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Perché si passò alla comunione direttamente in bocca?

©ALESSIA GIULIANI/CPP
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La Chiesa primitiva optava per l'ostia in mano, nel Medioevo la tradizione è cambiata. "Decisivo" il concetto di "riverenza" verso il Signore

Perché ci sono due modi diversi per accogliere in noi il Corpo di Cristo? Perché si sceglie di distribuirla in un modo o nell’altro?

Lo spiega bene Juan Rodolfo Laise in “Comunione sulla mano. Storia e documenti” (edizioni Cantagalli).

Dopo la riforma liturgica del Concilio Vaticano II, attraverso l’Istruzione Memoriale Domini promulgata dalla Sacra Congregazione per il culto Divino il 29 maggio 1969, la Chiesa ha lasciato alle singole Conferenze Episcopali la possibilità di richiedere la facoltà di introdurre l’uso di ricevere la Comunione sulla mano.

NELLA CHIESA PRIMITIVA

L’istruzione rilancia un rito esistito nella Chiesa primitiva. «Le prescrizioni della Chiesa e i documenti dei Padri – evidenzia Laise – manifestano abbondantemente la massima riverenza e la somma prudenza tenute per la Sacra Eucaristia. Perché “nessuno… mangia quella carne senza che previamente l’abbia adorata”, e nel prenderla ciascuno è ammonito: “…ricevila avendo cura che niente di lei si perda”: “Perché è il Corpo di Cristo”».


LEGGI ANCHE: La comunione sulla mano, un abuso liturgico? Già nell’antichità si faceva!



NEL MEDIOEVO

Nel Medioevo il rito cambia e si riforma, come evidenzia Laise, e «a causa sia della riverenza verso questo Santissimo Sacramento, sia del senso dell’umiltà con cui è necessario che questo sia ricevuto, s’introdusse il costume che il ministro ponesse da se stesso la particola di pane consacrato sulla lingua di quelli che ricevevano la comunione».

LA RIFORMA LITURGICA

Il dibattito si riapre con la riforma liturgica del Concilio.

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