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Suicidio assistito: meglio aiutare a vivere, ricorda Jean Vanier

Christopher Bemrose CC
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Il fondatore dell’Arca, canadese, aggiunge una voce calma alla frenesia parlamentare

Di fronte a una questione così delicata come il suicidio assistito da parte dei medici, le varie parti in causa possono accalorarsi.

Mentre il Parlamento canadese riusciva a portare avanti certi aspetti della legge statale che permettevano la pratica, CBC Radio apportava al dibattito una voce portatrice di calma: quella di Jean Vanier, l’anziano e gentile fondatore della Comunità dell’Arca, che si occupa di persone con handicap mentale.

Vanier, un cattolico canadese ampiamente rispettato, ha sostenuto in un’intervista alla CBC che i legislatori devono fare di più per aiutare le persone a vivere anziché concentrarsi tanto nell’aiutarle a morire.

La legislazione disposta dal Tribunale Supremo, ha aggiunto, ha bisogno di molte garanzie.

“Che aiuto stanno ricevendo le persone che si sentono sole?”, si è chiesto nell’intervista parlando da Trosly-Breuil, in Francia.

“Dobbiamo pensare a una società in cui ci si preoccupi di più per gli altri, in cui cerchiamo di amarci gli uni gli altri, di aiutarci a vicenda”.

“Stiamo lasciando molto nelle mani della comunità medica senza apportare troppe garanzie”, ha avvertito.

La CBC ha spiegato che il Parlamento era sottoposto a pressioni per approvare la legislazione per il 6 giugno, visto che il Tribunale Supremo ha dato 16 mesi per elaborare il disegno di legge.

“Alcuni dicono che non era un tempo sufficiente per farlo bene”, ha osservato il mezzo di comunicazione.

Di fatto, il Parlamento canadese non è stato capace di approvare la nuova legge che regola l’eutanasia, come ha ordinato lo scorso anno il Tribunale Supremo, per cui resta un vuoto legislativo sul suicidio assistito.

“La questione è come promuovere le cure palliative”, ha affermato Vanier. “Perché possiamo arrivare a muoverci in modo troppo veloce per curare i diritti di una persona che soffre. Bisogna essere attenti a quelli che soffrono e cercare il modo in cui aiutarli a morire in pace”.

“Ci sono persone che attraversano periodi di affaticamento, depressione, solitudine, e quindi non dobbiamo precipitarci a dire solo ‘Manca un diritto legale’”, ha dichiarato. “Hanno anche il diritto legale di essere accompagnate e di ricevere aiuto”.

Vanier ha dichiarato che personalmente non sceglierebbe di porre fine alla propria vita se si trovasse di fronte a una dolorosa malattia.

“La verità è che non ho mai vissuto un dolore intenso. Nella mia situazione, vivo in comunità, sono circondato da persone, so di essere amato e anch’io amo quelle persone”, ha spiegato.

“Ho consolato molte persone sul letto di morte, e posso dire che qui all’Arca spesso siamo diventati amici della morte”, ha proseguito.

“So che può sembrare strano, ma quando le persone muoiono qui c’è una grande festa e parliamo di loro”, ha aggiunto. “Abbiamo delle loro foto, e ridiamo e piangiamo, perché anche sul letto di morte possiamo tenere le loro mani, guardarle negli occhi e dire loro ‘Ti voglio bene’”.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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