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Ecco perché la Chiesa russa non va al concilio di Creta

© Sant'Egidio

Andrea Tornielli - Vatican Insider - pubblicato il 14/06/16

Intervista con lo storico Andrea Riccardi sulla mancata partecipazione della più importante comunità ortodossa

«La Chiesa ortodossa russa rimane attaccata alla sua dimensione imperiale e non asseconda quella missione universale sognata da Bartolomeo». Il professor Andrea Riccardi, storico della Chiesa e fondatore della Comunità di Sant’Egidio, coltiva da decenni buoni rapporti con il mondo ortodosso. In questa intervista con Vatican Insider Riccardi commenta la decisione comunicata la sera del 13 giugno dal santo Sinodo della Chiesa ortodossa russa, che ha chiesto un rinvio del concilio panortodosso in programma a Creta a partire dal 19 giugno. E in caso contrario ha fatto sapere che non parteciperà all’assise, allineandosi con le posizioni già espresse dalle Chiese ortodosse di Antiochia, Bulgaria e Georgia.

Professore, che cosa rappresenta la decisione russa?

«Al momento, di fatto rappresenta il fallimento del progetto di un concilio panortodosso. È una decisione che esprime e fotografa la frammentazione degli ortodossi ristretti nei loro confini nazionali. Al contrario il grande sogno del patriarca ecumenico di Costantinopoli è sempre stato quello di portare l’ortodossia fuori dal tradizionalismo e dal nazionalismo, per dire e annunciare qualcosa al mondo. Sarebbe bastato che il concilio panortodosso si fosse celebrato, a prescindere dagli esiti, per rappresentare comunque un segno importante, per tutti i cristiani e per il mondo intero».

Che cosa sta facendo fallire questo progetto?

«Personalmente non credo che il fallimento sia interamente dovuto a una manovra dei russi. Credo piuttosto che alla fine la Chiesa di Mosca non si sia spesa per far andare a buon fine il progetto del concilio panortodosso. Mi spiego: una cosa è ipotizzare che le divisioni, i nuovi dubbi, le recriminazioni che hanno portato alcune Chiese ortodosse a chiedere il rinvio siano stati in qualche modo “provocati” dai russi. E questo non lo penso. Anche perché se avessero voluto davvero far fallire il concilio, ne avrebbero avuto la possibilità nella fase preparatoria. Un’altra cosa è invece constatare come, di fronte alle prime difficoltà e defezioni, la Chiesa ortodossa russa non abbia fatto nulla per impedirle o per risolverle. E questo è ciò che penso sia accaduto, anche a motivo di divisioni presenti nella stessa ortodossia russa».

In altre parole lei dice: non hanno agito per farlo fallire, ma non hanno fatto nulla per farlo riuscire…

«Esatto. Mosca ha scelto di lasciar correre, e così dimostra di non avere un grande interesse per il concilio. Dimostra di non sentire il bisogno di quella dimensione universale che Bartolomeo persegue, pur nella debolezza del patriarcato di Costantinopoli, una debolezza che rappresenta la sua forza. Bartolomeo vuole rilanciare la missione dell’ortodossia nel mondo, confrontandosi con i problemi del mondo e mostrando il volto di una Chiesa unita. I russi continuano invece a guardare ai confini “imperiali”, ai confini del loro grande Paese. Mentre le altre Chiese che all’ultimo momento hanno ritirato la loro partecipazione rischiano di diventare delle minoranze nazionaliste e tradizionaliste in Paesi in crisi demografica dove avanzano invece gruppi cristiani protestanti. Siamo di fronte a una grave crisi dell’ortodossia».

Che cosa accadrà ora?

«Bisogna attendere, valutare i prossimi passi e cosa verrà detto a partire dal 19 giugno, quando le dieci Chiese che hanno continuato ad aderire al progetto comune si riuniranno a Creta. Le domande sono tante. Che attrattiva può esercitare oggi la Chiesa ortodossa nel mondo moderno? Le Chiese ortodosse con una forte connotazione nazionale potranno continuare a sopravvivere come se la storia non esistesse?».

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