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L’8 giugno alle 13 fermati e prega con Papa Francesco

© FILIPPO MONTEFORTE / AFP
CITE DU VATICAN, Vatican City : Pope Francis (C) shakes hands with Palestinian leader Mahmud Abbas (R) as Israeli President Shimon Peres looks on after a joint peace prayer on June 8, 2014 in the gardens of the Vatican. The Vatican has defined the meeting between Israeli President Shimon Peres and Israeli President Shimon Peres as an "invocation for peace" but has stressed it will not be an "inter-religious prayer", which would have posed problems for the three faiths. In the Vatican Gardens, the prayers will be recited in chronological order of the world's three main monotheistic religions, starting with Judaism, followed by Christianity and then Islam. AFP PHOTO / FILIPPO MONTEFORTE
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L’Azione cattolica lancia in tutto il mondo “Un minuto per la pace”. Per pregare ovunque sei e secondo la propria tradizione

Un minuto lungo una giornata, per pregare per la pace insieme a Papa Francesco. È l’iniziativa “Un minuto per la pace” promossa da varie sigle dell’Azione cattolica in tutto il mondo, nell’anniversario dell’incontro di preghiera voluto da papa Francesco in Vaticano insieme al presidente israeliano Peres e a quello palestinese Abu Mazen per invocare il dono della pace. Da due anni a oggi sono tanti i gesti di pace messi a segno da Francesco, dagli incontri ecumenici alla visita al campo dei rifugiati a Lesbo, dall’incontro con Raul Castro a quello con il patriarca Kirill. Accogliendo l’invito costante di papa Francesco a non stancarsi mai di pregare e operare per la pace, i promotori invitano tutti gli uomini e le donne di buona volontà a fermarsi per un minuto alle 13 dell’8 giugno per pregare per la pace, ovunque si trovino – al lavoro, in strada, a casa – e ognuno secondo la propria tradizione religiosa. Le prime a pregare per la pace saranno le Isole Tonga: quando le donne dell’Umofc (Unione mondiale delle organizzazioni femminili di Azione cattolica) si fermeranno in raccoglimento nella capitale Nuku’alofa, in Italia sarà appena iniziato il nuovo giorno.

“È una proposta semplice – sottolinea Emilio Inzaurraga, coordinatore internazionale del Fiac e presidente della Commissione nazionale Giustizia e pace della Conferenza episcopale argentina – che rivolgiamo a tutti. È un modo per ricordarsi che ciascuno di noi può essere strumento di pace. È vero che un minuto è un tempo brevissimo, ma basta per decidere di scegliere il dialogo e la fraternità, per ricordarsi di avere un cuore che il Signore ci ha dato per la misericordia”. In Argentina le campane di molte chiese di varie diocesi suoneranno per invitare i fedeli ad unirsi alla preghiera. L’Azione cattolica argentina ha invitato i docenti a realizzare iniziative nell’ambito del programma “Educare per la pace”: dalla lettura di poesie all’esecuzione di un canto, a flash-mob con gli alunni. A Roma, l’appuntamento è all’udienza generale del Papa in Piazza San Pietro, con un gruppo di giovani che simbolicamente rappresentano i promotori. Alle 13 nella chiesa di Santo Spirito in Sassia ci sarà un momento di preghiera presieduto da monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova evangelizzazione e coordinatore del Giubileo della Misericordia.

A Betlemme l’Azione cattolica locale invita a pregare nella Grotta della Natività. A Medellin (Colombia) i giovani, gli adulti e anche i più piccoli si sono preparati realizzando striscioni colorati. A Bujumbura, la capitale del Burundi i promotori si uniranno in preghiera e coinvolgeranno la popolazione attraverso la radio. L’appello per la pace è disponibile quest’anno in più di 30 lingue: oltre a italiano, inglese, francese e spagnolo, anche arabo, ebraico, greco, birmano; nella lingua degli indios guarani dell’America latina e nella lingua hausa che si parla in Mali, l’ewe del Togo e il kikuyu del nord Kenya. “Preghiamo per la pace – conclude Inzaurraga – e preghiamo per le vittime dei conflitti. Quest’anno, in particolare, il nostro pensiero va ai rifugiati e ai richiedenti asilo, ai profughi che disperati fuggono dalle guerre per bussare alle porte dei nostri Paesi quando non muoiono attraversando il mare. Li accompagniamo con la nostra preghiera per dire loro che non sono soli e per ribadire il nostro impegno per l’accoglienza e la solidarietà”.

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