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Caro Marco Pannella, ti sei battuto per diritti incivili che hanno imbruttito l’Italia

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«Volete il divorzio? Allora dovete sapere che dopo verrà l’aborto. E dopo ancora, il matrimonio tra omosessuali. E magari vostra moglie vi lascerà per scappare con la colf!», disse Amintore Fanfani, il 26 aprile 1974. Un profeta, che venne allora ridicolizzato da Marco Pannella, tra i principali artefici delle leggi che, di fatto, hanno rovinato il tessuto sociale italiano.

E’ morto oggi, Marco Pannella, senza dubbio un combattente. A lui va il nostro ringraziamento per l’onestà intellettuale di aver saputo schierarsi dalla parte della Chiesa laddove rilevava un cammino comune. Pensiamo alla campagna contro lo sterminio per la fame nel mondo che lo portò ad essere ricevuto nel 1986 da Giovanni Paolo II, a nome del Consiglio direttivo di “Food and Disarmament”. Ma anche alla lotta contro la pena di morte e per la dignità dei carcerati, che lo ha avvicinato molto a Papa Francesco (si capiscono così le parole di padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede, che ha parlato di «eredità umana e spirituale importante, di rapporti franchi, di espressione libera e di impegno civile e politico generoso», ma anche di «posizioni discordanti», mentre l’Osservatore Romano ha accennato a «battaglie politiche, talvolta discutibili, in particolare a partire dagli anni Settanta, attraverso una mobilitazione senza precedenti della società civile»).

Eppure non si può negare quanto alcune sue battaglie abbiano anche imbruttito il volto dell’Italia. La sola esistenza della legge sul divorzio ha reso precari i rapporti coniugali fin dalla loro nascita, passando dal per sempre al vediamo se, quindi con una prospettiva già azzoppata in partenza, rendendo precaria e instabile la cellula della società, la famiglia. La sola possibilità di divorziare è stata un facile deterrente alla possibilità di rimboccarsi le maniche e recuperare i rapporti, l’attivismo dei Radicali ha permesso che lo Stato legalizzasse, quindi approvasse, ciò che è oggettivamente un male per la società: la divisione della famiglia con l’avvallo statale.

Contro non trovò soltanto la Chiesa, ma anche diversi laici come Salvatore Satta, Sergio Cotta, Augusto del Noce, Carlo Felice Manara, Enrico Medi, Giorgio La Pira, Alberto Trabucchi, Giambattista Migliori e Lina Merlin.

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