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4 suggerimenti pratici per evitare il pettegolezzo

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Papa Francesco ha detto che il pettegolezzo avvelena e divide. Ecco come evitare di cadere in questa trappola

di Ruth Baker

Quando ho letto per la prima volta il pensiero di Papa Francesco sul pettegolezzo, sono rimasta sorpresa e sollevata. E anche un po’ imbarazzata. Le sue parole sul pettegolezzo sono molto forti.  Non pensavo di essere una persona dal pettegolezzo facile, ma pensandoci su, mi sono tristemente resa conto di esserlo. E cosa ancor più grave, non l’ho vista come una questione particolarmente importante. L’ho fatto senza neanche pensarci. Il pettegolezzo è così diffuso che probabilmente tutti ne siamo coinvolti, in una certa misura.

Il pettegolezzo non si presenta sempre in modo ovvio; a volte ci siamo dentro fino al collo prima di renderci conto di stare spettegolando. Ed è anche un’abitudine difficile da interrompere. Considerando tutto ciò, volevo riflettere su alcuni punti che Papa Francesco ha toccato riguardo al pettegolezzo, nella speranza che possano essere di aiuto per rompere quest’abitudine distruttiva.

“Il pettegolezzo è marcio. All’inizio sembra essere qualcosa di divertente e piacevole, come una caramella. Ma poi riempie il cuore di amarezza e ci avvelena”

Papa Francesco ha ragione. C’è un elemento del pettegolezzo che unisce le persone. È come quel momento in cui ci si rende conto che tutti sono infastiditi da quel tizio del corso di formazione, oppure che si è gli unici ad avercela con quel genitore al cancello della scuola, o ancora che il tuo capo ha fatto piangere tutti quanti in ufficio, prima o poi.

Rendersi conto di non essere soli nelle relazioni umane stressanti è una cosa molto reale e necessaria. Tutti quanti abbiamo bisogno di supporto e solidarietà quando abbiamo a che fare con delle persone che ci fanno del male. Però esiste una linea sottile tra questo e vendicarci attraverso il pettegolezzo. Quando spettegoliamo, ci arroghiamo il diritto di fare giustizia da noi, distruggendo il prossimo con le parole. Le parole distruttive non sono mai costruttive. Significa che non riusciamo a vedere il buono nel mondo o l’abilità delle altre persone di cambiare in meglio. Così facendo, finiamo con lo sviluppare un atteggiamento negativo che finisce con l’avvelenarci.

Papa Francesco ha anche detto: “Il pettegolezzo è ‘criminale’ perché distrugge l’immagine di Dio negli altri, invece di esaltarla”. Se qualcuno ci ha feriti, o ha ferito gli altri, è molto difficile ammettere la presenza dell’immagine di Dio in loro e dichiarare che sono stati creati uguali a noi da un Dio d’amore. Eppure è la verità. Il pettegolezzo si rifiuta di vedere la persona come qualcuno amato da Dio che può cambiare e crescere, come facciamo noi. Papa Francesco ha aggiunto, con fermezza, che “fare chiacchiere è terrorismo perché quello che chiacchiera è come un terrorista che butta la bomba e se ne va, distrugge: con la lingua distrugge, non fa la pace”. Queste sono parole difficili da leggere. Non ci piace essere paragonati con questi malvagi, soprattutto se sono così presenti nel mondo di oggi. Le guerre iniziano dalle parole; se vogliamo portare un qualsiasi tipo di pace nel mondo, dobbiamo iniziare con la pace nei nostri cuori e con buone intenzioni verso gli altri.

“Coloro che vivono giudicando il prossimo, parlando male del prossimo, sono ipocriti. Perché non hanno la forza e il coraggio di guardare ai propri difetti”.

Questa citazione è la chiave per comprendere perché facciamo pettegolezzo e perché è una parte così sostanziale delle nostre conversazioni quotidiane. La radice è nella paura di non essere abbastanza buoni. Facciamo pettegolezzo per dire a noi stessi “Non farei mai una cosa del genere, io sono un tipo a posto”. Vogliamo trovare quella realizzazione di cui tanto abbiamo bisogno abbattendo gli altri. Ignoriamo i nostri difetti, che quindi crescono sempre di più. Diventano come l’elefante nella stanza che non riusciamo a vedere. Quando si ignora qualcosa, gli si dà potere di fare più paura e di essere ancora più impossibile da sconfiggere. Ci vuole coraggio per guardare ai propri difetti, ma questo significa che facendolo troviamo la guarigione e il perdono per superare tutto. La verità è che tutti noi, ad un certo punto, vogliamo fuggire da noi stessi per lasciarci alle spalle gli errori commessi, le cose di cui ci vergogniamo e la persona che temiamo di diventare. È più facile abbattere il prossimo invece che affrontare noi stessi. Ma quando lo facciamo, la caduta è meno dolorosa di quanto ci potremmo aspettare, perché veniamo raccolti dalle braccia amorevoli di Dio Padre, pronto a offrirci la guarigione di cui abbiamo così disperatamente bisogno.

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