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Una bambina disabile che porta gioia a chiunque incontri

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Gratitudine per una bimba con necessità speciali la cui socievolezza compie meraviglie

Avere come compagna di avventure una bambina di tre anni, indipendentemente da chi sia, riserva molte sorprese, ma mia figlia Sarah fa di più, portando luce anche se il luogo in questione è scialbo come una delle nostre mete più frequenti: la sala d’attesa di un medico.

Con Sarah, nell’arco di pochi minuti si sviluppa in modo del tutto naturale una conversazione con dei perfetti estranei. Non è affatto timida, e il suo grande sorriso scioglie i cuori mentre si aggira per la stanza dicendo innocentemente “Ciao!”
Gli adulti sono colpiti da Sarah, e spesso come conseguenza iniziano a parlare con me.

Normalmente le persone anziane tendono a rivolgersi a me in questo modo: “ho una nipote con necessità speciali”, oppure “penso che i bambini diversi siano doni speciali di Dio”.

Vogliono parlare, penso – a volte senza troppo entusiasmo, perché a me in realtà non va. Sarebbe bello avere una vita normale per cinque minuti e poter scorrere la rivista su casa o giardino trovata nella sala d’aspetto mentre lei gioca, e invece mi viene sempre ricordato che Sarah è diversa e che la nostra vita non è come quella di tutti gli altri.

Visto che le argomentazioni sono sempre le stesse, la conversazione può essere snervante. In genere inizio con un commento minimalista, tipo “Sì, Sarah è una vera benedizione”, e poi cerco di tornare alla mia rivista. Se la gente continua a parlare, alla fine arriveremo a un discorso esplicito sulla sindrome di Apert, su quali interventi ha già subito Sarah e quali la aspettano, ecc.

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