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Sarah: “Il cristiano rende presente Gesù attraverso la sua stessa vita”

© Antoine Mekary / ALETEIA

Vatican Insider - pubblicato il 14/06/16

La gioia di Maria, la prima discepola del vangelo, si esprime nel canto del Magnificat. Un canto «che manifesta la gioia di una umile e povera ragazza di uno sperduto villaggio della Galilea nel vedere che il Signore del cielo e della terra si è chinato su di lei, sua povera serva». Maria non si reputa degna di considerazione, ella sa «che tutto le viene da Dio, e da Dio è la sua grandezza e la sua forza; quello stesso Dio, che ha liberato Israele, che ha protetto i poveri e i piccoli, che ha umiliato i superbi e che ha ricolmato di beni gli affamati, si è chinato su di lei e l’ha amata». Maria l’ha accolto nel suo cuore, e da quel giorno, attraverso di lei, Dio ha posto la sua dimora in mezzo agli uomini.

Con Gesù nel suo grembo, Maria si apre alla carità andando a prestare aiuto all’anziana cugina. Tuttavia, per il cardinale Sarah, l’aiuto da prestare ai poveri non si riduce al livello materiale: «Anche noi, come Maria, siamo chiamati a portare Gesù Cristo agli altri. Con il nostro battesimo abbiamo accolto con fede Gesù e il suo vangelo e pertanto è nostro dovere comunicarlo agli altri».

Chi è incaricato dell’annuncio del Vangelo deve viverlo personalmente, poiché «non si tratta di propagandare una dottrina o un’ideologia, ma di rivelare e comunicare una vita. Il cristiano deve rendere presente, attraverso la sua parola e la sua stessa vita, Gesù stesso». Per fare questo, non è necessaria alcuna particolare specializzazione: «Chiunque accoglie Gesù nel proprio cuore e lo segue, non a parole, ma con i fatti, è suo testimone ovunque si trovi: a casa, in ufficio, in strada, al lavoro. Tutto ciò che siamo, tutto ciò che facciamo, incluse le nostre capacita e le nostre forze nell’annuncio del Vangelo, sono doni di Dio».

È il Signore l’autore della nostra vita, per questo motivo, noi non invidiamo i ricchi e i potenti, perché non siamo più del mondo, ma siamo di Dio. Afferma il cardinale Sarah: «Ecco perché il Magnificat è un canto profetico, perché ci fa comprendere, così com’è, la realtà degli uomini. Senza il perdono di Dio, senza l’esperienza del Signore, la nostra vita è perduta. Se non viene la Madonna ad abitare la nostra casa, se non viene la Madonna a donarci il suo figlio Gesù Cristo che ci viene a portare la vita che ci salva, noi resteremo nella morte».

Nei suoi tempi più bui, il popolo croato ha fatto esperienza di come il Signore renda ricchi i poveri con la fede. Le donne e gli uomini di fede, i cristiani che vivono l’esperienza di Dio, infatti, sono immersi nella contemplazione del Signore Nostro Dio, sono cittadini della città celeste. Un esempio dell’essere cittadini di questa città celeste, ha proseguito il Prefetto della Congregazione per il culto divino, è rappresentato dal beato cardinale Stepinac. Egli era «follemente innamorato della Vergine Maria», e rafforzato da questo legame, ha donato tutta la sua esistenza al servizio di Dio e dei fratelli, soprattutto gli ultimi e gli abbandonati.

Il beato cardinale Stepinac è un esempio e un modello per tutti i pastori, in quanto, ha affermato il porporato guineiano, «da sacerdote e da vescovo …non ha mai abbandonato i fedeli a lui affidati, ma anche a costo della vita li ha difesi dal sopruso dei potenti. Non ha temuto di essere ucciso, ma con coraggio ha denunciato le azioni malvagie del sistema politico del tempo». Da uomo di fede qual era, il beato Stepinac «ha suscitato timore e paura ai ricchi e ai potenti di questa terra», ed essendo un uomo di Dio, e ha parlato in favore degli uomini. Egli «non si è inchinato dinanzi ai potenti di questo mondo, ma a nome di Dio e per la difesa della Fede, la sua parola era chiara, limpida e senza ambiguità, né compromessi». Questa è la fede che ci rende forti e coraggiosi. Al tempo della sua prigionia, da grande uomo di fede, non si è abbattuto, perché la sua fiducia era riposta solo nel Signore. Si è lasciato uccidere ma non ha ripudiato la sua fede cattolica.

Il cardinale Sarah si è chiesto «quanti cristiani, oggi, come il beato Alojzije torneranno a dire “io sono cristiano” dinanzi a tutto ciò che si oppone alla nostra fede. I martiri, una Chiesa di Martiri, è una Chiesa viva, che genera fiducia in questo marasma, in questa confusione del nostro tempo». Con la loro fede i martiri testimoniano di appartenere a Cristo: «Anche i tanti cristiani martirizzati in Nigeria, in Egitto, in Pakistan, in Medio Oriente e in tanti altri paesi del mondo, ci testimoniano che sono di Cristo e per Lui sono disposti a dare la vita».

Il Prefetto della Congregazione per il culto divino ha concluso la sua omelia invitando i fedeli a vivere con coraggio questi tempi difficili: «Non scoraggiamoci mai davanti alle ideologie e alle loro strategie diaboliche per distruggere la Chiesa, il matrimonio, la famiglia e gli insegnamenti dottrinali e morali e i comandamenti di Dio, poiché la Madonna sempre ci accompagna e ci sostiene nei momenti di prova. La Vergine Maria sempre accompagna i santi nella loro vita. Il nostro amato beato cardinale Stepinac, infatti, è voluto morire in compagnia della Vergine Maria, pregando il Santo Rosario e ricevendo i sacramenti. La Madonna, dunque, è la custode della nostra santità. Sia la Madonna anche per voi, per ciascuno di noi, la compagna sulle vie di questo mondo per conseguire il Paradiso. In fondo è il Paradiso, lo stare sempre in compagnia del Signore, la cosa più bella alla quale possiamo tendere e aspirare».

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

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cardinale robert sarahvita cristiana
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