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La strage di Orlando: l’odio e la preghiera

Gregg NEWTON / AFP
People hold a vigil outside the Orlando Regional Medical Center in the aftermath of a mass shooting in Orlando, Florida, on June 12, 2016.
Fifty people died and another 53 were injured when a gunman opened fire and seized hostages at the Pulse, a gay nightclub in Orlando, Florida, police said June 12, making it the worst mass shooting in US history. / AFP PHOTO / Gregg NEWTON
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Più di 50 morti e altrettanti feriti nella discoteca gay in Florida ad opera di un attentatore omofobo forse vicino all'Isis. Il cordoglio del Papa

Nuova insensata strage di persone negli USA. E’ accaduto ad Orlando, in Florida ieri notte un uomo di origini afgane ma nato e cresciuto a New York, Omar Mateen, ha aperto il fuoco in una discoteca gay, il Pulse, uccidendo 50 persone e ferendone (alcune in maniera gravissima) altre 53 prima che le forze di polizia potessero irrompere ed abbattere anche lui. Una strage. La peggiore carneficina – dal dopo guerra – di civili dall’11 settembre 2001 ad oggi, sul suolo americano .

Ennesima strage

Gli Stati Uniti purtroppo non sono nuovi a questi drammi con pistola o peggio con fucili semiautomatici come racconta efficacemente il New York Times con una grafica:

Sarebbe il secondo attacco di massa fatto da simpatizzanti dell’Isis, dopo la strage di San Bernardino. L’Is ha rivendicato la responsabilità dell’attacco, “opera di un combattente dello Stato Islamico”, secondo una trascrizione del messaggio decriptato dal SITE Intelligence Group (Valigia Blu, 13 giugno).

Su questo aspetto si è concentrato il candidato alla Casa Bianca dei Repubblicani Donald Trump, nell’analisi di Federico Rampini su Repubblica:

“Orrendo evento in Florida. Prego per le vittime e le famiglie. Quando finirà? Quando diventeremo duri, astuti e vigilanti?”. Più sobrio del solito, di fronte al terribile lutto. Conciso, efficace. Almeno nel primo commento. Perché poi rilancia la sua idea di vietare l’ingresso negli States ai musulmani, avanzata all’indomani del massacro di San Bernardino dello scorso dicembre, e twitta: “Quello che è accaduto ad Orlando è solo l’inizio. La nostra leadership è debole e inefficace. Ho auspicato e chiesto il bando. Deve essere duro”. E chiede le dimissioni del presidente Barack Obama che “si è rifiutato vergognosamente perfino di pronunciare le parole ‘islam radicale'”. Per lo stesso motivo Hillary Clinton dovrebbe ritirarsi dalla corsa per la Casa Bianca.

Ma chi era Omar Mateen? 

Omar, giovanissimo (classe 1986), americano di origine afgana, di mestiere faceva la guardia giurata. A detta del padre era “visceralmente omofobo ”, l’ex moglie lo definisce instabile e violento, ma che poco prima di aprire il fuoco aveva chiamato il 119, giurando fedeltà all’Is, che ha poi rivendicato l’attacco. Il 29enne era stato già nel mirino dell’Fbi, nel 2013 e nel 2014, indagato ben due volte per sospetti legami con terrorismo, vicende poi archiviate, e per questo aveva continuato ad avere due licenze per portare armi. Nato a New York, Mateen era musulmano praticante ma sempre lontano dal radicalismo, secondo il padre. Il movente religioso dunque non c’entrerebbe nulla, ripete chi lo conosceva. A scatenare la rabbia omicida di Mateen sarebbe stato un bacio tra due gay. Ora l’Fbi ha aperto un’inchiesta per terrorismo, ma la famiglia continua ad escludere l’appartenenza allo Stato islamico (Radio Vaticana, 13 giugno).

Anche l’ex moglie è rimasta sorpresa per la presunta affiliazione di Omar all’Isis:

Nel 2009 si era sposato con una ragazza del New Jersey, che aveva conosciuto online. Lei però ha raccontato al «Washington Post» che nel 2011 avevano divorziato, perché lui era violento: «Era una persona instabile. Ogni giorno quando tornava a casa mi picchiava, per qualsiasi motivo: la lavatrice non era finita, o cose del genere. Quando l’ho detto ai miei genitori sono venuti a prendermi, e mi hanno portata via. Mi hanno letteralmente salvata». La ex moglie ha descritto Omar come «una persona riservata e non particolarmente religiosa. Non mi aveva dato l’impressione di essere interessato all’Islam radicale» (La Stampa, 13 giugno).

Polemiche sull’FBI

Come riporta sempre Repubblica:

Una bufera di polemiche rischia di abbattersi sull’Fbi in quanto, nonostante il killer fosse stato interrogato tre volte, due nel 2013 e una nel 2014, per sospetti legami al terrorismo, ha potuto comunque acquistare legalmente un fucile e una pistola la settimana scorsa. Secondo i media Usa, il fatto che Omar Mateen fosse nel radar dell’Fbi riaccenderà il dibattito riguardante le leggi sulle armi da fuoco nel Paese in riferimento alle persone sotto inchiesta per il terrorismo. Il capo della polizia di New York, Bill Bratton ha duramente criticato la Nra, la potente lobby delle armi che la scorsa settimana ha fatto una campagna per evitare che alle persone incluse nella lista no-fly del governo sia vietato l’acquisto delle armi. “L’dea che abbiamo una lista nera sui terroristi e una lista no-fly e che qualcuno su quelle liste possa comunque acquistare un’arma, è il più alto livello di follia”, ha detto Bratton alla Cnn.

Il cordoglio di Papa Francesco

Così Padre Federico Lombardi: “La terribile strage avvenuta a Orlando, con un numero altissimo di vittime innocenti, ha suscitato in Papa Francesco e in tutti noi i sentimenti più profondi di esecrazione e di condanna, di dolore e di turbamento di fronte a questa nuova manifestazione di follia omicida e di odio insensato. Papa Francesco si unisce nella preghiera e nella compassione alla sofferenza indicibile delle famiglie delle vittime e dei feriti e li raccomanda al Signore, perchè possano trovare conforto. Tutti ci auguriamo che si possano individuare e contrastare efficacemente al più presto le cause di questa violenza orribile e assurda, che turba così profondamente il desiderio di pace del popolo americano e di tutta l’umanità” (Radio Vaticana, 12 giugno).

Le iniziative di preghiera

Immediate le iniziative promosse in primis dal vescovo di Orlando, monsignor John Gerard Noonan che invita alla preghiera per le vittime e invia messaggi di profondo cordoglio ai familiari delle vittime.

La città di Orlando, in Florida ha ricordato le vittime della strage nel night club Pulse. Sfidando l’allerta della polizia, che ha messo in guardia dall’affollarsi in grandi raduni, diverse centinaia di persone si sono raccolte lungo le rive del lago Eola: hanno acceso candele e lasciato girasoli e un musicista ha suonato un canzone per onorare le vittime (almeno 50 i morti e 53 i feriti nella discoteca frequentata dalla comunità gay). Altre veglie di preghiera si sono tenute anche negli ospedali dove sono ricoverate le vittime e dove i parenti distrutti hanno atteso per ore notizie sui loro cari (Agi, 13 giugno).

Su La Stampa un tributo ad alcune delle vittime del Pulse in questa fotogallery.

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