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Il papa proclamerà santa una religiosa che ha rischiato la vita per aiutare gli ebrei

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@Antoine Mekary/Aleteia

Jesús Colina - pubblicato il 01/06/16

Il monastero di cui era superiora madre Maria Elisabetta Hesselblad è oggi “Casa di vita”

Domenica prossima papa Francesco proclamerà la santità di Maria Elisabetta Hesselblad, che nel pieno della II Guerra Mondiale non esitò a rischiare la propria vita aprendo le porte del convento di cui era superiora a Roma per accogliere gli ebrei perseguitati.

Piero Piperno, 87 anni, deve la vita a questa donna svedese, che dopo essere stata infermiera a New York abbracciò il cattolicesimo e fondò l’Ordine delle Suore Brigidine.

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© Antoine Mekary / Aleteia

Piero, che all’epoca aveva 15 anni, afferma che la religiosa non si limitò a salvargli la vita, perché fece molto di più: rispettò e custodì la sua dignità come persona e come ebreo.

Nel dicembre 1943, a Roma come nel resto d’Europa gli ebrei erano perseguitati dai nazisti. Due mesi prima, il 16 ottobre, le SS avevano invaso le vie del ghetto ebraico, arrestando 1.024 persone, tra cui oltre 200 bambini.

Alla fine della guerra, dal campo di concentramento di Auschwitz tornarono solo 15 uomini e una donna, e nessuno dei bambini.

Per i dodici membri delle famiglie Piperno e Sed la salvezza passò per una piccola porta di legno attigua alla chiesa di Santa Brigida, a Piazza Farnese, e per il coraggio di madre Maria Elisabetta.

“Quando ci accolse in questa casa”, ha spiegato il signor Piperno in un’intervista recente concessa ad Aleteia, “la beata madre Elisabetta ci disse che avremmo dovuto seguire le nostre tradizioni religiose. Era difficile che a quel tempo un rappresentante della Chiesa si esprimesse in questo modo”.

Bisognava infatti aspettare il Concilio Vaticano II per superare il muro che separava i cattolici dagli ebrei.

Madre Maria Elisabetta sapeva che sia lei che le religiose della comunità che aveva fondato rischiavano la vita, nel caso in cui le SS tedesche avessero scoperto che proteggevano degli ebrei.

“Sempre sorgono dei profeti e madre Elisabetta lo fu, anticipando ciò che sarebbe venuto. Ci ha salvato la vita ma soprattutto, in quei tempi oscuri, ha ridato dignità alla nostra religione”.

Madre Hesselblad invitava i suoi ospiti ebrei a recitare le loro preghiere e a mantenere i costumi propri del loro popolo. Non si è servita in alcun momento della sua posizione per esercitare pressioni e cercare la loro conversione.

La madre superiora dell’Ordine del Santissimo Salvatore di Santa Brigida è stata riconosciuta “Giusta tra le Nazioni” dallo Yad Vashem di Gerusalemme nel 2004.

Il 15 gennaio 2015 la Fondazione Internazionale Raoul Wallenberg ha dichiarato il convento della superiora “Casa di Vita”.

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Nell’immagine in cima all’articolo, Piero Piperno e colei che è succeduta a madre Hesselblad, madre Tekla Famiglietti, scoprono il riconoscimento del convento delle Brigidine a Roma come “Casa di Vita” da parte della Fondazione Wallenberg.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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