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Una san(t)a ironia per prendere molto sul serio il matrimonio

© Mienmiuaif
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In un libro scanzonato Giuseppe Signorin dichiara il suo amore per la moglie cercando di farla morire dal ridere

Nelle lettere di Giuseppe il lettore scopre i tratti più profondi e buffi della #uaif, descritti dal #mi con uno stile spensierato, amorevole e spassoso: la regola di Anita sulle ore di sonno, obbligatoriamente otto, la poca propensione per le attività sportive e, ultimo ma non da ultimo, la sua passione insensata per un paio di scarpe marroni odiate da Giuseppe:

«Le Camper che neanche mio nonno. Quelle scarpe che metti sempre e che ritieni bellissime. Quelle scarpe sono il senso delle mie lettere. Quelle Camper terribili, incomprensibili, che sembrano fatte di legno, ai piedi della mia regina. Il mistero dei misteri e al tempo stesso il fine di questo libro. Ultimamente dici che sono comode, più che belle. È già un passo avanti. Il prossimo sarà togliertele. L’ultimo sarà toglierle di mezzo. Per questo ho scritto il libro, amore mio. Per toglierle di mezzo. Ho scritto questo regalo per avere in cambio le tue scarpe. Ora lo sai, posso terminare. Che Dio ci ispiri le modalità più consone per effettuare il santo baratto. L’inverno è freddo. Immagino già un caminetto. Quel tuo paio di scarpe sembrano fatte di legno, amore mio. Andranno benissimo. Ti amo».

Nonostante le camper, o meglio grazie a queste odiate scarpe, Giuseppe è uno sposo che «crede nella moglie, prima ancora di definire la bontà delle sue azioni. Avere stima dello humor della partner è il secondo insegnamento di Giuseppe: quanto sono da invidiare i coniugi in grado di sorridere delle battute rispettive, anche di quelle venute un po’ male. Stupirsi senza sosta del genio di chi ci è vicino, è un gesto di passione ribelle. Il matrimonio cristiano è questa magia gigantesca. Peccato per chi dice che è limitazione, rapporti solo per avere i bambini. È il contrario di una riduzione. È raddoppiare i propri chili per sentirsi più leggeri».

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