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Turchia, quei rapporti incoraggianti tra cattolici e islamici

Vatican Insider - pubblicato il 27/05/16

«Mi occupo di dialogo islamo-cristiano da oltre vent’anni e spesso, un po’ provocatoriamente, dico che questo dialogo non esiste, se lo intendiamo come rapporto fra “universi religiosi”. A maggior ragione qui in Turchia, dove l’Islam è molto complesso e variegato e il cristianesimo, ridotto al lumicino, è particolarmente frammentato: vi sono cattolici di quattro riti, protestanti, anglicani, ortodossi. Complessivamente i cristiani sono meno dello 0,1% della popolazione. Invece dico sempre che esistono rapporti fra persone di fede cristiana e islamica e possono essere buoni e fecondi». Con queste parole apre la conversazione padre Claudio Monge, piemontese, 48 anni, domenicano: da 13 anni vive a Istanbul dopo aver conseguito il master in Lingua e Cultura turco-ottomane e il dottorato in Teologia delle religioni all’università di Strasburgo. È parroco della chiesa dedicata ai santi Pietro e Paolo e responsabile del Centro Studi DoSt-i (Dominicans Study Istanbul, acronimo che significa “amicizia” in turco), entrambi situati nel quartiere di Galata, dove i domenicani sono presenti dal 1233. La parrocchia è frequentata da cattolici locali (pochi) cui si aggiungono lavoratori stranieri, turisti di passaggio e un gruppo di ragazzi africani che studiano all’università con borse di studio. 

I rapporti quotidiani

«In Turchia, ed è un problema di non poca rilevanza, la Chiesa cattolica non ha riconoscimento giuridico, di conseguenza non l’hanno neppure gli Ordini religiosi», prosegue padre Claudio. «È una situazione che impone oggettive difficoltà e limitazioni, tuttavia, in questa non facile cornice, non mancano incoraggianti segnali di buona convivenza con i musulmani. Istanbul è una megalopoli cosmopolita abitata da milioni di persone provenienti da molti paesi: la diversità quindi non suscita ostilità o diffidenze come in altre aree della Turchia. Nella maggior parte dei casi viviamo vite parallele, ma sia i miei parrocchiani sia i ragazzi africani hanno costruito alcune belle amicizie con persone di fede islamica. I quartieri cittadini sono come piccoli villaggi, ci si conosce un po’ tutti e i rapporti, benché superficiali, sono generalmente improntati alla cordialità, grazie anche al carattere ospitale del popolo turco. Faccio un piccolo esempio: la prima cosa che fa il barbiere musulmano quando entro nel suo negozio è offrirmi una tazza di tè e disporsi a fare due chiacchiere».  

La chiesa e la grande biblioteca

Ogni sabato la chiesa viene aperta durante il pomeriggio e i ragazzi africani organizzano una visita guidata per i turisti, in maggioranza turchi musulmani: i visitatori si rivelano interessati e rispettosi, mostrano ammirazione per le opere pittoriche (presenza per loro inusuale in un luogo di culto) e manifestano grande curiosità verso tutto ciò che è presente in chiesa – dalle candele al tabernacolo – facendo molte domande. «Io e i miei due confratelli ne siamo contenti – dice padre Monge – perché abbiamo ideato questa iniziativa proprio per offrire un’occasione di incontro e incoraggiare la conoscenza vicendevole, soprattutto relativamente ai contenuti di fede».  

E poi c’è il Centro Studi con la biblioteca, la più ricca di tutta la Turchia in materia di cristianesimo: 35.000 volumi che spaziano dalla storia della Chiesa alla teologia, dal dialogo interreligioso alla filosofia, in particolare medioevale e tomista. «Molti docenti universitari musulmani, con i quali ho rapporti frequenti e amichevoli, mandano qui i loro studenti e ricercatori», racconta padre Claudio. «Il mio compito è seguirli e accompagnarli nello studio. Il Centro permette quindi di tessere legami significativi: il sapere e la passione per il sapere ci uniscono, favorendo la conoscenza e la stima reciproca e, talvolta, anche profonde amicizie. L’opera di evangelizzazione si esprime non solo con l’annuncio esplicito ma con una presenza che accompagna le culture e le persone».  

Il dialogo interreligioso

Al dialogo interreligioso padre Claudio dedica particolare impegno: «Ogni anno vengono organizzati degli incontri e i rapporti con i docenti musulmani coinvolti sono franchi e, in genere, aperti: discutiamo con grande onestà intellettuale. Purtroppo, da qualche tempo, la Turchia è attraversata da una forte contrapposizione tra il partito Akp del presidente Recep Tayyip Erdogan e il movimento Hizmet, molto impegnato soprattutto sul fronte dell’educazione e dell’informazione. Questa tensione di natura politica si riverbera anche sul dialogo interreligioso, causando insofferenze reciproche fra gli intellettuali musulmani vicini all’Akp e quelli vicini a Hizmet. Noi domenicani ci teniamo a essere equidistanti e a non venir coinvolti in questioni che con la religione hanno ben poco a che fare, così dobbiamo trovare nuovi interlocutori con i quali proseguire l’impegno a favore di un dialogo fecondo».  

Le speranze della docente musulmana

Fra i docenti musulmani coinvolti di recente vi è Nagihan Haliloğlu, 40 anni, insegnante di letteratura e multiculturalismo all’Istituto dell’Alleanza delle Civiltà delle Nazioni Unite di Istanbul, che racconta: «Sin dai tempi della scuola ho avuto amici cristiani ai quali ero legata. Nel corso degli anni ho poi instaurato rapporti amichevoli con altri cristiani, incontrati soprattutto all’estero: sono sempre felice di discutere con loro di questioni di fede e di come essa influenzi le nostre decisioni quotidiane. Con padre Claudio le conversazioni sono molto franche e sincere: spero si moltiplichino le occasioni di confronto e si possano avviare progetti comuni. Vorrei presentarlo ai miei studenti affinché possano rendersi conto di ciò che i cristiani stanno facendo qui in campo accademico e sociale. Sono convinta che le persone religiose dovrebbero essere, per definizione, ambasciatrici di pace. Reputo essenziale che cristiani e musulmani si impegnino per comprendere insieme come progredire nella pace e, cosa ancora più importante, come trasmettere questo messaggio alle persone non credenti». 

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