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Sei un buon cristiano? 5 domande che ti puoi porre per scoprirlo

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Catholic Link - pubblicato il 07/06/16

Kristina Hjelkrem

Essere cristiani sembra facile: non uccidere, non mentire, non rubare e ti sei guadagnato il Paradiso.

I 10 comandamenti ce lo insegnano fin da quando siamo piccoli, e da allora cerchiamo di rispettarli per essere le brave persone che vogliamo diventare. La verità è che voler essere una brava persona è un ottimo inizio, e voler rispettare i comandamenti ancor di più.

Nel brano evangelico del giovane ricco, questi va incontro al Signore e gli chiede: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?”. Gesù gli risponde: “Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre”. A prima vista sembra che stiamo agendo bene.

Traducendo questo passo nella nostra vita, non si tratta solo di rispettare i 10 comandamenti – che a volte possono sembrare un po’ arcaici (“Non desiderare la donna d’altri”) -, ma di compiere i doveri del proprio stato, della nostra situazione quotidiana attuale. Ad esempio, se sono una studentessa universitaria e contestualizzo questi comandamenti nella mia quotidianità, significa andare a Messa la domenica, trovare un momento per la preghiera, parlare regolarmente con i miei genitori e non alzare mai la voce con loro, cercare (almeno cercare) di non parlare male di nessuno e svolgere i miei compiti in modo diligente.

E se sono sempre stata responsabile e virtuosa? Se come il giovane ricco tutto questo l’ho fatto? E ora? Sono già buona? Non dobbiamo dimenticare che alla domanda del giovane il Signore risponde anche: “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo”.

La più grande tentazione di un cristiano impegnato con la propria fede è il potersi credere buono. Credere di aver fatto abbastanza. Intendere la vita cristiana come un insieme di regole che dobbiamo rispettare per “essere buoni” è un errore che comporta una profonda tristezza. Chi si guadagna il Paradiso e vive con quell’allegria sulla terra non è la persona che concepisce la vita come un continuo spuntare una lista di cose da fare. Chiaramente rispettare i comandamenti è necessario, non fraintendetemi, ma non basta a riempire il cuore dell’uomo.

E allora come si diventa santi e ci si conquista il Paradiso?

Il giovane ricco si chiede lo stesso e dice al Signore: “Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza”, al che Gesù risponde: “Una cosa sola ti manca: và, vendi quello che hai e dàllo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi”.

Come comprendere queste parole così esigenti del Signore nella nostra quotidianità? Queste 5 domande vi potranno aiutare:

1. Oggi mi sono messo al servizio degli altri?

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Il Signore ci invita a vivere la nostra vita da una prospettiva diversa, quella del lasciare tutto per Lui, per amore.

Quel “Vendi quello che hai” al giorno d’oggi è un modo per svuotare il cuore dai pregiudizi nei confronti degli altri, non dare troppa importanza alle apparenze, non preoccuparsi eccessivamente di se stessi e darsi l’opportunità di riempirsi di Cristo.

Un amore che “dà ai poveri” è quello che si dona completamente agli altri per vivere con un’apertura radicale verso il prossimo. Lo diceva già Sant’Agostino, “Ama e fa’ ciò che vuoi”, e non sbagliava! L’amore è il fine autentico dell’uomo e l’unica cosa che può riempire il suo cuore di aneliti all’eternità.

2. Oggi ho cercato di essere uno strumento di Dio perché gli altri lo conoscano?

Friendship, two girls having fun together

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Come abbiamo detto, non si tratta solo di essere buoni. Il comandamento “nuovo” dell’amore rinnova il vivere gli insegnamenti che Dio ci ha lasciato (rispettare i comandamenti) in un modo che nobilita la vita dell’uomo non lasciandola circoscritta alla constatazione delle “buone azioni”, al conformarsi ad “essere buoni”, ma lo porta alla speranza del “Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Matteo 5, 48), perfetti nell’amore. E questo amore, per essere perfetto, è espansivo, cerca sempre di trasmettersi agli altri.

3. Oggi ho cercato di dedicare qualche momento alla preghiera per poter incontrare Dio?

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Senza preghiera non siamo niente. Per salire un po’ più su nella scala dell’“essere buoni” abbiamo bisogno della grazia. Nessuno può diventare santo con i propri mezzi.

“Ogni volta che sentiamo nel nostro cuore un desiderio di miglioramento, di rispondere al Signore in modo più generoso, e cerchiamo una guida, un punto di riferimento chiaro per la nostra esistenza, lo Spirito Santo ci riporta alla mente le parole del Vangelo: ‘bisogna pregare con perseveranza e non cedere’. La preghiera è la base di ogni opera soprannaturale; con la preghiera siamo onnipotenti, e se prescindessimo da questa risorsa non otterremmo niente” (San Josemaría Escrivá).

4. Oggi sono stato grato a Dio per tutto ciò che mi ha donato?

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Una delle condizioni più importanti per la santità è la gratitudine. Tutto ciò che abbiamo di buono proviene da Dio, ed è Lui che dobbiamo ringraziare in primo luogo. Vivere in un ringraziamento costante ci aiuta a crescere nell’umiltà e nell’allegria.

Come dice papa Francesco, saper ringraziare i fratelli è segno del fatto che si ha un cuore grato nei confronti di Dio, e un cuore grato è sempre fonte di grazia.

5. Oggi ho saputo apprezzare quello che gli altri hanno fatto per me?

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Non si tratta solo di essere grati a Dio. È bene esserlo anche nei confronti degli altri. Andare al di là dell’“essere buoni” implica il fatto di mettersi sempre a disposizione, di essere aperti agli altri, e questo non solo servendoli, ma anche cercando di valorizzare gli altri per quello che sono, di imparare a vedere in ogni persona un’opportunità per vivere l’incontro, la gioia e la riconoscenza.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

Tags:
cristianifede
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