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E' morto il leader radicale Marco Pannella

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ROME, ITALY - JANUARY 31: Leader of the Italian Radical party Marco Pannella attends 'Porta A Porta' TV show on January 31, 2013 in Rome, Italy. National Elections in Italy are scheduled for February 24. (Photo by Franco Origlia/Getty Images)

Lucandrea Massaro - Aleteia - pubblicato il 19/05/16

Capace come nessun altro di influire sulla società e la politica italiana è morto in ospedale ad 86 anni

E’ morto ad 86 anni il leader del Partito Radicale, Marco Pannella in ospedale da diversi giorni era stato sedato. Quando gli hanno chiesto se potevano farlo ha risposto: «Grazie». Il Papa ha chiesto notizie e martedì gli ha fatto arrivare il suo saluto.

LO STILE POLITICO? IL SUO CORPO

Pierluigi Battista sul Corriere della sera ricorda la diversità radicale, in tutti i sensi, di Marco Pannella rispetto ai politici della Prima Repubblica, lui che ha dato del tu a tutti i leader dei maggiori partiti della storia italiana. Una diversità basata sulla sua corporeità, sul fatto che essa non fosse estranea alla dialettica politica:

Pannella è il suo corpo. La politica di Pannella è il suo corpo. I politici della Prima Repubblica erano senza corpo, vissuto come qualcosa di ingombrante, e comunque goffo, sgraziato, prepolitico, qualcosa da portare ma da coprire, non per moralismo, piuttosto per astrattezza, concettosità, fiducia illimitata sulla parola vuota e ricca di formule misteriose: il politichese non prevedeva l’irruzione del corpo. Pannella è stato il simbolo corporeo di questa irruzione (Corriere della Sera, 19 maggio).

E’ un fatto essenziale per capire un personaggio come Pannella, le sue battaglie sui diritti civili, le libertà. Alcune giuste, molte altre sbagliate, ma tutte combattute attraverso il corpo, con i digiuni fino allo stremo, con i sit-in, con le dirette interminabili dalla sua creatura, Radio Radicale.

LA SUA IDEA DI “LIBERTA’”

Sue le “vittorie” più controverse dal dopoguerra in avanti: dal divorzio (1974) all’aborto (1981) che probabilmente sancirono la fine della definizione di Italia come paese a maggioranza cattolica: i due provvedimenti vennero approvati con referendum e ad ampia maggioranza (rispettivamente il 60 e il 67%). Suo l’impegno costante per la depenalizzazione delle droghe leggere, passando per l’abolizione della cosiddetta “Naja”, cioé l’obbligo di prestare servizio per un anno nelle forze armate. Fino al referendum contro la legge 40 sulla procreazione assistita. Tutte (o quasi) battaglie vinte, divenute legge senza che – quasi mai – i Radicali fossero forza di governo o maggioranza parlamentare. Marco Pannella fu capace di condizionare il dibattito pubblico come forse nessun altro leader politico in Italia. In questi giorni si parla di eutanasia, da anni grande obbiettivo dei Radicali, sarà il suo successo postumo? Si vedrà.

Oltre a queste iniziative, molte delle quali fortemente contrarie alla morale cattolica, la lotta per il giusto processo, per la responsabilità civile dei giudici, e per i diritti dei carcerati.

Sempre in prima linea contro ogni dittatura (nel 1966 sarà a Praga contro l’invasione sovietica della Cecoslovacchia, inaugurando la non-violenza e i digiuni come arma politica). O al fianco dei cristiani perseguitati in Vietnam dai Khmer rossi (i comunisti) o per l’indipendenza del Tibet dall’occupazione della Cina. Da sempre un accanito combattente della partitocrazia italiana, fu tra i più strenui assertori della necessità di abolire il finanziamento pubblico ai partiti. Un tratto che condivide con tutti i protagonisti della Seconda (Terza?) Repubblica, da Renzi a Grillo. Fu anche merito suo e di Emma Bonino (sua sodale per decenni) se è stato istituita una Corte Penale Internazionale, per punire i crimini di guerra. Da sempre in prima linea contro la pena di morte, in Europa e nel mondo.

Per Marco Pannella queste battaglie erano tutte fatte nel solco della libertà, intesa in maniera rigidamente laica, da liberale, in maniera spesso antitetica tanto alla morale cattolica quanto a quella borghese.

IL RAPPORTO COI PAPI E IL CATTOLICESIMO

Marco Pannella ha amato molto due pontefici e ne ha detestato uno: la sua simpatia è andata a Giovanni Paolo II e a Francesco, ma non ha mai apprezzato Benedetto XVI. Un rapporto complesso chiaramente, dove le vicinanze sui diritti dei carcerati, contro la fame nel mondo e la pena di morte cozzavano con la altrettanto accanita lotta a favore dell’aborto.

Un rapporto positivo -dicevamo – lo ha vissuto con Papa Francesco. Il pontefice gli ha telefonato, convincendolo a sospendere uno dei suoi scioperi della sete nel 2014 a favore dei carcerati.

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Per venti minuti Francesco e Marco hanno discusso della vita e della morte, dell’uomo e dello spirito, e pure della situazione delle carceri italiani. «Ma il Pontefice – racconta Giuseppe Di Leo, vaticanista di Radio Radicale – non gli ha mai chiesto di riprendere a bere e a mangiare. Anzi, ha parlato di gesto di coraggio, come se lo incoraggiasse a tener duro». È stato a quel punto che Pannella si è convinto e ha smesso (Il Giornale, novembre 2014).

«Papa Francesco? Noi radicali lo amiamo molto, e credo che anche lui…», aveva confidato il leader radicale a gennaio 2014 a SkyTg24 , elogiando il «riaffermarsi grande e grosso della spiritualità» E quando il Pontefice argentino l’estate scorsa aveva cancellato l’ergastolo e introdotto il reato di tortura nella legislazione vaticana, Pannella s’era spinto oltre: «Mi piacerebbe molto lasciare la cittadinanza italiana per diventare un cittadino del Vaticano» (Il Giornale, novembre 2014).

In un’intervista sul settimanale Chi (maggio 2015) in riferimento a quella telefonata di Papa Francesco di qualche mese prima, la giornalista Giulia Cerasoli gli chiedeva: «Papa Francesco non l’ha sgridata per come tratta il suo corpo?».

E lui: «Tutti gli altri sì, lui no. Anzi, mi ha detto. ‘Sia coraggioso, vada avanti così’. L’unico a dirmi una cosa del genere. Perché ha capito».

Nella stessa intervista spiega:

«Noi radicali abbiamo anticipato molte delle cose che Francesco dice e fa. La sua religiosità, così vicina alle persone semplici e vere, è molto vicina anche alle mie origini. Sono un orso abruzzese, da piccolo assistevo a tutte le processioni di paese, con le donne che salivano sulla montagna salmodiando. E quel mio prozio sacerdote era un liberale, un talent scout, aveva una rivista alla quale collaboravano Benedetto Croce e Giovanni Gentile. Croce mi volle conoscere e, da quel momento, la sua famiglia matriarcale mi è sempre stata accanto. Pochi giorni fa è morta Lidia Croce, l’ultima figlia di Benedetto».
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Nella stessa intervista a Chi del 2015 così raccontava del suo rapporto con Giovanni Paolo II e Benedetto XVI: «Il polaccone lo sentivo spesso e Ratzinger…Beh, sapevo che ci avrebbe stupito».

Karol Wojtyla entra subito a far parte come uomo, come leader religioso e come protagonista della vita politica italiana e internazionale, dell’arcipelago del discorso di Pannella. Con le parole «Dio ce l’ha dato, guai a chi me lo tocca», Pannella quella sera stessa dà vita ad un rapporto che si sviluppa, si trasforma, e che non si interrompe con il passare degli anni. In Wojtyla Pannella riconosce quella voce che ha pieno diritto di rivolgere, ai fedeli e non, i suoi richiami su questioni di fede e morale, i quali tuttavia all’interno del Vaticano stesso vengono privati della necessità e della possibilità della critica (Notizie Radicali, maggio 2011).

Tutto il contrario, come dicevamo, con Benedetto XVI: Pannella è stato da sempre molto duro. In un’intervista sul Corsera (28 giugno 2005), scriveva il giornalista Angelo Frenda: «Ho sperato che il carisma lo trasformasse. Non è accaduto. Il Papa è espressione massima di un blocco di poteri mai così forte».

Blocco di potere che per il leader dei Radicali, alla luce anche delle ultime esternazioni di Ratzinger, appare sempre più evidente:

«Sì, quel “blocco di poteri” è fortissimo. Ma è, al contrario, pressoché nulla la forza spirituale, etica, morale dell’attuale potere Vaticano e delle gerarchie ecclesiastiche anche presso il popolo dei fedeli. Si rovescia ovunque uno tsunami di immenso potere, immagini faraonico-hollywoodiane, con scenografie che richiamano in modo preoccupante le immense manifestazioni popolari di tutti i regimi autoritari e totalitari. Dietro tutto questo si punta a conquistare e usare con violenza il “braccio mondano” degli Stati, quelli democratici e di diritto, considerati come i veri nemici da sottomettere».

Frenda lo sollecitava anche sull’incontro tra Ratzinger e l’allora presidente della Repubblica Ciampi, in cui il presidente Ciampi sottolineava con forza la laicità dello Stato. Pannella sempre durissimo:

«Già, ma la replica di Papa Ratzinger è stata un’altra occasione per ribadire che la sua “Chiesa” riconosce solamente la “Libertà nel bene”. Sempre più ci ripete che il suo Stato “laico” è quello che accetti di essere e riconoscersi come braccio mondano del monopolio chiesastico dell’Etica, della Morale, della Dottrina della verità; compito degli Stati è di tradurlo in leggi e norme, in divieti e in punizioni conseguenti. Al “relativismo cristiano’ del cardinale Martini la risposta è quella, purtroppo prevista e paventata da tanta parte dei teologi cristiani e cattolici».

Così lo ricorda il portavoce del Papa, padre Federico Lombardi su Avvenire:

“Lo ricordo con stima e simpatia, pensando che ci lascia una eredità umana e spirituale importante, di rapporti franchi, di espressione libera e di impegno civile e politico generoso, per gli altri e in particolare per i deboli e i bisognosi di solidarietà”. “Pannella è una persona con cui ci siamo trovati spesso in passato su posizioni discordanti, ma di cui non si poteva non apprezzare l’impegno totale e disinteressato per nobili cause”.

COSA RESTA DA DIRE? LA PREGHIERA PROBABILMENTE…

Così il Cardinal Biffi, nel suo “Memorie e digressioni di un italiano cardinale” (2007) definiva e giudicava Marco Pannella, il Grande Digiunatore:

[…] Le iniziative tipiche del Grande Digiunatore sono in fondo di natura ricattatoria: si tenta con esse di estorcere, attraverso una forma specifica di violenza psicologica e morale, un consenso, una complicità, un adeguamento comportamentale; in certi casi addirittura un provvedimento legislativo e di governo. E questo non è accettabile.L’eventuale valore della tesi, che così si vuole imporre, non attenua affatto l’odiosità del procedimento. Né il convincimento soggettivo maturato in buona fede può costituire una scusante. Nel mondo con temporaneo il ricatto è un uso abbia stanza diffuso, con una fenomenologia molteplice e disparata. Sul ricatto vive l’industria dei rapimenti e delle devastazioni minacciate; di prospettive ricattatorie si serve talvolta l’adolescente che ha deciso di farsi regalare il motorino dai genitori riluttanti; ricatta anche l’uomo politico che preannuncia un’inutile o dannosa crisi parlamentare se non vede soddisfatta una sua pretesa. E così via.Poco o tanto, sono sempre azioni abominevoli, per ché insidiano la libertà di decisione dell’uomo, che si vede se non costretto almeno sospinto a pensare, a parlare, ad agire, contro il suo parere e la sua volontà; e soprattutto contro la ragione.[…] Il Grande Digiunatore non si abbassa mai a spiegare ai “piccoli”, che rapporto ci sia tra la sua “laica” penitenza e la bontà della causa che egli intende promuovere. Egli si sacrifica nobilmente a favore di qualche mèta che gli sta a cuore, ma ritiene superfluo chiarire l’intrinseca relazione tra il suo digiuno e il traguardo che intende conseguire.La sua è dunque una richiesta di assenso e di condivisione, sollecitata non con la forza di argomentazioni ineccepibili, ma con un metodo che esula da qualsivoglia razionalità. Anzi, la pressione per convincere, esercitata sugli animi, tende a debilitare le menti attraverso la nebbia delle emozioni e della pietà.Dal Grande Digiunatore io mi sento dunque attaccato e offeso nella mia logica sostanziale. E ciò che programmaticamente va contro il dono divino della ragione non può essere tollerato.La cosa è tanto più abnorme in quanto spesso (non sempre) il Grande Digiunatore è un devoto della conoscenza puramente naturale (e non ammette per principio che si dia altra luce); e quindi del razionalismo più rigoroso. Ma forse qui è il caso di ricordare l’osservazione di Chesterton: «Coloro che usano la ragione non la venerano, la conoscono troppo bene; coloro che la venerano non la usano».

E così lo saluta, implorandolo di una conversione di fronte a Dio, Danilo Quinto, ex tesoriere dei Radicali convertitosi al cattolicesimo su Radio Spada:

[Hanno contribuito: Gelsomino Del Guercio e Valerio Evangelista]

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