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“Mio padre mi ha stuprata per 14 anni e mi ha costretta ad abortire, ma lo perdono”

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Una pratica molto più comune di quanto si immagini (attenzione: questo racconto contiene descrizioni forti)

Com’è stato riferito in origine dal Daily Record, il principale quotidiano scozzese, Judy van Niekerk ha esercitato il ruolo di “sposa sottomessa” del proprio padre dai 6 ai 20 anni, quando è scappata di casa. Secondo la van Niekerk, sua madre ha abbandonato la famiglia per la prima volta quando lei aveva 6 anni, epoca in cui Noah Walsh ha iniziato a indottrinare la figlia perché diventasse la sua tuttofare e schiava sessuale.

“Quando avevo 6 anni mio padre mi ha insegnato a picchiare. Ero piccola, ma si aspettava che facessi la lotta con lui, anche se mi facevo male”, ha riferito la van Niekerk. “Era malvagio con mia madre, le diceva che era inutile e la picchiava”.

Oltre che a prendersi cura dei cinque tra fratelli e sorelle, la van Niekerk è stata costretta a svolgere “duri lavori domestici” e a “restare sveglia” con il padre. “Mi costringeva ad avere rapporti sessuali con lui”.

“Ero solo una bambina quando ha iniziato ad abusare di me e a stuprarmi. Dopo provavo molto dolore. Mi faceva sentire confusa e completamente inutile”.

È stato lo stupro continuo che ha fatto sì che la van Niekerk, che oggi è sposata, rimanesse incinta per la seconda volta a 14 anni (la prima gravidanza è finita con un aborto spontaneo). Per nascondere i maltrattamenti, Walsh ha aggredito ancor di più la figlia, e alla fine ha abortito il proprio figlio-nipote.

“Volevo tenere il bambino, perché ero incredibilmente sola, barricata tutto il giorno”, ha detto la donna. “Speravo di avere qualcuno con cui parlare”.

“Lui mi dava calci nello stomaco e mi puniva con bagni caldi per cercare di porre fine alla gravidanza. Alla fine ha realizzato un aborto ‘casalingo’ utilizzando una stampella”.

La terza gravidanza, a 16 anni, è finita in una clinica abortiva, dopo che la ragazzina aveva chiesto scusa al padre per essere rimasta incinta. “Pensavo che fosse colpa mia. Avevo subito un lavaggio del cervello”.

Tra gli altri abusi commessi da Walsh figurano colpi al torace della figlia, spezzarle le ossa e chiamarla “maledetta”.

Nel 2000, dopo essersi recata a Londra per studiare contabilità e aver conosciuto il suo futuro marito, Tiny, la van Niekerk ha raccontato alla polizia tutta la sua vicenda. È stata costretta a testimoniare contro il padre alla sua presenza, e l’uomo è stato condannato a 15 anni di prigione.

È lì che è morto per un cancro, ed è lì che la van Niekerk gli ha fatto visita nel 2004, quando, secondo lei, si sono detti che si volevano bene e lei ha affermato di essere “finalmente in pace” e che “provava amore e compassione per lui”.

L’aborto è spesso usato per coprire abusi sessuali, e in alcuni casi con la cooperazione degli abortisti.

Lo scorso anno si è scoperto che il dottor Ulrich Klopfer, dell’Indiana (Stati Uniti), ha coperto il presunto stupro di varie ragazze, ha abortito i loro bambini ed è rimasto per mesi senza riferire i fatti, violando la legge statale. Klopfer ha detto che consiglia regolarmente a donne e ragazze di andare negli Stati vicini per evitare i resoconti richiesti nello Stato dell’Indiana.

L’aborto è stato usato anche per coprire lo stupro incestuoso e la gravidanza di una 12enne del Québec (Canada). Alla fine, i genitori della ragazzina sono stati arrestati.

Indagini svolte da Live Action mostrano che alcuni funzionari delle cliniche abortive dell’Indiana e di altri Stati hanno cercato di coprire illegalmente stupri, ragazzine incinte a causa del traffico sessuale e altri casi di attività sessuale non consentita che hanno portato a delle gravidanze.

[Traduzione dal portoghese a cura di Roberta Sciamplicotti]

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE

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