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La sessualità nel matrimonio cristiano è meravigliosa

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Alfa y Omega - pubblicato il 25/05/16

Cosa avete scoperto in questi anni nel Centro di Orientamento Famigliare?

R.: Abbiamo scoperto tutta la sofferenza di molta gente che desidera soltanto di essere felice, ma che non ci riesce per molteplici ragioni: a causa di ferite subite da bambini, perché si sono sposati senza ricevere una formazione sessuale (o con una formazione scorretta), perché a casa loro non hanno avuto l’opportunità di vedere come si ama davvero in un matrimonio, per delle ferite emotive subite nel corso della vita…

L.: Ci siamo anche resi conto della fortuna che abbiamo avuto, per come ci hanno educati i nostri genitori e anche per tutto quello che abbiamo passato nel nostro matrimonio, perché ci ha potuto dare le linee guida per aiutare le altre persone. La gente ha bisogno soprattutto di essere ascoltata.

R.: Se la Chiesa è un ospedale di campagna, come detto dal Papa, allora è proprio questo che dovrebbe essere un COF. Il motto che abbiamo fatto nostro è: “Venite a me, voi tutti che siete travagliati e aggravati, ed io vi darò riposo”. Per la persona che si rivolge al COF, tu sei la Chiesa. Non puoi aiutarla se tu stesso non hai sofferto qualcosa di simile. E non si tratta di avere in mente un quadro generale della situazione, ma di aver vissuto una storia di umanità e comunicazione. Aver passato dei momenti difficili aiuta ad avere misericordia e comprensione verso il prossimo. Offriamo l’aiuto professionale e spirituale necessario, avendo però sempre in mente che il COF è un progetto molto concreto della Chiesa affinché siano sanate ferite nei matrimoni e nelle famiglie.

Rafa, tu stai dando una testimonianza di fede e di allegria nel mezzo di una malattia. Come state vivendo insieme questa situazione?

R.: Quando mi è stato diagnosticato il cancro, abbiamo accolto la notizia lasciandoci andare alle emozioni, non ci siamo risparmiati né pianti né risate. Ma soprattutto ci siamo affidati alla fede in Dio: se Dio lo permette, sappiamo che ne uscirà qualcosa di buono. Lola e io ne abbiamo parlato, abbiamo pianto in privato e abbiamo trascorso del tempo da soli. Poi lo abbiamo detto ai nostri figli ed è lì che è uscita fuori tutta la paura, la rabbia, il pianto. Ma anche il senso dell’umorismo, uno dei miei figli ha detto: “Bene papà, tanto più calvo di così non puoi comunque essere”.

L’abbiamo iniziato a vivere come una prova. Il mio compito è adesso quello di guarire, fare tutto ciò che è in mio potere per stare bene, passare del tempo con mia moglie e con i miei figli. In realtà è un tempo di grazia, perché posso amare le persone che ho vicino a me. È servito per amare mia moglie in modo più profondo, con più affetto e facendo attenzione che il diavolo non si intrometti nelle nostre discussioni. Senza avere piani per il futuro, ma vivendo ogni giorno come se potesse essere l’ultimo. E donarlo al Signore. Abituato com’ero a fare mille cose, a preparare pellegrinaggi vari, sto ora imparando a rendermi conto di una cosa: ciò che è importante è vivere il momento.

Juan Luis Vázquez Díaz-Mayordomo

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Valerio Evangelista]

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE

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Tags:
famigliamatrimoniosessualitàteologia del corpo

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