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Due malfattori di professione. Uno entrò in Paradiso

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Ma chi sono i due ladroni crocifissi insieme a Gesù? E che crimini avevano commesso?

Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!». Ma l’altro lo rimproverava: «Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male». E aggiunse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso» (Luca. 23, 39-43).

Non ha timore di Dio….riceviamo il giusto per le nostre azioni. Oggi sarai con me in paradiso. Il convertito nell’ora estrema della sua vita. L’altro che non si converte e non riconosce Dio e la gravità delle sue azioni. Il convertito alla fine entrerà nel paradiso. La parola paradiso è rara, non è molto riportata dalle Scritture. Evoca, a quanto pare, un luogo fertile e fiorito. Dopo una vita di deserto, di aridità di male e sangue, di guerra e tragedie, Lui ci promette questa nuova terra di luce e di pace. Chi di noi non desidera questi pascoli erbosi dove riposare e stare in pace con sé e con gli altri. In pace: tanto desiderata, agognata. Chi fa il male infatti non è in pace e rende tutto oscuro, lacerante, morte e sangue.

Ma chi erano questi malfattori di professione (kakourgoi, in greco, una parola che include tanti gravi misfatti e crimini anche aberranti, indicibili)? Rimarranno senza nome, i Vangeli canonici non li riportano. Qualche esegeta interpreta questa mancanza identificativa: siamo tutti noi, è l’umanità. Avranno ragione? Comunque sia i Vangeli non tramandano né i nomi, né quali crimini abbiano commesso. Nel Vangelo secondo Marco (15,28) entrambi divengono lo strumento per mezzo del quale si adempie la frase del profeta Isaia: «E fu annoverato tra i malfattori» (Is 53,12). Ma i Vangeli apocrifi, con molta dovizia di precisione elencano le male-gesta di questi due chiamati Gesta e Dema. Sembrano personaggi di oggi. Usciti dalle più raffinate menti di serial killer; profili criminali impressionanti tra mostri disumani e benefattori mafiosi; assassini seriali e stupratori omicidi di donne e bambini. Uno beveva sangue di bambini, dopo averli mutilati, e l’altro generosamente seppelliva i morti poveri, dopo aver rubato e corrotto.

Traggo i loro profili, i loro identikit dal Vangelo di Nicodemo o Narrazione di Giuseppe da Arimatea (1) che chiese il corpo del Signore, in cui sono contenuti anche i motivi della condanna dei due ladroni. Il primo, di nome Gesta, aveva assassinato dei viandanti e depredato altri, appeso donne con i piedi in alto e la testa in basso e tagliato loro i seni, e bevuto il sangue dei bambini, dopo averli mutilati; non aveva mai riconosciuto alcun dio, né obbedito ad alcuna legge: si era comportato così fin dall’inizio della sua vita. Un malfattore di professione, con un animo sadico, malato, cattivo.

Ecco invece qual era la situazione dell’altro.

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