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Card. Burke: se volete trasformare la società, preparatevi a morire

JOHANNES EISELE / AFP

John Burger - pubblicato il 19/05/16

Il martirio è una risposta alla decadenza della Chiesa e del mondo

Quando Voice of the Family ha parlato con il cardinale Raymond L. Burke per esprimere le proprie preoccupazioni per una decadenza percepita sia nella società che nella Chiesa, il porporato ha esortato ad “approfondire la comprensione dell’insegnamento e della disciplina della Chiesa” e a far sentire la propria voce ai leader ecclesiali.

In un discorso del 7 maggio al Rome Life Forum promosso dal gruppo, Burke – attualmente patrono dell’Ordine di Malta – ha riconosciuto le preoccupazioni sulla possibile confusione nella Chiesa su verità dogmatiche e morali fondamentali, e ha affermato che i vescovi devono “comprendere l’urgente bisogno di annunciare di nuovo con chiarezza e coraggio la verità della fede”. I fedeli cristiani, ha aggiunto, dovrebbero essere pronti al martirio per amore di Cristo e della sua Chiesa, e questo martirio può assumere molte forme diverse.

Il cardinale Burke, per anni alla guida della Segnatura Apostolica, la corte suprema vaticana, ha confessato di essere preoccupato da “una crescente prospettiva mondana, centrata sull’uomo e sul mondo, soprattutto nella Chiesa”, che si esprime in una “comprensione secolare delle realtà divine che sono parte della nostra vita quotidiana”.

“Ad esempio, oggi nella Chiesa c’è chi si riferisce alla realtà oggettiva della grazia del matrimonio semplicemente come a un ideale a cui cerchiamo più o meno di conformarci. La visione mondana, che non essendo vera porta a confusione e a divisione all’interno del Corpo di Cristo, finisce per negare il principio fondamentale della giusta ragione, chiamato principio di non contraddizione, nella fattispecie la legge per cui una cosa non può essere e non essere in un modo allo stesso tempo”, ha dichiarato.

Nello specifico, non può essere che la Chiesa professi la fede nell’indissolubilità del matrimonio “e ammetta allo stesso tempo ai sacramenti chi vive pubblicamente in violazione di questa indissolubilità”. Il cardinale si riferiva alle recenti controversie sulle speculazioni per cui la Chiesa potrebbe ammettere a ricevere la Comunione i divorziati risposati senza che abbiano ottenuto l’annullamento.

“Se una persona che vive pubblicamente in violazione del suo vincolo matrimoniale viene ammessa ai sacramenti, allora o il matrimonio non è indissolubile o il sacramento della Santa Eucaristia non è il Corpo di Cristo e l’incontro con Cristo nel sacramento della Penitenza non richiede il fermo proposito di emendare la nostra vita, ovvero obbedire alla parola di Cristo che ci dice di ‘non peccare più’”.

Il cardinale Burke ha concentrato buona parte del suo discorso sull’opera del gesuita padre John Hardon, morto nel 2000 e che ha scritto e insegnato su catechesi ed evangelizzazione.

“Sapeva che l’unico modo per trasformare la società, ovvero per volgere la società a Cristo e al suo Corpo Mistico, la santa Chiesa, è che i cattolici vivano la propria fede con totale integrità, anche di fronte a solitudine, scherno, persecuzione e perfino morte”.

Padre Hardon insegnava che ci sono vari tipi di martirio, incluso quello a cui pensiamo più spesso, il martirio di sangue. C’è però anche il martirio della persecuzione, quando i cristiani sono privati della libertà di praticare la propria fede.

“Non si può fare a meno di pensare alla situazione che si vive attualmente in varie Nazioni”, ha commentato il cardinale Burke. “Un Governo del tutto secolarizzato rende legali e addirittura promuove le privazioni più terribili della legge morale, ad esempio l’aborto procurato, l’eutanasia, il cosiddetto ‘matrimonio omosessuale’, la clonazione umana e la distruzione totale di embrioni umani per il bene della ricerca, e ora sta cercando di costringere i cattolici e altre persone di buona volontà a cooperare formalmente ad atti malvagi in totale violazione della loro coscienza”.

“I cattolici sono chiamati, oggi più che mai, a sostenere la verità che Cristo ci insegna, anche se significa perdita di beni, persecuzione governativa e carcere. Penso, ad esempio, alla minaccia della perdita dell’esenzione dalle tasse, con i suoi effetti disastrosi su molti apostolati della Chiesa, che può essere il risultato necessario del rimanere fedeli a Gesù Cristo Nostro Signore e alla verità che ci offre nella sua Santa Chiesa, indipendentemente dalla sofferenza o dalla persecuzione che possiamo affrontare”.

Il martirio della persecuzione è una “partecipazione alla Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, e quindi offre la gioia più profonda al cristiano, nonostante l’intensità della sofferenza che implica”, ha dichiarato il cardinale.

Un’altra forma di martirio – la più comune – è quella della testimonianza.

“Il martirio della testimonianza può non affrontare un’opposizione attiva, ma ne affronta una passiva ad opera di coloro che non hanno una chiara visione del Salvatore o di chi, pur avendola avuta, ha perso il suo impegno precedente nei confronti di Cristo”, ha dichiarato il porporato citando padre Hardon.

Scriveva il gesuita:

Alle persone che credono fermamente all’autorità di insegnamento della Chiesa – il servo devoto del papato; il pastore convinto che insiste nell’insegnare al suo gregge la giusta dottrina; il religioso dedito che vuole rimanere fedele ai suoi voti di autentica povertà, onesta castità e sincera obbedienza; i genitori preoccupati della formazione religiosa e morale dei propri figli e disponibili a sacrificarsi generosamente per costruire e curare una famiglia cristiana, naturale o adottata – non saranno risparmiate critiche e aperta opposizione, ma devono essere pronte a vivere in un’atmosfera di freddezza nei confronti delle loro convinzioni più profonde.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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cardinale raymond leo burkedivorziati risposatidivorziomatrimonio
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