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7 tappe per superare una crisi spirituale

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Pixabay.com/Public Domain/ © Unsplash

Silvia Lucchetti - Aleteia - pubblicato il 26/05/16

Irrobustire la fede ripercorrendo il travaglio interiore dell’apostolo Tommaso

“La Settima perla, il grande viaggio del discepolo incredulo” (San Paolo Edizioni) di don Alessandro Saporetti è un percorso nella vita di fede dell’apostolo Tommaso, l’incredulo per eccellenza. L’autore immagina di leggere nel cuore dell’apostolo, dando voce ai pensieri, turbamenti, fatiche e gioie che egli ha provato dopo la morte di Gesù, ma che umanamente appartengono a tutti noi. Il cuore di Tommaso è immagine del cuore dell’uomo, del credente e del suo percorso di fede.

L’opera composta da sette capitoli ripercorre l’itinerario spirituale dell’apostolo dalla domenica di Pasqua alla domenica in Albis, giorno in cui finalmente incontra Gesù risorto. L’autore nel narrare questa settimana di sofferenza e ricerca sottolinea alcuni passi dei testi evangelici, e impiega delle immagini per spiegare le tappe di questo cammino spirituale. “Il deserto o notte oscura” come momento di avvicinamento del discepolo alla sequela della Croce, “gli strati di terreno nel cuore del discepolo” che rappresentano gli ostacoli della vita spirituale, “le perle nascoste” che rappresentano i momenti cruciali per ritrovare con la preghiera gli strumenti per proseguire nel cammino di fede.

Scrive nella presentazione al testo Mons. GianCarlo M. Bregantini a proposito dell’incredulità di Tommaso che, a differenza degli altri apostoli, non aveva ancora visto Gesù risorto:

«(…)Certo, dovette essere tremendo sentirsi dire, quasi da sfida fraterna, ma pungente: «Noi… noi abbiamo visto il Signore!». Certo, nel loro tono non c’era né scherno né ironia. Certamente no! Eppure, crediamo che nel cuore suo, in quello di un discepolo fedele, sempre vigile e attento, quella non presenza, quel suo non esserci, dovette essere una ferita amarissima. Dura da accettare».

1) Lo sguardo del Signore

Tommaso ha visto morire Gesù, ha assistito alle sue sofferenze. I suoi occhi e il suo cuore sono ancora pieni dello strazio della morte. Quando gli apostoli e Maria di Magdala gli annunciano che il Maestro è risorto ed è vivo, Tommaso non può credere.

«Come possono sorridere così presto basandosi su una notizia che non ha alcun fondamento? Per un uomo pratico come me non c’è posto per questi racconti di fantasia. Se i fatti sono veramente cambiati io voglio delle prove certe… tuttavia, avverto ancora quelle parole di Gesù dentro di me: Il terzo giorno risorgerò… mi attraversano da parte a parte!».

L’apostolo vince la tentazione di lasciare perdere tutto ripercorrendo il cammino fatto insieme al Maestro e scovando la perla nascosta nel suo cuore: lo sguardo di Gesù che si posa su di lui.

2) Riconoscersi piccoli

Tommaso istintivamente vorrebbe vendicare il Signore, ma al contempo sente il desiderio di risparmiare i nemici che lo hanno condannato a morte. Seppur afflitto riesce a trovare la sua seconda perla nascosta: l’umiltà.

«(…)Intuisce che, se vuole incontrare il Messia, deve riconoscersi piccolo, rimanere umilmente in ginocchio fino alle lacrime e baciargli quei santi piedi che furono trafitti dai chiodi della croce. (…)Dentro di sé percepisce che lo Spirito lo sollecita, provocandogli un grande desiderio di chiedere umilmente perdono, specialmente per i suoi peccati d’incredulità».

3) La fede cresce quando è messa alla prova

La fede anche quando apparentemente matura è debole di fronte alle tentazioni, e per maturare e non cedere alle seduzioni del male ha bisogno della prova.

«Tale perla nascosta ci procurerà, come dice san Paolo, quella che viene definita l’“armatura di Dio”, simboleggiata dallo “scudo della fede” e dall’“elmo della salvezza”, per respingere i dardi infuocati del maligno».

4) L’Eucaristia

Tra le molte tentazioni che l’apostolo Didimo vive dopo la morte di Gesù, una delle più forti è quella di utilizzare altri nutrimenti per alimentarsi escludendo la croce. Nei periodi di difficoltà ognuno di noi corre il rischio di creare, dice l’autore, un Dio a sua immagine e somiglianza, mentre

«la via di Cristo resta la migliore, perché al di fuori di essa non ne esistono altre autentiche. Non è mai conveniente scansare le croci, anche quelle più pesanti che il Signore ci chiede per maturare nella fede. Gesù vuole che le portiamo con lui (…)L’Eucarestia è l’unico cibo che ci corrobora nelle situazioni di prova aiutandoci a rimanere sulla retta via. Ciò è possibile persino quando si è demotivati e si ha l’impressione che il mondo ci crolli addosso, come è successo a Tommaso».

5) L’acqua viva

L’apostolo sta vivendo l’esperienza del “deserto”, la terribile aridità dei momenti di crisi spirituale in cui, solo perseverando nella fede, è possibile ricevere lo Spirito Santo che è acqua viva.

«(…)Quando il peso della croce aumenta, si è molto tentati di ricercare sorgenti che siano più a portata di mano e, soprattutto, che possano togliere subito la sete. Si tratta di sorgenti fittizie, perché richiamano quelle vie di facile realizzazione che procurano un successo o una gratificazione in brevissimo tempo, ottenuti senza fatica. Se confidiamo, invece, in quella piccola riserva che abbiamo, quando il periodo di prova sarà terminato, il Signore stesso provvederà a riaccendere la nostra fiamma. È lo sforzo di rimanere nella via piccola, ossia non abbandonare la preghiera perseverante, anche quando non se ne prova il gusto, anche quando si arriva a credere che non serva a nulla o che sia solo una perdita di tempo. Infatti chi smette di pregare, smette di cercare Dio!».

6) La luce

Tommaso il sesto giorno dopo la morte del Maestro è alla ricerca della luce, di un aiuto efficace per sostenere il peso “oscuro e insidioso” dell’incertezza.

« (…)Nell’evento della Trasfigurazione, l’eccessiva incomprensione di fronte alla Passione, l’estrema chiusura di fronte al mistero, avevano ottenebrato il cuore di Pietro, Giacomo e Giovanni, a tal punto che finirono con l’addormentarsi. Ma la magnificenza della teofania riuscì a scuoterli e a destarli, cosicché poterono contemplare la luce di gloria che brillava sul volto di Cristo. Nei momenti di grande crisi, dunque, può accadere che intervenga il Signore stesso, di sua iniziativa, a ravvivare la fiamma della vigilanza».

7) “Beatitudine in Cristo”

Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!» Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!» Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!»

Finalmente, dopo questa lunga ricerca, Tommaso incontra Gesù risorto e lo riconosce come “suo Signore e suo Dio”.

«(…)In questa proclamazione c’è tutto il sapore di un’esperienza nuova che gli ha fatto gustare un’intima unione con lo Sposo e il tocco straordinario della sua gloria rivelata».

Ciò che ha provato Tommaso in quel momento, e ciascuno di noi quando vive intensamente l’esperienza dell’incontro con Cristo, può essere tradotto, come suggerisce l’autore, con le parole del profeta Isaia:

Io gioisco pienamente nel Signore la mia anima esulta nel mio Dio, perché mi ha rivestito delle vesti di salvezza, mi ha avvolto con il mantello della giustizia, come uno sposo si mette il diadema e come una sposa si adorna di gioielli.

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