre guardava la bara per poi soffermarsi sul crocifisso che c’era sopra e raccogliersi in preghiera.

Mio padre è stato capace di dare ciò che non aveva ricevuto.

Ho steso le mie braccia sulle sue spalle, mentre mi tornavano alla mente ricordi della sua tolleranza quando noi figli facevamo drammi e ci consideravamo incompresi, senza immaginare che al momento di contraccambiare non avremmo mai potuto pagare quello che gli dovevamo se non con venerazione e affetto grato, filiale. Quanto amore gli dobbiamo, e l’amore si ripaga solo con l’amore.

Quando i figli sono grandi è più urgente il dovere del loro amore, perché avendo l’intelligenza più sviluppata e chiara ed essendo meno obbligati a obbedire, l’amore, le delicatezze e le attenzioni devono aumentare e sono più necessarie. Quando un figlio non vuole farlo perché pensa di non dover niente ai suoi genitori, deve ricordarsi che deve loro né più né meno la propria esistenza.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
amoregenitorinonnoperdono
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