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I 3 carismi di padre David Maria Turoldo, il poeta di Dio

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Ad ispirarlo la Bibbia e un amore incondizionato per il Creatore. Il suo rapporto con la fede ammirato dal cardinale Martini, don Primo Mazzolari, Giuseppe Dossetti

“Lodate il Signore per ogni tristezza e dolore, per ogni gioia nascosta nelle cose”.

Padre Turoldo

Chi era padre David Maria Turoldo? Un «poeta, profeta, disturbatore delle coscienze, uomo di fede, uomo di Dio, amico di tutti gli uomini»: così lo definiva l’arcivescovo di Milano, Carlo Maria Martini, celebrandone le esequie l’8 febbraio 1992 (Agensir, 14 giugno).

Padre Turoldo, di cui quest’anno ricade il centenario dalla nascita, è passato alla storia come il poeta che attraverso i suoi versi ha provato a raccontare la forza di Dio.

POETA “SILENZIOSO”

Centrale in Turoldo era la Parola maiuscola, esterna a lui, donata, di cui la sua possente voce era solo «conchiglia ripiena». «Servo e ministro sono della Parola», si era un giorno autodefinito, ricordava il cardinale Gianfranco Ravasi su Avvenire (30 gennaio 2012).

Nelle sue poesie «Turoldo aveva cantato tutta la Bibbia, dalla Genesi all’Apocalisse, in un flusso continuo e in una vera e propria lotta con la Parola, anche quando essa tace», evidenziava ancora Ravasi. Ad ispirarlo, più di tutti, tre testi biblici: il Salterio, ritrascritto per l’ultima volta nel volume “Lungo i fiumi…” (San Paolo); il Cantico dei Cantici, «la sublime allegoria», e Qohelet, lo «scandaloso» sapiente anticotestamentario che aveva generato quella piccola “Deide” postuma dedicata al cardinale Martini, allora arcivescovo di Milano, e intitolata “Mie notti con Qohelet“.

POETA “PASSIONALE”

Spiega Padre Ermes Ronchi su Famiglia Cristiana (14 febbraio 2015): «Davide era un passionale. In una poesia scrisse: “Un solo verso può fare più grande l’universo”. Ricordava quel che dice il salmo 48: “Sulla cetra vi spiego l’enigma”. Il mistero del vivere lo spiego’ con la poesia e la musica. Per lui poetare era una salvezza. Poesia è rifare il mondo dopo il discorso devastante della violenza».

POETA “CANTERINO”

Per Carlo Bo, «Padre David ha avuto da Dio due doni: la fede e la poesia. Dandogli la fede, gli ha imposto di cantarla tutti i giorni». Per decenni Turoldo ha cantato, attuando inconsciamente un motto della tradizione giudaica mistica che invitava il fedele a «un canto ogni giorno, a un canto per ogni giorno».

AMICIZIE IMPORTANTI

Questo suo spessore umano e culturale, si legge ancora su Agensir (14 giugno), lo portò ad avere un particolare carisma dell’amicizia come ricorda Mariangela Maraviglia, storica e autrice della prima biografia scientifica del religioso “David Maria Turoldo. La vita, la testimonianza (1916-1992)” (edito da Morcelliana).

Tra essi don Primo Mazzolari, don Zeno Saltini fondatore di Nomadelfia, Giuseppe Lazzati, Giuseppe Dossetti, Enzo Bianchi, Raniero La Valle, Arturo Paoli, Gianfranco Ravasi; in ambito letterario Luigi Santucci, Carlo Bo, Alda Merini, Andrea Zanzotto. Ma non possiamo dimenticare gli stretti rapporti con il cardinale Ildefonso Schuster, che lo invitò a predicare in duomo a Milano dal 1943 al 1953; con il fondatore dell’Università cattolica padre Agostino Gemelli; con don Lorenzo Milani, come lui appassionato difensore dei poveri; con il cardinal Carlo Maria Martini, che gli conferì il “Premio Giuseppe Lazzati” nel 1991, riconoscendo il ministero profetico da lui svolto con abnegazione instancabile.

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