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A 70 anni vendono casa per fare i volontari al Giubileo

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L’incredibile storia di una coppia di nonni australiani. “Così impariamo a vivere con semplicità”

A ormai 70 anni la vita di Barbara e Philip si è letteralmente capovolta. Hanno venduto casa, auto, hanno donato mobili e vestiti che non servivano più, “abbiamo preso un respiro profondo” e a settembre dello scorso anno dall’Australia si sono trasferiti a Roma. Oggi vestono le pettorine gialle dei volontari del Giubileo, e prestano servizio ai pellegrini lungo il percorso da Castel Sant’Angelo alla porta santa della Basilica di San Pietro. “Dopo tanti anni in cui sei pagato per il tuo lavoro, poter fare qualcosa che senti nel cuore, senza pensare al risvolto economico, è straordinario” dice Barbara, che ad Adelaide lavorava nell’editoria. Sono loro – e gli altri volontari – il primo volto del Papa e della Chiesa per il pellegrino che arriva a Roma nell’Anno della Misericordia. “Ci sentiamo davvero privilegiati ad aiutare le persone – racconta Philip -, crediamo che ognuno dovrebbe aiutare l’altro quando è possibile, come dice il Papa: essere amichevoli, rispettare le persone e rispettare il loro credo o altro, e questo è quello che facciamo”.

La decisione ha lasciato sorpresi (ma anche fieri) parenti e amici. “Qualcuno ci ha detto che siamo matti, che dovremmo fare le cose che la gente fa a questa età. Nostra figlia è molto orgogliosa di noi e anche i nostri due nipoti”. La decisione stava già maturando nel cuore di questi due signori australiani, sposi da 50 anni: “La vita è troppo breve, noi ci stavamo avvicinando ai 70 anni, grazie a Dio godiamo ancora di buona salute, e ci sarebbe piaciuto tornare in Italia, un luogo che amiamo molto, soprattutto Roma”. Quando il Papa ha indetto l’Anno Santo, hanno colto la palla al balzo: “Sarebbe stato perfetto trascorrere un anno vivendo a Roma e diventando volontari, così avremmo potuto restituire qualcosa a questo luogo che amiamo tanto”. Barbara e Philip sono stati diverse volte nella Città Eterna come turisti e cercavano una esperienza diversa, “vivere qui” e “sperimentare cosa vuol dire essere laici e al tempo stesso poter svolgere questo compito incredibile, che consideriamo un onore”.

E così… “abbiamo venduto la nostra casa, l’auto, abbiamo dato in beneficienza le nostre cose e abbiamo lasciato il nostro lavoro. Abbiamo abbracciato amici e familiari, abbiamo fatto un respiro profondo e siamo venuti a Roma”. In Australia Philip e Barbara vivevano in modo semplice, seppure agiato, ma nella media. “Volevamo una vita ancora più semplice, abbiamo pensato che non ci serviva una casa con tre camere da letto, e così tante cose”. Avevano deciso di spostarsi in una abitazione più piccola, poi con il Giubileo si sono trasferiti direttamente a Roma per un anno. Sono arrivati con due valigie con i loro vestiti e alcuni effetti personali. Hanno affittato un appartamento “con il minimo indispensabile” e “vivendo qui ci siamo accorti che non abbiamo bisogno di tante cose – grossi televisori, grosse auto – per vivere bene. Anche quando torneremo in Australia, possiamo vivere in modo più semplice e soddisfacente”.

“Vivendo qui ci rendiamo conto di quanto la vita in Australia sia agiata, quanto diamo per scontato, gli spazi… e quanto qui sia difficile”. Allo stesso tempo “guardatevi attorno! Ogni giorno mi guardo attorno e penso grazie a Dio siamo qui, quanto siamo fortunati! Tante persone hanno la possibilità di vedere San Pietro una volta nella vita, noi con 15 minuti a piedi ogni giorno siamo a San Pietro”. E poi l’amicizia con gli altri volontari: il pellegrinaggio insieme attraverso la porta santa, ma anche la compagnia quotidiana. “Non abbiamo bisogno di quantità, ma di qualità della vita: amicizia, affetto gli uni verso gli altri, con la famiglia e le altre persone. È molto importante, e a Roma lo abbiamo trovato”.

Quando sono di turno, Barbara e Philip indossano le pettorine gialle e sono pronti a buttarsi nella mischia. A loro è chiesto di accogliere i pellegrini, distribuire il materiale e spiegare come vivere al meglio il percorso verso la porta santa, sostando in preghiera nei cinque punti suggeriti. Ma più ci si avvicina a San Pietro e più le richieste aumentano, a volte anche bizzarre. Come chi davanti a San Pietro chiede dove sia il Vaticano o come si chiami questa chiesa. Qualcuno ha chiesto anche se sia il Colosseo… Nel tempo libero, i nostri volontari vanno alla scoperta di Roma. E quando trovano uno scorcio particolarmente bello, anziché mettersi in posa per foto e selfie, Philip tira fuori il taccuino per gli schizzi e disegna. E Barbara scrive. Chissà che un giorno da queste passioni non nasca un piccolo libro “per raccontare il nostro incredibile anno a Roma”.

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