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La sessualità nel matrimonio cristiano è meravigliosa

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Alfa y Omega - pubblicato il 25/05/16

La potente testimonianza di una coppia sposata da oltre 20 anni. Donandosi totalmente all'altra persona e al prossimo.

Vedo con gioia matrimoni in cui ci si ama davvero, in cui si sono superate le prove della vita grazie all’amore che si ha per l’altro. Rafa Lozano e Lola Pérez sono sposati da quasi 22 anni, un periodo trascorso aprendo le porte di casa (e della vita) a chiunque avesse bisogno d’aiuto. Perché «la cosa peggiore che possa capitare ad una famiglia è la chiusura in se stessa», hanno detto. Genitori di sei figli, e di altri tre ormai in cielo, sono direttori del COF Giovanni Paolo II di Madrid. Ora Rafa sta dando una preziosissima testimonianza contro il cancro.

Rafa, Lola, come vi siete conosciuti?

R.: L’ho vista nel bar della facoltà dove studiavo. Ho provato un’attrazione particolare e la consapevolezza che fosse lei quella giusta. Tuttavia, man mano che ci siamo conosciuti, ho scoperto che eravamo due mondi completamente diversi. Lei non aveva fede, io ero invece coinvolto nell’attivismo pro-vita. Il nostro modo di intendere la vita era agli antipodi, eppure avevamo qualcosa in comune. Abbiamo deciso di uscire insieme e per 15 giorni l’ho riempita di complimenti. Il nostro fidanzamento è stato una continua ricerca di equilibrio, perché ognuno di noi tirava sempre in ballo il proprio modo di intendere la vita. È stato un periodo in cui abbiamo imparato l’uno dall’altra, in cui abbiamo dato tanto e ci siamo conosciuti reciprocamente.

In modo molto naturale abbiamo iniziato a impostare il nostro rapporto sulla verità, sull’amore, sull’impegno reciproco, e sull’idea di un progetto comune per la vita. Erano cose che le ronzavano in testa. Nessuno le ha detto: “Ti devi convertire”. Anzi. Però è questo che è successo… e mi ha persino “sorpassato a destra”; è stata infattiproprio lei a parlare di fede durante gli anni più duri.

L.: Per me è stato un processo molto naturale. Ho visto in lui qualcosa che non avevo mai visto negli altri ragazzi. Aveva un modo diverso di vedere la vita, un modo di pensare molto allegro in cui c’era la fede e c’era Dio. Lui e i suoi amici vivevano felici, e questo ha attirato la mia attenzione. Parlava di Dio e del peccato come se fosse qualcosa di molto naturale, non ha mai imposto nulla.

R.: Una volta mi ha detto: «Rafa, i tuoi amici hanno qualcosa che io voglio». «Che cosa?», le ho chiesto. «Allegria», mi ha detto. E ha specificato: «Un altro tipo di allegria, che voglio avere anche io». Questo ci ha dato l’opportunità di parlare molto della fede, della pace e della serenità che porta l’essere dei figli amati da Dio.

L.: Da piccola vedevo la fede come un insieme di regole ed obblighi, un vero e proprio peso. Pensavo che la fede non servisse a nulla, perché portava a passare giornate intere a preoccuparsi di chissà cosa. Ma tutto è cambiato quando ho conosciuto Rafa e i suoi amici.

Poi è arrivato il matrimonio…

R.: Ci siamo sposati a 24 anni, abbastanza giovani, ma avevamo le idee chiare: voleva stare sempre insieme, essere aperti alla vita e trascorrerla bene insieme. Non ci preoccupavano gli aspetti materiali della vita, ecco perché ci siamo sposati prima che le nostre carriere fossero realizzate. Abbiamo mandato gli inviti su carta fotocopiata. Sapevamo di avere tanta voglia di sposarci. Abbiamo cercato una chiesa e ci siamo sposati alle otto e un quarto di un venerdì, perché la chiesa era disponibile a quell’ora. Abbiamo celebrato il nostro matrimonio nell’edificio di un’associazione del quartiere, e la gente ha portato il cibo. È stato molto allegro e pieno di positività.

Siamo andati a Bilbao e abbiamo iniziato l’avventura del matrimonio nello stesso modo che consigliamo durante i nostri colloqui per fidanzati: lontani da mamma e papà. Per conoscersi bene e affinché sia un’unione vera e autentica.

Poi sono iniziati ad arrivare i figli, con tante complicazioni, perché per tutti è stato necessario il parto cesareo. La gente di diceva che eravamo pazzi… Ma noi abbiamo vissuto tutto con molta allegria, consapevoli di aver progettato la nostra casa come un luogo aperto.

L.: Abbiamo continuato a essere noi stessi, facendo le medesime cose di prima. Ma in modo decisamente migliore, perché eravamo insieme. Siamo andati ovunque con i nostri figli. Questo ha sorpreso molte persone; a volte si pensa che sposarsi significa ritirarsi dal mondo, ma non è affatto così.

R.: Sono passato per diverse fasi professionali. Ho avviato un’attività imprenditoriale, che per molti anni ha avuto un notevole successo. Ma in quegli anni ho messo in secondo piano il Signore e la mia famiglia, dando più importanza alle cose materiali. Avevo sempre qualche impegno urgente, una riunione importante alla quale partecipare… e finivo con il tornare a casa alle undici di sera. Ed è stato così che la famiglia è scesa all’ultimo posto…

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Tags:
famigliamatrimoniosessualitàteologia del corpo
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