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In che modo credere all’Eucaristia ci rende scienziati migliori?

CattoNerd
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Lo stupore e il mistero sono pietre angolari della ricerca scientifica

L’Eucaristia, il sacramento centrale della fede cattolica, è stata fonte di scandalo fin da quando è stata rivelata per la prima volta. Tutti noi che abbiamo richiamato le parole di Pietro, “Signore, da chi andremo?”, abbiamo dovuto compiere una scelta attiva per accettare quello che gli occhi non possono vedere e la mente non riesce a capire pienamente. L’Eucaristia è la realtà meno scientifica, un mistero che va al di là del potere dei nostri sensi.

E tuttavia, curiosamente, la nostra fede nell’Eucaristia potrebbe essere di beneficio nel campo della scienza.

Cerchiamo di capirlo un po’ meglio.

La fede è una scelta

Un aspetto necessario della fede è la decisione consapevole di averla. Cosa fa questo alla mente? In primo luogo, porta ad accettare certi fenomeni come al di là della comprensione. Questo ci conduce immediatamente a contemplare la nostra piccolezza, il che porta all’umiltà, e quest’ultima ci rende come bambini. Essere come bambini significa vivere in uno stato costante di stupore, che è il modo in cui hanno vissuto i santi. È difficile vivere in questo stato senza chiedersi – e chiedere – continuamente “Perché?”

Ovviamente stupore e meraviglia, uniti allo zelo di domandare e di conoscere, sono pietre angolari della ricerca scientifica.

Credere alla Santa Eucaristia richiede fede

La fede è senz’altro necessaria per accettare la transustanziazione. Come sappiamo, l’Eucaristia è stata un oltraggio per alcuni fin dal momento in cui, nel Vangelo di Giovanni (capitolo 6), Gesù ci ha detto di mangiare la sua carne e bere il suo sangue. Se non abbiamo mai sentito in noi l’eco di quello scandalo provato da chi ascoltava Gesù, la nostra fede è probabilmente secondaria, perché anche il più zelante di noi può solo speculare prima di arrendersi e accettare, in fede, la verità dell’Eucaristia, abbracciandone il mistero.

Ma è qui che la Messa può essere uno degli strumenti più potenti nel modo unico in cui noi cattolici interagiamo con l’ambiente che ci circonda. La Comunione, per una persona che ha riflettuto profondamente, apre la mente al paradosso. L’ostia sembra pane e vino, ma è la Carne e il Sangue del nostro Creatore. Come può questo paradosso aiutare un credente a comprendere il mondo circostante? Innanzitutto, permette alla mente di riconciliare quelle che a prima vista potrebbero sembrare delle contraddizioni. A molti dei nostri fratelli e delle nostre sorelle protestanti, la teoria dell’evoluzione sembra una contraddizione nei confronti della fede biblica, ma per noi cattolici conciliare la scienza con la nostra fede non rappresenta alcun problema.

È così sorprendente? Quando ci si accosta al mistero regolarmente, ogni settimana, anche ogni giorno, sorprende che si possa risolvere facilmente la tensione tra la storia della creazione e le origini materiali dell’uomo come verità simultanee?

In un seminario sull’intersezione tra vita cristiana e darwinismo, Alister McGrath ha suggerito che se Darwin avesse scritto la sua opera determinante a Roma anziché in Inghilterra oggi la discussione sarebbe del tutto diversa. Per un Dio che può trasformare pane e vino in Carne e Sangue c’è qualcosa di impossibile? E per il cattolico che ha passato una vita inginocchiandosi davanti all’altare, partecipando al mistero, è possibile conoscere anche ciò che non si comprende pienamente.

Fede e ragione sono complementari

Sarebbe palesemente scorretto dire “Tutta la grande scienza viene dai cattolici”, ma non sarebbe scorretto dire “Il cattolicesimo è una potente ‘incubatrice’”. Gran parte del progresso scientifico si è infatti sviluppata tra le mura di istituzioni cattoliche; lo stesso metodo scientifico ha avuto origine all’interno del cattolicesimo. Considerando la centralità dell’Eucaristia nella vita cattolica, sorprende davvero? L’istituzione, presa seriamente, non può portare ad altri comportamenti se non a un’apertura a ciò che è inspiegabile.

Nulla è mai stato realizzato da un gruppo di persone sedute in cerchio che si rassicuravano l’un l’altra sull’impossibilità di un’idea, e nulla sarebbe mai stao scoperto se la Chiesa come tutt’uno non avesse accolto con favore le nuove scoperte. Se il cattolicesimo non avesse abbracciato il vedere l’impossibile trasformarsi in improbabile e poi l’improbabile diventare verità materiale, vivremmo ancora nell’epoca oscura. Un’apertura a questo ciclo richiede quasi una volontà soprannaturale di abbracciare l’ignoto. E perché questo accada su ampia scala, nel corso di così tanti secoli, serve la centralità di un evento che si verifica nel corso del tempo e che tiene la mente radicata nella comprensione del fatto che l’improbabile, non importa quanto sia scandaloso né quanto sia virulenta l’opposizione ad esso, è possibile.

La Messa e la Santa Eucaristia sono quindi la solida base che incoraggia tutto il pensiero scientifico.

 

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Michael Morris risiede a Denton (Texas, Stati Uniti), è sposato e ha una piccola squadra di figlie. Si può seguire su Twitter: @laffyjaphy.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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