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Francesco: “La Chiesa si immischi in politica, quella alta”

Vatican Insider - pubblicato il 03/06/16

Lavorare per dare speranza alla società, evitando la corruzione, e puntando sul reinserimento sociale di chi ha sbagliato, ma avendo sempre in primo piano il contrasto alla tratta degli esseri umani, alle nuove schiavitù e al crimine organizzato. Papa Francesco è intervenuto questa sera a un vertice organizzato sul tema dalla Pontificia Accademica delle Scienze sociali, nella Casina Pio IV dentro i giardini del Vaticano, con giudici e giuristi di tutto il mondo. Seduto tra il cancelliere dell’accademia e l’attivista argentino Gustavo Vera, suo amico dai tempi di Buenos Aires, Francesco ha elogiato la collaborazione con le Nazioni Unite ed ha dedicato un elogio particolare alle donne a capo delle carceri.

Sullo sfondo di una «globalizzazione dell’indifferenza», la Chiesa, ha detto Francesco parlando in spagnolo, «è chiamata ad impegnarsi», «la Chiesa non deve mettersi in politica ma deve mettersi nella grande politica», perché «come diceva Paolo VI la politica è una delle forme più alte della carità». La Chiesa, soprattutto, «deve essere fedele alle persone», tanto più se vivono in situazioni drammatiche che sollevano questioni di «etica, scienze sociali, fede».

Il Papa ha sottolineato il ruolo prezioso svolto in questi anni dalla Pontificia Accademia delle Scienze sociali, ringraziando in particolare la presidente, Margareth Archer, il cancelliere, monsignor Marcelo Sanchez Sorondo, e i contributori esterni (seduti tra gli altri in prima fila c’era l’economista Jeffrey Sachs), ricordando l’impegno di questi anni sulle tematiche del contrasto della tratta delle persone e delle nuove forme di schiavitù come il lavoro forzato, la prostituzione, il traffico di organi, il narcotraffico e la criminalità organizzata, «veri e propri crimini di lesa maestà come li ha definiti Benedetto XVI». Francesco ha ricordato l’incontro sul tema con i leader di altre fedi, il 12 dicembre 2014, quello con i sindaci, il 21 luglio dell’anno scorso, e i seminari con i giovani. «Uno può pensare che un’accademia debba muoversi a livello di scienza pura, di considerazioni teoriche, ma io penso che l’accademia debba tenere le radici nel concreto, altrimenti corre il rischio di promuovere una concezione liquida che non porta a nulla, un divorzio tra idea e realtà».

Il Papa ha ringraziato i giuristi presenti, esprimendo apprezzamento per la loro «missione insostitubile» e sottolineando la necessità, e la difficoltà a volte, che i giudici siano «liberi dalle pressione dei governi, liberi delle istituzioni private e naturalmente liberi nella struttura del peccato, come la chiamava Giovanni Paolo II, liberi dal crimine organizzato, che fa pressioni e minacce». Francesco ha stigmatizzato il problema della corruzione, sottolineando: «Tutti conosciamo la caricatura della giustizia, la giustizia con gli occhi bendati e la benda che le cade e le tappa la bocca». La corruzione, ha insistito Jorge Mario Bergoglio, è «uno dei grandi problemi attuali», che «debilita la democrazia partecipativa e la giustizia». Per Francesco, «solo nella figura del giudice la giustizia si riconosce come il primo attributo della società», e in una società dove prevale un «processo di liquefazione», che tende a confondere un popolo con un gruppo di cittadini, «la giustizia è il primo attributo di una società di popolo».

Il Papa ha messo in luce anche «l’importante sinergia» con l’Onu «per realizzare questo delicato progetto umano e cristiano di liberare l’umanità dalla tratta degli esseri umani e dal crimine organizzato», esprimendo il proprio apprezzamento per la recente approvazione all’unanimità dei nuovi obiettivi dello sviluppo sostenibile e integrale e, in particolare, di un passaggio sull’eliminazione entro il 2025 del lavoro minorile, compreso il reclutamento di bambini soldato. «Si può ben dire che è un imperativo morale per tutti i membri dell’Onu attuare questi obiettivi». In generale, al fine di aumentare la consapevolezza e perseguire questi obiettivi, e alla fine «la pace», il Papa ha sottolineato la necessità di un «movimento trasversale e ondulare, una buona onda che abbracci tutta la società, dalla periferia al centro e ritorno, dai leader alla comunità, dai popoli ai livelli dirigenziali più alti». Il Papa ha anche usato lo humor quando ha salutato gli ambasciatori presenti nella Casina Pio IV e aggiungendo che quelli assenti, che evidentemente non consideravano importante l’incontro… «li aspettiamo alla prossima riunione!».

Proseguendo la sua riflessione sulla giustizia, il Papa si è soffermato sulla riabilitazione e il reinserimento nella società di chi ha sbagliato. «Quando diciamo giustizia non intendiamo perseguire il castigo fine a se stesso, ma la rieducazione in modo che chi ha sbagliato si possa reinserire nella società. Non c’è pena valida senza speranza.Una pena chiusa in se stessa e non legata alla speranza è una tortura, non è una pena. E la posizione della Chiesa è contro la pena di morte. Mi diceva un teologo – ha aggiunto – che nella concezione medievale la pena di morte contemplava la speranza, perché si era consegnati a Dio… ma i tempi sono cambiati!». La «delicata congiunzione tra giustizia e misericordia» vale «per i responsabili del crimine di lesa umanità, per tutti gli esseri umani e soprattutto per le vittime», ha sottolineato il Papa. I giudici «devono porre grande attenzione alle necessità delle vittime, non vale l’antico adagio che “sono cose che esistono dall’inizio del mondo”». Ma è necessario anche pensare a reintegrare le persone che hanno sbagliato nella società. Francesco ha a questo punto sottolineato che «la mia impressione generale quando visito le carceri è che dove la direttrice è donna le cose vanno meglio di quando direttore è uomo: non è femminismo – ha detto il Papa – ma la donna ha un tatto speciale nel tema del reinserimento. Forse ha a che fare con la maternità. Anche in Italia c’è un’alta percentuale di carceri guidate da donne, giovani e rispettate». Il Papa, che ha elogiato anche la «prassi italiana di recuperare i beni dei mafiosi», ha insistito sulla necessità di reinserire le persone, «il maggior bene che possiamo dare a loro stessi alla comunità e alla pace sociale». Il lavoro, ha detto, «non finisce con la sentenza, prosegue con l’accompagnamento e il reinserimento e la riabilitazione, sia della vittima che del colpevole». Bergoglio ha citato il passaggio evangelico sui beati, Matteo 25, per concludere con un invito ai giudici a «dare speranza con l’esercizio della giustizia».

Intervistato nei giorni scorsi da Radio vaticana sul vertice di oggi e domani, Sanchez Sorondo ha spiegato: «Vengono 150 tra giudici e gente che opera nell’ambito della giustizia, persone molto importanti. Dagli Stati Uniti viene il capo dell’ufficio anti-tratta del Dipartimento di Stato americano, Susan Coppedge, l’alto commissario britannico contro la schiavitù moderna, Kevin Hyland e il pubblico ministero Alison Saunders, l’alto commissario olandese, che ricopre lo stesso incarico di Kevin Hyland, che si chiama Corinne Dettmeijer-Vermeulen, l’alto commissario delle Nazioni Unite contro la tratta delle persone, Maria Grazia Giammarinaro, la cancelliera svedese Anna Skarhed, che ha proposto la legge, il cosiddetto “modello nordico”, che persegue non solo i criminali ma anche i clienti della prostituzione. Tra gli italiani figura il procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, il procuratore generale di Roma, Gianni Salvi, il magistrato Maria Monteleone e Antonio Ingroia. Poi viene un nutrito gruppo di messicani – una decina – capeggiato da Edgas Elías Azar e naturalmente molti argentini, i giudici più importanti che hanno cause in questo campo, presieduti dal capo della giustizia argentino, insieme al noto giudice Sebastián Casanello. Insomma, più importante non può essere la rappresentanza della Giustizia».

Lo stesso Monsignore argentino, insieme a Gustavo Vera, si è recato nei giorni scorsi a Madrid, dove ha incontrato la sindaco Manuela Carmena (Podemos), per chiederle, come si legge in un comunicato diramato in quell’occasione dal Palacio de Cibeles, «il suo sostegno per l’evento che il Vaticano intende organizzare a Roma, in data da determinare, con l’obiettivo di dibattere sul ruolo delle città europee nella crisi dei rifugiati». La sindaco di Madrid, che già ha presenziato a un incontro di sindaci di tutto il mondo sullo sviluppo sostenibile a luglio scorso, «si è impegnata con il Prelato a prestare tutto il sostegno del municipio». Un’iniziativa confermata oggi da Gustavo Vera, a margine del summit, che prevedibilmente si svolgerà a gennaio 2017. Lo stesso Vera, peraltro, ha reso noto che a settembre prossimo papa Francesco riceverà in Vaticano Pablo Iglesias e gli altri vertici di Podemos, partito di sinistra spagnolo, appuntamento che rientra nella «cultura dell’incontro» che il pontefice argentino sta promuovendo, ha spiegato Vera. 

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