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Arcidiocesi di Chicago, Cupich istituisce la maternità retribuita

Vatican Insider - pubblicato il 19/05/16

La promozione della famiglia? Comincia dalle politiche adottate con i dipendenti degli uffici diocesani. A sostenerlo è l’arcivescovo di Chicago, Blaise Cupich, che tornato dal Sinodo di ottobre ha dato un’indicazione molto chiara al consiglio di amministrazione della sua Chiesa locale: è tempo che i primi a seguire le indicazioni della Chiesa per il sostegno alla famiglia siano i nostri uffici del personale. 

Così nella grande arcidiocesi dell’Illinois sta per partire un segnale importante per gli Stati Uniti: dal 1° luglio ai dipendenti della Chiesa di Chicago verrà garantito il diritto a una retribuzione nelle dodici settimane del congedo di maternità. Può sembrare un fatto scontato, ma dall’altra parte dell’Oceano non lo è affatto: gli Stati Uniti sono uno dei Paesi con la legislazione più arretrata in tema di tutela del diritto alla maternità. Solo nel 1993 – quando era presidente Bill Clinton – è stato adottato il Family and Medical Leave Act, che ha riconosciuto ufficialmente il congedo maternità, ma per un periodo molto breve rispetto a tanti altri Paesi (appena dodici settimane) e soprattutto nella forma di un periodo di aspettativa non retribuita. Secondo un rapporto realizzato nel 2014 dall’Organizzazione mondiale del lavoro su 185 Paesi del mondo censiti sono solo tre quelli che nelle proprie legislazioni nazionali non prevedono alcuna forma di sussidio economico alle donne lavoratrici in gravidanza: Stati Uniti, Oman e Papua Nuova Guinea. Un fatto imbarazzante, che solo tre Stati americani finora hanno cercato di correggere con misure nella legislazione locale: la California, il New Jersey e il Rhode Island.  

Di fatto, dunque, negli Stati Uniti la stragrande maggioranza delle donne che vanno in maternità ricorrono alle ferie arretrate o ai giorni di malattia. Ed è il sistema che fino ad oggi veniva utilizzato anche tra i dipendenti dell’arcidiocesi di Chicago, come nella maggior parte delle altre diocesi americane. Solo che questo tipo di procedura penalizza soprattutto le situazioni più fragili: chi è già dovuto ricorrere a un periodo di malattia, per esempio, o anche chi è stato assunto da poco tempo. Di qui l’indicazione chiara data da monsignor Cupich: dal 1° luglio chi lavora da più di un anno per la diocesi ed è in gravidanza oppure chi adotta un figlio, avrà diritto a dodici settimane di congedo retribuito. E anche chi è assunto da meno di un anno godrà di un’aspettativa retribuita della durata di tante settimane quanti sono i mesi trascorsi dall’inizio del rapporto di lavoro. Particolare importante: questo tipo di congedo parentale varrà anche per i papà, che saranno così incentivati a trascorrere più tempo in famiglia durante momenti così importanti.

L’arcidiocesi ha stimato che questa misura potrebbe venirle a costare fino a 1 milione di dollari l’anno; soldi che verranno considerati un investimento per essere davvero all’avanguardia nella promozione del valore della vita. «Ma sarà anche un modo per rendere i nostri uffici un posto attraente per giovani talenti – ha spiegato la responsabile degli uffici Betsy Bohlen al settimanale diocesano di Chicago. Siamo convinti che se dimostreremo di essere più a misura di famiglia rispetto alle altre organizzazioni sarà una carta a nostro favore». 

Da parte sua il direttore del Dipartimento diocesano per la vita parrocchiale e la formazione, padre Peter Wojcik, ha commentato la novità citando il passaggio dell’esortazione apostolica Amoris Laetitia in cui papa Francesco parla del pericolo di presentare un’ideale solo astratto del matrimonio, lontano dalla concretezza delle sue sfide più quotidiane. «Credo che questa scelta – ha aggiunto – sia un modo molto concreto per testimoniare che vogliamo le famiglie davvero al centro, che la Chiesa si fonda su di loro e riconosce il bisogno di tempo per stare insieme e accompagnarsi a vicenda». 

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