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Come festeggiare senza alcool per aiutare chi lotta con la dipendenza

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Tenere bibite analcoliche a portata di mano è una cortesia, ma la vera misericordia è offrire il vino della compagnia

Con questa tradizione (che, mi affretto a dire, non condona in alcun modo i mali personali e sociali dell’ubriachezza), riuscite a capire perché un cattolico astemio a una festa si potrebbe sentire un pesce fuor di… Chardonnay. Forse è l’empatia nei confronti di questa condizione che motiva il suggerimento di questa settimana per praticare la misericordia nell’Anno Giubilare: “Tieni a disposizione bevande alternative che non siano acqua per le volte in cui ti vengono a trovare persone che hanno avuto problemi con l’alcool”.

Approvo questo suggerimento (e mi accontento anche dell’acqua), ma quando l’ho letto per la prima volta ho titubato. Sarebbe sicuramente un atto di gentilezza tener conto della lotta per la sobrietà dei nostri ospiti, ma addirittura un atto di misericordia? Non è un po’ eccessivo?

E poi è arrivato papa Francesco. Mi piace moltissimo. È il dono di Dio alla nostra Chiesa, ne sono del tutto convinta. La scorsa settimana, nella sua catechesi del mercoledì sul matrimonio, parlando del miracolo delle nozze di Cana ha detto:

Nel contesto dell’Alleanza si comprende anche l’osservazione della Madonna: «Non hanno vino». Come è possibile celebrare le nozze e fare festa se manca quello che i profeti indicavano come un elemento tipico del banchetto messianico? L’acqua è necessaria per vivere, ma il vino esprime l’abbondanza del banchetto e la gioia della festa. È una festa di nozze nella quale manca il vino; i novelli sposi provano vergogna di questo. Ma immaginate voi finire una festa di nozze bevendo thé; sarebbe una vergogna. Il vino è necessario per la festa.

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