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Paola Bonzi: «In questi anni abbiamo fatto tanta fatica, però sono nati fino ad oggi 19.000 bambini!»

youtube / CAV
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Paola Bonzi ci ha raccontato la sua storia e quella del Centro di Aiuto alla Vita Mangiagalli di cui è fondatrice e presidente

La fede è stata importante per aiutarla a portare avanti questa straordinaria esperienza?

«Noi come associazione non siamo appartenenti a nessun gruppo ecclesiale o politico, però nel privato ciascuno vive la sua vita personale, e quindi io ho sempre considerato il mio impegno una risposta al battesimo. Nel senso che mi era stato dato qualcosa con il battesimo, e qualcosa dovevo restituire: quindi ho sempre fatto ciò per cui mi sono battuta con questo spirito».

Ci può raccontare una storia emblematica dell’attività del Cav?

«Una signora di circa 40 anni si è trovata sola al mondo e disperata. È stata da giovane una ballerina, per anni lontana dai genitori e dagli affetti per studiare e lavorare… quando è rimasta incinta il compagno l’ha abbandonata e tutti, compresi gli amici, l’hanno spinta ad abortire. Lei per due volte si è prenotata per interrompere la gravidanza e poi non l’ha fatto: l’ultima volta che l’ho vista, quando mancava ancora una settimana al termine ultimo per interrompere la gravidanza, mi ha detto che ha deciso di tenere il bambino, e sta facendo progetti anche se è consapevole che le cose non saranno facili. Io le ho detto che anche se non lo facciamo di solito, se servirà le metteremo a disposizione anche una baby sitter. Quello che serve in questi casi non è seguire uno schema di intervento rigido, ciò che serve è un po’ elasticità nel progetto di aiuto. Così è andata via sollevata, contenta e rincuorata e ora aspetto che torni».

Paola con un bimbo del CAV
© archivio CAV Mangiagalli

Quale desiderio potrebbe esprimere per il futuro del Cav?

«Noi attualmente abbiamo in carico 2.300 donne, però mi piacerebbe fare di più ed altro, come una cooperativa di lavoro, un tipo di accoglienza  strutturata per le coppie perché le donne che vivono insieme ad un compagno non se la sentono di stare da sole nelle strutture dove attualmente le possiamo ospitare. L’idea fondamentale è di aiutarle meglio e di più perché sappiamo che questo sostegno è fondamentale per rendere possibile la nascita di una nuova mamma e di una nuova famiglia».

 

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