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Perché si passò alla comunione direttamente in bocca?

©ALESSIA GIULIANI/CPP

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 30/05/16

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Come nota, l’autore di “La Comunione sulla mano”, l’Eucaristia in bocca s’introdusse per due motivi: «per il senso di riverenza verso questo Santissimo Sacramento…», e per il senso di «umiltà con cui è necessario che Questo sia ricevuto» e questo dopo una più profonda riflessione sopra la «verità del mistero eucaristico, la sua efficacia e la presenza di Cristo nello stesso».

LA CONTRARIETA’ DI PAOLO VI

Non c’è dubbio che Paolo VI considerò il cambiamento dalla Comunione sulla mano alla Comunione nella bocca, osserva Laise, come un vero progresso e la prassi primitiva come una tappa superata, non come qualcosa di dimenticato che dobbiamo “riscoprire”. Il timore è che in quel modo venisse intaccata una tradizione consolidata e venissero meno alcuni precetti indicati nella Costituzione del Concilio Vaticano II, Sacrosanctum Concilium (SC).

“SANTIFICAZIONE DEGLI UOMINI”

Una sorta di “diminutio” di precetti come questi: «I sacramenti sono ordinati alla santificazione degli uomini, all’edificazione del Corpo di Cristo e, in definitiva, a dare culto a Dio; però, in quanto segni, hanno anche un fine pedagogico. Non solo suppongono la fede ma anche la alimentano, la irrobustiscono e la esprimono per mezzo delle parole e delle cose» (SC n. 59).

TRADIZIONE E CAMBIAMENTO

«Per questa causa importa molto (alla Chiesa) che l’Eucaristia si celebri nella maniera più degna possibile e si partecipi nel modo massimamente fruttuoso».

Se tutto ciò che si è detto sopra la lex credendi e la sua relazione con la lex orandi è valido per chi si dedica alla teologia e allo studio del dogma, con molta maggior ragione lo è per il popolo fedele, poiché la liturgia è «la fonte primaria e necessaria da cui i fedeli devono bere lo spirito veramente cristiano» (SC n. 14).

Ovviamente la selezione di elementi in una tradizione non può essere arbitraria, deve seguire uno sviluppo omogeneo tra le sue parti conservando la stessa Tradizione in modo inviolabile. Qualunque modifica della tradizione deve seguire queste leggi della crescita organica poiché in caso contrario cadrebbe nel pericolo di diventare una creazione artificiale (Enciclica Mediator Dei n. 34 di Papa Pio XII)

L’OMBRA DELL’IRRIVERENZA

Da qui la prudenza del pontefice. E così, in primo luogo, il Papa mantiene in vigore la legge vigente che proibisce la Comunione sulla mano, però concede un indulto. In secondo luogo, la concessione è fatta ad ogni Vescovo. In terzo luogo, il Vescovo deve discernere sulle conseguenze che potrebbero essere causate nella vita sacramentale dei suoi fedeli permettendo quest’alternativa. La decisione presa pesa sulla sua coscienza. È condizione per adottare quest’alternativa evitare ogni occasione di sorpresa e ogni pericolo d’irriverenza verso l’Eucaristia. Cioè, non deve adottarla se teme di non poter evitare qualcuna di queste cose. Un vero e decalogo

DUE MESSAGGI DIFFERENTI

Chi fa la comunione sulla bocca, chiosa Laise, «segue puntualmente non solo la tradizione ricevuta, ma la volontà espressa degli ultimi Papi ed evita così di porsi in occasione di peccato nel lasciar cadere per negligenza frammenti che sono il Corpo di Cristo». Chi fa la comunione sulla mano «non per questo pecca né commette personalmente un atto di disobbedienza, però sceglie una forma sconsigliata dai Papi, in sé meno riverente e più propensa alle profanazioni e la cui concessione fu frutto della politica del “fatto consumato”».

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chiesa cattolicacomunione
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