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A lezione di catechismo con fratel Jorge nelle baraccopoli di Cordoba

Companhia de Jesus

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 28/05/16

Durante il noviziato in Argentina, il futuro Papa preparava i piccoli a ricevere la Prima Comunione

Un giovane e amato catechista di nome Fratel Jorge.Il futuro Papa Francesco, durante il noviziato dai gesuiti a Cordoba in Argentina, già riusciva a far parlare di sé e a distinguersi per la sua azione pastorale. Come raccontano Javier Camara e Sebastian Pfaffen in “Gli anni oscuri di Bergoglio” (Ancora edizioni) ogni sabato sera e ogni domenica mattina andava a cercare bambini e bambine che vivevano nel quartiere del Noviziato e nelle zone povere del circondario per insegnare loro il catechismo e offrire una semplice colazione o merenda.

SABATO E DOMENICA

Francesco lo ricorda con molti dettagli e addirittura nomi, che denotano una memoria e un cuore prodigiosi: «Insegnavamo catechismo il sabato sera e la domenica mattina. Andavamo a cercare i ragazzi, bambini e bambine del quartiere, intorno all’ospedale Tránsito Cáceres. Ricordo che mettevamo insieme molti bambini, era molto bello. Mi ricordo dei fratelli di cognome Nápoli, che erano molto vivaci e che venivano da una famiglia di via Pringles e anche della famiglia Zanotte, molto semplice però veramente molto religiosa».

LA PRIMA COMUNIONE

Camara e Pfaffen sono riusciti ad intervistare Antonio Josè e Pedro, i due fratelli Nápoli a cui si riferiva Bergoglio, che hanno raccontato una serie di aneddoti e retroscena sul catechismo insegnato loro dal futuro papa Francesco.

Ogni domenica del 1959, alle 9 di mattina, Bergoglio bussava alla porta della loro casa per la catechesi. José e Pedro lo ricordano come fosse ieri: «Io avevo nove o dieci anni e mio fratello dodici o tredici quando abbiamo conosciuto Bergoglio per la strada – ha raccontato Pedro – Lui andava ‘girando’ da quelle parti e noi gli chiedemmo un santino; ce lo diede e ci domandò se volevamo prepararci per la prima comunione».

IL COLLOQUIO CON MAMMA AMANDA

I novizi gesuiti avevano come compito formativo obbligatorio di fare catechismo, è questo che portò Bergoglio a incrociare il suo cammino con quelli dei fratellini Nápoli. Senza problemi, i ragazzini portarono il novizio a parlare con la loro madre. Amanda Lucía Espinosa, che oggi all’età di 91 anni, conserva solo un ricordo molto vago di quel seminarista, diede la disponibilità ad utilizzare il patio della casa per le lezioni di dottrina.

SOTTO L’ALBERO

In poche settimane, Bergoglio già aveva riunito sette-otto tra bambini e bambine nella casa della famiglia Nápoli. «Ci sedevamo nel patio, sotto un albero che non c’è più. Bergoglio si sedeva su una sedia e tutti i bambini erano a terra intorno a lui», ricordano i due fratelli.

LA PUNTUALITA’ DI JORGE

Lo ricordano con la talare nera “sempre”, ancora con i capelli neri “però con la fronte alta” e sempre puntuale: «Con sole, freddo, pioggia o caldo, lui veniva puntuale alle 09:00 e noi stavamo già ad aspettarlo». Per arrivare a via Pringles, a cinque isolati dal noviziato, Bergoglio doveva attraversare il fosso scavato dall’acqua in quella che oggi è via Viamonte. Intorno al noviziato c’erano case precarie, povere. «Era come una baraccopoli, ma lui non si faceva problemi, camminava in mezzo alla sterpaglia e tra le pietre e tutti lo rispettavano».

L’ “INTERROGAZIONE”

Bergoglio insegnava ai ragazzi il catechismo (loro lo ricordano venire con un libricino bianco e piccolo) e domandava loro se avessero studiato dalla settimana precedente. Chi rispondeva bene alle sue domande vinceva un santino o una medaglietta con la Vergine o il Sacro Cuore, che lui portava sempre in tasca. A volte portava anche delle caramelle, ma non molto spesso, perché doveva comprarle lui e non aveva soldi. Quando finiva la lezione, il tempo che rimaneva fino a mezzogiorno giocavano a calcio nel patio. «Bergoglio era futbolero – assicura uno dei fratelli – gli piaceva il calcio, si alzava la talare e giocava con noi».

LA CANZONCINA IN ITALIANO

Una domenica a mezzogiorno Antonio Nápoli, il padre di José e Pedro, un immigrato siciliano che si occupava della manutenzione e riparazione delle caldaie, lo invitò a pranzare con loro e il novizio accettò. Anche se non si trattenne molto, dopo pranzo ebbe comunque il tempo di insegnare ai bambini una canzone in italiano, che Pedro ricorda ancora. «Era una persona molto buona. Ti faceva sentire bene stare vicino a lui per la bontà che trasmetteva. Era uguale a come lo si vede adesso: semplice e simpatico», ha raccontato José.

“PROTESTANTI CATTIVI”

I fratelli Nápoli ricordano un aneddoto scherzoso e paradossale, se lo si vede in prospettiva. Ricordano che a volte, la domenica mattina, quando Bergoglio stava facendo lezione di catechismo, capitava che bussassero alla porta gli evangelici; allora, un po’ scherzando e un po’ facendo sul serio, il novizio diceva ai suoi alunni di gridare: “Protestanti cattivi!”, affinché se ne andassero. Il paradosso è che alcuni decenni più tardi, il maggiore dei fratelli Nápoli è diventato evangelico, e quel novizio che gli insegnava a mandare via i protestanti si è convertito oggi in uno dei più entusiasti promotori del dialogo ecumenico e interreligioso della Chiesa cattolica.

I fratellini Nápoli fecero la Prima Comunione nel 1960, quando Bergoglio era ormai partito per il Cile per il suo periodo come junior. Pedro ricorda bene quella cerimonia, perché la rivive ogni domenica, la mattina presto, quando va a messa per comunicarsi.

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