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Un esorcista in guerra contro satana con l’arma della preghiera

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L’esperienza e la sapienza di don Raul Salvucci nella sua lotta contro il Male al servizio della Chiesa

“Cosa fare con questi diavoli?” (Àncora editrice) di don Raul Salvucci è un manuale corposo e ben strutturato sul mondo dell’occulto. Oggi si sente parlare con frequenza di mistero, di disturbi di carattere spiritico, mali oscuri e manifestazioni malefiche.

Nel testo l’autore illustra le radici di questi fenomeni e spiega le motivazioni che hanno condotto al loro rapido aumento:

«Ci sono dunque due mondi opposti: quello del bene e quello del male; due imperi, rispettivamente sotto il dominio di Cristo e di satana. Anche gli uomini, secondo il linguaggio evangelico, si dividono in «figli della luce o figli delle tenebre» secondo che vivano sotto l’influenza della luce di Cristo o delle tenebre di satana. In questa lotta tra la luce, simbolo dell’amore di Dio per l’uomo, e le tenebre, simbolo dell’odio di satana per l’uomo, non vi è la «terra di nessuno». Tutto il mondo è avvolto nella realtà di questa situazione: si è nella luce o nelle tenebre. (…) Dal dopoguerra ad oggi, in meno di mezzo secolo, la religiosità della nostra comunità è diminuita con una imprevedibile rapidità: nella visione della vita e nella pratica religiosa. (…) Perciò, per quanto è diminuita la religiosità negli ultimi decenni, di altrettanto si è esteso il regno di satana».

Nell’immaginario collettivo si crede che un sacerdote si orienti a diventare esorcista all’inizio della sua vocazione, sulla base di qualità speciali e straordinarie ma, come racconta don Raul Salvucci declinando il suo percorso personale, si diviene esorcisti poco a poco, attraverso esperienze concrete oltre a tante e difficili prove.

“«(…) La sera del 10 novembre 1975, verso le ore ventuno, ero rincasato da poco nella casa parrocchiale, dopo aver cenato fuori, e mi trovavo solo in casa. Suonò il campanello, domandai chi è e mi si rispose: «Siamo due signore e vogliamo parlarle». Aprii la porta, e le attesi sul pianerottolo; mentre salivano le scale, una delle due cominciò a trasformarsi sul volto in modo impressionante, a gesticolare, a gridare. Vidi così il primo caso di ossessione. Ero impressionato e sconvolto. Aiutato dall’altra, portammo la signora su di una poltrona del salotto, chiesi qualche spiegazione all’accompagnatrice, che si chiamava Teresa, e poi cominciai l’esorcismo. Ma la paura e l’impreparazione erano veramente tante. L’altro, l’invisibile, se ne accorse benissimo, e continuò a ridermi in faccia, dicendo: «Poveretto, come si sforza, ce la mette tutta!», e poi aggiunse: «Ma tanto tu a me non fai niente». Mi ritrovai un po’ di coraggio e gli risposi: «Io non ti faccio niente, ma è Cristo che ti ordina di andartene attraverso il mio ministero». Fu allora che pronunciò una espressione che ha segnato tutta la mia vita. Con voce fredda e metallica, con grande sicurezza mi rispose: «CRISTO HA IL SUO REGNO, IO HO IL MIO REGNO. CRISTO DOMINA NEL SUO, IO DOMINO NEL MIO». Dopo un paio di ore riuscii a liberarla. Tornata normale, la donna domandò: «Dove mi trovo? Che ora è?». Le domandai se ricordava qualcosa e mi disse: «Mi ricordo solo che quando in cima alle scale ti ho visto da vicino mi sembravi mostruoso e poi non ricordo altro»”.

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