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La lettera di Pannella al Papa, poco prima di morire: “Non mi stacco dalla croce di Romero”

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Aveva scritto a papa Francesco il 22 aprile scorso, meno di un mese prima della morte, avvenuta ieri. La sua lettera è stata poi portata al Pontefice da monsignor Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia. «Ho preso in mano la croce che portava mons. Romero, e non riesco a staccarmene». Così ha scritto Marco Pannella in un post scriptum, come rivela Famiglia Cristiana.

Nella missiva si legge: «Caro Papa Francesco, ti scrivo dalla mia stanza all’ultimo piano, vicino al cielo, per dirti che in realtà ti stavo vicino a Lesbo quando abbracciavi la carne martoriata di quelle donne, di quei bambini, e di quegli uomini che nessuno vuole accogliere in Europa. Questo è il Vangelo che io amo e che voglio continuare a vivere accanto agli ultimi, quelli che tutti scartano». È scritta a mano, con i saluti in maiuscolo: «Ti voglio bene davvero tuo Marco».

Ecco la lettera scritta da #Pannella a #PapaFrancesco: “Amo il tuo Vangelo degli ultimi” https://t.co/roiD2sKZzk pic.twitter.com/t9x723nues

— Famiglia Cristiana (@fam_cristiana) 20 maggio 2016

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La croce di Romero oggi la porta attorno al collo lo stesso Paglia: è stato lui a spiegare a Pannella l’origine di quella croce. «Marco mi ha chiesto di indossarla, non voleva più staccarsene. E alla fine, quando prima di andare via me la sono ripresa, dentro di me ho sentito un po’ di rimorso per avergliela tolta».

Paglia conosce e frequenta Pannella dai primi anni Novanta. Nelle ultime settimane si sono visti più spesso: «A marzo ero alla Casa del Divin Maestro di Ariccia con il Papa e gli altri prelati della Curia durante gli esercizi spirituali di Quaresima – ha raccontato a Famiglia Cristiana – quando ho ricevuto una telefonata di Pannella. Voleva vedermi. Ho informato il Papa e lui mi ha detto. “Vai di corsa”. Prendo la macchina e lo raggiungo. Lui stava a letto un po’ rattristato, ci siamo abbracciati e poi abbiamo cominciato una delle nostre lunghe chiacchierate».

Pochi giorni fa l’ultima telefonata, ma Pannella, ormai sopraffatto dai dolori, non poteva più rispondere. «Mentre parlavo con Matteo Angioli sentivo in sottofondo i suoi lamenti – dice Paglia – il mio amico Marco aveva ormai finito di combattere la sua battaglia».

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Il 2 maggio, giorno del compleanno di Pannella, Francesco gli ha mandato in regalo il suo libro «Il nome di Dio è Misericordia» (intervista ad Andrea Tornielli, Piemme) e una medaglia.

Ieri il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, ha definito Pannella «una persona con cui ci siamo trovati spesso in passato su posizioni discordanti ma non si poteva non apprezzare il suo impegno totale e disinteressato per nobili cause per esempio quella a cui si è molto dedicato negli anni recenti, in favore dei carcerati».

Monsignor Salvatore (Rino) Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della nuova Evangelizzazione e «regista» del Giubileo straordinario della Misericordia, dichiara a La Stampa-Vatican Insider: «Non ho certo condiviso le battaglie di Marco Pannella come l’aborto o in tempi più recenti, quella per l’eutanasia. Ma non posso dimenticare che è stato anche capace di far sentire la voce dei senza voce. Ho condiviso ben poco, anzi nulla, di certe battaglie radicali degli anni ’70 e ’80. Ma non posso nemmeno dimenticare le iniziative per combattere la fame nel mondo o quelle per far sentire la voce di chi non aveva voce, come nel caso dei carcerati. Questo non dovrebbe stupire. È importante cercare con chi non crede un dialogo fondato sulla ragione», dice Fisichella.

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