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Come definisce la mascolinità la nostra società?

Luis Gonçalves-CC
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Cosa significa sentirsi dire “Sii uomo”?

di Samuel Backer

 

Nelle prossime cinque settimane, ci imbarcheremo in una breve esplorazione della complessa questione dell’essere uomini. Gli articoli saranno brevi, riflessivi e aperti alla discussione, per cui vi prego di condividere i vostri pensieri e le vostre esperienze nella sezione dedicata ai commenti. Ricordate le lotte reciproche – o le difficoltà a parlarne – e fate tutto ciò che potete per incoraggiarvi e sollevarvi a vicenda.

Settimana 1: “Sii uomo!” Per iniziare, prenderemo in considerazione un po’ della confusione riguardo a ciò che significa essere uomini oggi. Ci aggrappiamo a immagini ristrette e datate della mascolinità? Siamo diventati troppo “soft”? Ci siamo persi nel clamore del dibattito sul gender che infuria nella società, insicuri di come rispondere? Chi o cosa influenza attualmente la nostra idea di mascolinità?

Settimana 2: Essere uomini. In questo articolo, considereremo le cose che hanno modellato le nostre esperienze, le nostre lotte e le nostre convinzioni relative alla mascolinità.

Settimana 3: Diventare più virili. Prenderemo in considerazione i modi per raggiungere la vera virilità come uomini cattolici moderni.

Settimana 4: Essere grati agli altri uomini. È importante imparare dalle esperienze altrui. Scopriremo alcune buone risorse, scrittori validi e modelli che ci aiuteranno a sviluppare la nostra comprensione della mascolinità.

Settimana 5: “Ecce homo!” Contempleremo infine la persona di Gesù Cristo come incarnazione dell’autentica virilità e mascolinità.

 

“Sii uomo!”

Prima di continuare a leggere, provate un paio di rapidi esperimenti. Digitate le parole “essere uomini” su un qualsiasi motore di ricerca. Cosa esce? I risultati che ho ottenuto erano perlopiù un miscuglio di film su tipi muscolosi, barbe e citazioni. Non certo la selezione più profonda di risorse…

Ora fate lo stesso con una ricerca web standard. È uscito qualcosa di utile? Quando ci ho provato io, in cima alla lista c’era il libro di Robert Master To Be A Man. A Guide to True Masculine Power. Sembra interessante, ma ha un titolo leggermente aggressivo. Potrei comunque leggerlo, un giorno o l’altro. Il risultato successivo è stata la recensione dell’IMBd del film del 2013 How to Be a Man: “l’ex comico Mark McCarthy… assume un cameraman per documentare le sue lezioni crude e comiche su cosa significhi essere un uomo per suo figlio ancora non nato”. Bello.

Seguiva una lista di links con titoli come Genuine Ways to Be a Man (Wikihow), Characteristics of the Ideal Man (Esquire) e Traits of a Real Man (askmen.com). Ho cliccato sull’ultimo, solo per vedere se avevo qualcuna delle caratteristiche elencate. Ho visto la foto di una bella barba e una lista di otto rivelazioni: #8 Un vero uomo sa difendersi. Davvero? Ok, mi piacerebbe pensare che posso riuscirci, ma non ho mai avuto l’opportunità di provare. Andiamo avanti. #7 Un vero uomo tiene la casa in ordine. Ah, ah, ah! Avete visto la mia casa? Ho quattro bambini, e i giorni di sole metà dei ragazzini del quartiere passa per casa mia per vedere i polli in cortile, lasciando macchie indelebili in corridoio. Questo mi rende meno “uomo vero”? #6 Un vero uomo si prende cura del suo aspetto. Ma anche mia moglie cura il suo aspetto! Non avevo mai capito che curare il proprio aspetto fosse una caratteristica riservata ai veri uomini. Non riesco a passare al #5.

E poi? The Guardian sembrava avere la risposta nel 2015, con How to Be a Man in 2015. L’ho letto con attenzione, preoccupato di aver perso il treno: essere uomo prima era facile, ora suscita confusione.

Fondamentalmente, al giorno d’oggi nessuno sa davvero cosa sia la mascolinità, o a che serva. Sembra che mentre gli ideali tradizionali dell’uomo del XX secolo – forte, stoico, represso – iniziano a dissolversi, non ci sia nulla pronto a sostituirli. Nel panorama culturale di oggi, non c’è un unico ideale che si ritiene dovremmo emulare.

Alla fine ho letto un articolo dell’Huffington Post intitolato Why I Never Tell My Sons to ‘Be a man’ (Perché non dico mai ai miei figli ‘Siate uomini’). L’autore ritiene che, visto che i ragazzini non comprendono il concetto implicato nella frase, è frivolo cercare di imporglielo, soprattutto visto che il risultato probabile sono emozioni “striminzite”. Nel mio caso, “scopriranno cosa significhi per loro essere un uomo al di là di qualsiasi ordine senza senso che io o mia moglie possiamo imporre loro”.

Davvero? Lo faranno?

È allora una coincidenza che proprio mentre stavo abbandonando la lettura qualcosa di piuttosto snervante abbia attirato la mia attenzione: una lettera scritta al The Guardian solo qualche giorno fa. Ecco il titolo e l’essenza di ciò che c’era scritto:

Vorrei essere un ‘uomo’, ma a 32 anni mi comporto ancora come un ragazzino egoista.

“Mi preoccupo per il fatto di non avere la conoscenza o la volontà di essere ancora un uomo, e oltre a questo mi preoccupo di poter non maturare affatto, o che avvenga troppo tardi, quando avrò ormai combinato solo pasticci. Può aiutarmi a compiere il salto dalla fanciullezza all’età adulta e ad esserne felice?”

Tutto questo mi ha reso improvvisamente e intensamente triste. Non solo l’onnipotente Internet non ha risposte, ma le domande stanno diventando più strazianti, più disperate, più sconcertate. E decisamente imbarazzanti. Chiaramente gli uomini non riescono a capire cosa significhi per loro essere uomini!

Ma questo rappresenta la realtà della situazione. Come uomini, non abbiamo più alcun ideale reale che dovremmo seguire. Non solo. Siamo anche più confusi che mai. Prendete ad esempio il recente documentario The Mask You Live In (La maschera in cui vivi):

[Il film] segue la vicenda di ragazzi e giovani uomini che lottano per rimanere veri a se stessi mentre negoziano la definizione ristretta di mascolinità dell’America. Pressati dai media, dai loro coetanei e perfino dagli adulti, i nostri protagonisti affrontano messaggi che li incoraggiano a scollegarsi dalle loro emozioni, svalutano le amicizie autentiche, oggettivizzano e degradano le donne e risolvono i conflitti con la violenza. Questi stereotipi di genere si collegano alla razza, alla classe e alle circostanze, dando vita a un labirinto di questioni di identità in cui i ragazzi e i giovani uomini devono muoversi per diventare “veri uomini”.

Alcune delle scene più forti del film sono quelle che mostrano una discussione dopo la scuola sulla mascolinità guidata da Ashanti Branch, un vicepreside di Oakland che lavora per aiutare i suoi studenti maschi a costruire una “cassetta degli attrezzi emotiva”. Branch chiede al gruppo di adolescenti di prendere un pezzo di carta e di descrivere da un lato l’immagine di sé che pensano che gli altri vedano. Gli adolescenti buttano giù varie risposte: divertente, duro, forte. Poi, sul retro del foglio, chiede loro di scrivere ciò che la gente non vede. Le risposte sono quasi tutte uguali: rabbia e isolamento. Come spiega Branch, gli adolescenti indossano spesso una maschera di invulnerabilità, che molte volte impedisce loro di collegarsi a chi li circonda.

Sembra che siamo quindi di fronte a due estremi dell’identità maschile: da un lato un vero uomo è il tipo forte, silenzioso, ma con la propensione ad essere emotivamente contenuto e fisicamente e sessualmente aggressivo. Dall’altro lato, un vero uomo è quello in contatto con le sue emozioni e che si collega a chi lo circonda, ma appare ancora distintamente confuso sul fatto di essere o meno veramente uomo. Sospetto che la maggior parte di noi si trovi in qualche punto tra questi due estremi, e se siamo onesti è anche piuttosto incerta sull’ubicazione dei confini. Un articolo del britannico New Statesman, intitolato How to Be a Man, riassume quanto abbiamo detto:

Non c’è niente di inevitabile nel fatto che gli uomini opprimano le donne, siano pieni di aggressività o critichino altri uomini che non si conformano a un rigido concetto di mascolinità. Essere uomo può significare essere inclusivo, aperto e disponibile ad accettare gli altri. La mascolinità è fluida, e il suo futuro è aperto.

Spunti di riflessione

Prendetevi un po’ di tempo per pensare a queste domande. Prendete carta e penna e buttate giù le vostre risposte. Le domande prendono in considerazione le cose che influenzano la nostra comprensione della mascolinità man mano che cresciamo, e si collegano anche al nostro prossimo articolo.

  1. Da ragazzo, avevi poster nella tua stanza di uomini “superstar”? Se sì, per cosa li ammiravi? Ammiri attualmente qualche celebrità maschile per qualche ragione?
  2. Quali figure maschili hanno avuto un’influenza positiva sulla tua vita mentre crescevi? Cosa ammiravi in loro e cosa hai imparato da loro? Quali figure maschili hanno avuto un impatto negativo sulla tua vita mentre crescevi? Cosa non ti piaceva in loro, e cosa avresti scelto di fare in modo diverso?
  3. Quando ti sei sentito più virile? Quando ti sei sentito più incerto su cosa significhi essere un uomo?
  4. In generale, chi, o cosa, ti ha insegnato di più sul fatto di essere un uomo? Cosa hai guadagnato da quella persona di esperienza che ti ha fatto sentire che ti stavi sviluppando come uomo?
  5. Usando le domande precedenti, riassumi cosa significa per te essere un uomo. Lotti in qualche modo per essere quell’uomo? La mascolinità è davvero “fluida e il suo futuro è aperto”?

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

 

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

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