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Armeni, cioè cristiani. Il viaggio del Papa alle radici della fede

© Alexander Ishchenko / Shutterstock

Monastero di Khor Virap (Armenia), sullo sfondo l'Ararat (Turchia) © Alexander Ishchenko / Shutterstock

Marinella Bandini - Aleteia - pubblicato il 30/05/16

Rettore collegio armeno: l'unità con la Chiesa apostolica più vicina. No comment su un passo formale

Ci sono dei villaggi in Armenia dove, dopo 80 anni di comunismo e ateismo, “le persone hanno ancora il rosario in mano e dicono: noi siamo cristiani”. Dove d’inverno con la neve e le stradine chiuse i preti fanno ore di cammino a piedi per celebrare una Messa. “E la gente ci tiene perché ha la fede”. La fede è quello che troverà Papa Francesco nella sua visita “al primo paese cristiano”, come recita il motto del viaggio. Tre giorni, seimila chilometri, per immergersi in questa fede. Il rettore del Pontificio Collegio Armeno di Roma, padre Nareg Naamo ha seguito da vicino i preparativi. La visita è “attesa sia dallo Stato sia dalle Chiese apostolica e cattolica”. Tra l’altro una delegazione di entrambe le Chiese è stata a Roma per preparare la visita. Il Papa incontrerà il Catholicos Karekin II, capo della Chiesa apostolica armena, già il primo giorno. L’ultimo giorno i due firmeranno una dichiarazione congiunta, come già avvenne 15 anni fa nel corso del viaggio di Giovanni Paolo II. Tra la Chiesa cattolica e quella apostolica “non ci sono più gli ostacoli di un tempo. Non c’è tanta differenza dottrinale, se non il primato del Papa” spiega padre Naamo. Soprattutto tra i fedeli e nella diaspora l’unità è ormai un fatto. Ma alla domanda se sia tempo di una unità anche formale la risposta è “no comment”.

L’Armenia, sottolinea padre Naamo “è la prima nazione che ha assunto il cristianesimo come religione di Stato” nel 301. “Questa identità cristiana è diventata la nostra identità: armeno è come dire cristiano”. La fede qui è arrivata presto e da sempre è stata bagnata dal sangue dei martiri: lo stesso Gregorio l’Illuminatore, considerato il padre della rinascita della Chiesa armena, ha attraversato torture e persecuzioni. Per arrivare ai giorni nostri, con il genocidio del 1915, e adesso le persecuzioni dei cristiani da parte del cosiddetto Stato islamico. “Il genocidio e la fede sono molto legati – sottolinea padre Naamo -. Il genocidio c’è stato perché noi eravamo cristiani. È una identità che è sulla nostra pelle, la viviamo ogni giorno”. Croce e risurrezione: “Il nostro Golgota non finisce mai, è una parte della fede: senza croce non c’è risurrezione, non c’è il sepolcro vuoto. Il popolo armeno ha capito che per avere risurrezione deve passare dalla croce”. E “ha constatato questa risurrezione, 100 anni fa ma anche oggi” dice pensando ai cristiani del Medio Oriente (tra cui molti sono di rito armeno, discendenti di chi ha vissuto il genocidio). “Quello che abbiamo vissuto cento anni fa lo riviviamo, anche se in alte circostanze. L’immagine è la stessa: lasciare tutto e ricominciare da capo”.

La forza viene proprio dall’identità cristiana: “Non possiamo accettare questo Grande Male senza la misericordia di Dio. Nonostante il male che abbiamo subito questo popolo ancora vive e non abbiamo paura perché siamo figli della risurrezione, abbiamo questa speranza”. “La Chiesa armena apostolica ha chiamato santi 1,5 milioni di martiri (del genocidio, ndr) e anche noi ci crediamo. E anche oggi c’è gente che muore per la sua fede. Si tatuano la croce sul corpo: se anche rinneghiamo la croce che è sulla nostra pelle parla. Anche questo è martirio”. La visita di Papa Francesco “è già una accettazione di tutta la nostra storia. Anche a livello internazionale il Papa ha un grande ruolo e se visita l’Armenia significa che ci tiene nel cuore”. Francesco visiterà i luoghi sacri che racchiudono l’identità e la storia degli armeni: il Tzitzernakaberd Memorial Complex, ovvero il luogo in cui si custodisce la memoria del genocidio, il monastero di Khor Virap, dove fu imprigionato Gregorio l’Illuminatore, le cattedrali cattolica e apostolica. Probabilmente ci sarà un fuori programma nell’orfanotrofio delle suore armene cattoliche della Immacolata Concezione a Guymri. A Yerevan terrà un incontro ecumenico e una preghiera per la pace mentre a Etchmiadzin parteciperà alla Divina Liturgia, cui seguirà un pranzo ecumenico. “Non c’è cosa più bella di un padre che visita i suoi figli – dice padre Naamo -. Questa visita ci dà tanta forza e tanta energia”.

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