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La Passione di Cristo attraverso gli occhi di Maria

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di Marina Corradi

Ciò che sconvolge è che Maria non arretra mai, per tutta la durata del supplizio. Dal primo istante all’ultimo, dagli insulti alla fustigazione allo sfacelo delle membra, quando gli spettatori in sala non tollerando più chiudono gli occhi, Maria è sempre lì, con Maddalena, che assiste, ferma, come di pietra, straziata – immobile. Ti chiedi: possibile? Massacrano tuo figlio a quel modo, e tu stai ferma, non fuggi, non svieni, resti lì a guardare? Eppure sì, ti rispondi, se una grazia te ne dà la forza, rimani: rimani perché speri che voltandosi lui ti veda, e veda che almeno tu non l’hai abbandonato. Certo, ti costa cento anni di vita. Ed è vecchia infatti Maria sul Golgota, molto vecchia, disfatta, mangiata via dal dolore.

Ma neppure per un attimo cede. Con Giovanni e Maddalena – straordinario connubio, la sola senza peccato e l’adultera perdonata, unite da un’estrema tenerezza per l’unico loro Signore – corre per i vicoli paralleli al corteo della croce. Vuole solo una cosa: abbracciarlo ancora. Ci riesce, gli si para davanti mentre lui, già agonizzante, già moribondo per le nerbate e i calci dei centurioni, coperto dai loro sputi, crolla sotto a quel peso. E allora, immagina Gibson, la madre rivede il giorno lontano in cui Gesù cadde, bambino, in cortile, e come lei lo rialzò – e come lui la guardava, e sorrideva. Ora, Maria deve soltanto lasciarlo andare. Quel figlio non le appartiene, non le è mai appartenuto. E deve andare.

E al Golgota la Madonna ha il colore di cenere della terra di Palestina. La Passione del figlio le è penetrata in faccia, gliel’ha scolpita come una maschera di dolore. è la Madre, ed è tutte le madri della storia del mondo, tutte le madri che mettono al mondo figli che il male e le pesti e l’odio divorano. Quella sofferenza sulla faccia di una donna è più potente tuttavia di ogni cosa, del sangue e dell’odio, e della bestiale sguaiata ferocia da bestie dei soldati romani. Perché gli ebrei hanno emesso la sentenza, ma che gusto ci hanno preso quei centurioni, a eseguirla. Perché cattivi sono sempre “quelli”, “altri”, e mai, disperatamente, noi, tutti noi?

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

 

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