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I diaconi di Roma a servizio dei poveri

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«Non è conveniente che noi lasciamo la Parola di Dio per servire alle mense. Pertanto, fratelli, cercate di trovare fra di voi sette uomini, dei quali si abbia buona testimonianza, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali daremo questo incarico». Con queste parole riportate negli Atti degli Apostoli, ai primordi della comunità cristiana, i dodici istituirono la figura dei diaconi. E nella diocesi del Papa, il quale domenica 29 maggio celebrerà il Giubileo dei diaconi, questo ruolo viene oggi recuperato pienamente, coinvolgendo alcuni diaconi permanenti che si impegnano a servire i poveri, accogliendoli, preparando per loro i pasti e distribuendoli la sera nelle stazioni ferroviarie.  

Da quando l’Elemosiniere, il vescovo Konrad Krajewski, per volere di Papa Francesco, ha inaugurato molte iniziative in favore dei senzatetto nella città di Roma e nei dintorni di San Pietro – le docce sotto il colonnato, i servizi medici e la barberia – il numero di poveri che quotidianamente bussano alla porta dell’Elemosineria è aumentato. «Arrivano qui quaranta, cinquanta persone al giorno in cerca di aiuto, per presentare al Papa i loro bisogni e le loro difficoltà. Non mi è possibile incontrarli tutti. E così mi vengono in aiuto alcuni diaconi permanenti della diocesi di Roma». Il diaconato, com’è noto, è il primo grado dell’ordine sacro, finalizzato poi al sacerdozio. Ma dal Concilio Vaticano II in poi la Chiesa cattolica ha cominciato a ordinare dei diaconi permanenti, solitamente uomini sposati, che non diventeranno preti. Al diacono è delegata la lettura del Vangelo durante la messa e può celebrare alcuni sacramenti, come il battesimo. Ma alle origini, l’istituzione del diaconato era proprio finalizzata al servizio e alla carità.  

Così ogni giorno monsignor Krajewski mette a disposizione un piccolo salottino della sua abitazione, di fronte all’Elemosineria Apostolica, per ricevere i poveri. I diaconi romani che si alternano li accolgono, dialogano con loro per tutto il tempo necessario, li indirizzano a seconda dei loro bisogni e delle loro difficoltà: c’è chi ha necessità di essere curato, chi ha bisogno degli occhiali, chi di vestiti, chi di un aiuto per tornare in patria. Molti dei diaconi sono professionisti che svolgono il loro lavoro in vari settori: sono in grado di aiutare con competenza e anche di capire se si trovano di fronte a una persona realmente bisognosa oppure a qualcuno che finge.  

Un’altra squadra di diaconi permanenti lavora nella preparazione e nella distribuzione dei pasti ai poveri e ai senzatetto di Roma. È stata ripristinata una cucina nella chiesa rettoria di Santa Maria Immacolata all’Esquilino, dove durante alcuni pomeriggi della settimana si lavora per preparare la minestra o il risotto che sarà distribuito alla stazione Ostiense, Tiburtina e Termini. «Abbiamo i contenitori termici e prepariamo 250-300 pasti per volta – spiega Krajewski – mettendoci molta cura, come se preparassimo da mangiare per un’ospite importante, anzi come se preparassimo una cena per Gesù», confida a Vatican Insider. I diaconi permanenti oltre che a preparare, distribuiscono, insieme alle guardie svizzere e agli altri volontari. Tutto è pensato per comunicare, a chi riceve, una grande cura e una grande attenzione. Nel furgone usato per distribuire i pasti caldi c’è anche una vera macchinetta del caffè, per offrirlo ai senzatetto a fine cena. 

«C’è una grande dedizione – osserva l’Elemosiniere – sembra di essere ai tempi della prima comunità cristiana, subito dopo la risurrezione di Gesù. Oltre al cibo i diaconi e i volontari regalano un sorriso. È anche questa una liturgia, ciò che il Signore ci offre nella messa, noi dobbiamo moltiplicarlo, come tabernacoli viventi. A ognuno di coloro che distribuiscono i pasti, consiglio sempre di ripetere in cuor loro ad ogni piatto offerto questa litania: “Gesù, per te!”». 

Andrea Ciamprone, romano, sposato, classe 1971, è uno dei diaconi permanenti che collabora a queste iniziative. «L’impressione che ho rispetto a ciò che sto vivendo è questa: il diaconato torna ad essere ciò che è stato anticamente – spiega a Vatican Insider – perché i diaconi andavano là dove non poteva arrivare il vescovo ed erano l’immagine di Cristo servo. Ma c’è di più. Aiutando i poveri, che nel nostro caso sono soprattutto i senzatetto sto scoprendo infatti come avere un cuore “accordato” con Gesù». 

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