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Fisichella su Pannella: “Distanze siderali su aborto e fine vita, ma anche lui dava voce a chi non ce l’ha”

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«Non ho certo condiviso le battaglie di Marco Pannella come l’aborto o in tempi più recenti, quella per l’eutanasia. Ma non posso dimenticare che è stato anche capace di far sentire la voce dei senza voce». L’arcivescovo Rino Fisichella, già cappellano della Camera dei deputati, oggi presidente del Pontificio consiglio per la nuova evangelizzazione e regista del Giubileo della misericordia, in un colloquio con «La Stampa» ricorda così il leader radicale scomparso. Parole simili a quelle del portavoce vaticano padre Federico Lombardi che ieri ha definito Pannella «una persona con cui ci siamo trovati spesso in passato su posizioni discordanti ma non si poteva non apprezzare il suo impegno totale e disinteressato per nobili cause ad esempio quella a cui si è molto dedicato negli anni recenti, in favore dei carcerati».  

Monsignor Fisichella, conosceva Pannella?  

«L’ho incontrato qualche volta e ho sempre trovato in lui il rispetto per l’altro. L’ultima volta l’ho visto qualche mese fa. Era tra il pubblico alla presentazione di un libro sulla misericordia. Gli ho detto che Papa Francesco avrebbe fatto cose importanti per i carcerati. Lui ha sgranato gli occhi e ha fatto un gran sorriso: “È quello che attendo, sono certo che farà ciò di cui c’è veramente bisogno”. Un’espressione che mi ha fatto capire il cuore di questa persona». 

Colpisce sentir dire questo da un vescovo…  

«Intendiamoci: ho condiviso ben poco, anzi nulla, di certe battaglie radicali degli anni ’70 e ’80. Ma non posso nemmeno dimenticare le iniziative per combattere la fame nel mondo o quelle per far sentire la voce di chi non aveva voce, come nel caso dei carcerati. Questo non dovrebbe stupire. È importante cercare con chi non crede un dialogo fondato sulla ragione. Su alcuni temi, come quelli che ho accennato prima, Pannella ha sempre mostrato un profondo interesse anche per le posizioni della Chiesa». 

Ma su aborto, eutanasia, liberalizzazione della droga eravate su fronti opposti.  

«Certo. Lui parlava di diritti e di libertà della persona. Ma questo non può intaccare la sacralità della vita che è un dono ricevuto del quale non possiamo disporre a piacimento». 

Quanto ha influito Pannella nei cambiamenti avvenuti nel nostro Paese su questi temi?  

«Dal punto di vista culturale prima ancora che politico, certamente Pannella ha influito non poco nel cambiamento della società italiana, con la sua lunga presenza in Parlamento. Lo ha fatto dall’interno delle istituzioni politiche. Anche se minoritario, è stato determinante. Non dimentichiamo poi che le sue idee erano condivise dall’area politica rappresentata dal Partito socialista. Lui ha avuto una parte non secondaria e dunque porta certamente con sé delle responsabilità per quanto è avvenuto». 

Anche con Giovanni Paolo II vi furono dei contatti, vero?  

«Sì, certo. Ci fu un incontro nel 1986. E nei primi anni del pontificato, Karol Wojtyla era diventato un interlocutore per chi si impegnava contro lo sterminio per fame. Su alcune problematiche ci si intendeva. C’erano punti di contatto e insieme anche distanze siderali su questioni quali quelle del diritto di nascere – e non di venire soppresso nel grembo materno – per ogni essere umano». 

C’è chi si è scandalizzato per le telefonate di Papa Francesco al leader radicale mentre faceva lo sciopero della fame. Lei è tra questi?  

«E perché mai? Una delle caratteristiche di Francesco è la sua costante apertura verso tutti, senza distinzioni politiche, religiose o di altro genere. È particolarmente sensibile alle persone che sono nella malattia. E poi alcune battaglie, come quella per la dignità della vita nelle carceri, appartengono al Dna della Chiesa». 

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