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Bono vuole degli artisti cristiani “autentici”? Eccone cinque

Libby Reichert - pubblicato il 18/05/16

Questi artisti cattolici ci ricordano che la chiesa non è un museo di santi, ma un ospedale per peccatori

Forse l’avete visto anche voi girare il post su Facebook “Il consiglio di Bono ai musicisti cristiani: siate autentici”. Ha detto di aver incontrato “molta disonestà” nella moderna arte cristiana, paragonata alla cruda e brutalmente onesta emozione dei salmi. “Mi piacerebbe che questa conversazione ispiri le persone che scrivono queste meravigliose canzoni di adorazione a scrivere una canzone sul fallimento del loro matrimonio. Scrivete una canzone su quanto ce l’abbiate con il governo. Perché è questo che Dio vuole da voi, la verità”.

Ha ragione: la musica contemporanea cristiana è una sfilza di canzoni intrise di un felice e continuo “Lode al Signore”. È spesso più una raffigurazione del “museo di santi” che dell'”ospedale per peccatore” che è la chiesa di Dio sulla terra. Ed è per questo che i seguenti artisti rappresentano ancora di più un diamante raro.

Ecco cinque artisti cattolici che sanno come “essere autentici”:

Padre Kevin McGoldrick

Il suo ultimo album è chiamato Square Peg in a Round Hole. È un titolo perfetto: Kevin McGoldrick è tutto ciò che non vi aspettereste da un artista cristiano. Canta del caffè e di Nashville con la stessa disinvoltura con cui onora la Madonna e con cui eleva la sua voce a Gesù. E proprio quando pensate di averlo inquadrato in un genere musicale c’è una traccia nuova che ha con sé uno stile radicalmente diverso. E forse la cosa più sorprendente è che sotto il Beanie, la sciarpa e il maglione indossa abiti ecclesiastici. Padre Kevin è un sacerdote cattolico.

Questo ragazzo sa cosa vuol dire essere umano e cosa essere cristiano. Sa che essere cristiani significa più dell’essere umani, non meno (leggete Gaudium et Spes 22). “Il secolare è ideato per permeare il sacro. Se canti una canzone sul cuore umano, non deve necessariamente citare il nome del Signore. La bellezza ha se stessa come fine. La bellezza non ha bisogno di una scusa. Perché fare qualcosa di bello? La risposta a questa domanda è: semplicemente perché è bello!

Leggete di più su Kevin McGoldrick sul suo sito.

Sarah Hart

Above Earth’s Lamentation è stato un punto di svolta per la cantautrice, nominata ai Grammy, conosciuta per la sua musica d’adorazione. L’intero album è un viaggio attraverso il dolore. “Ci sono certe parti del viaggio che nessuno vuole percorrere. Ma vivere vuol dire che, in un certo punto della vita, bisognerà percorrere quelle parti”, dice Sarah. “Il dolore è stato una delle parti del viaggio che io non volevo proprio percorrere, ma è là che mi sono trovata”.

Un grido lontano dal “Il Signore dà, il Signore toglie, il Signore sia benedetto” di Giobbe, l’album non fa mistero della tremenda solitudine che accompagna il dolore, del dubbio e della rabbia che la cantante ha sentito verso Dio. In un’intervista Hart ha detto: “A volte, quando le persone attraversano del dolore – e può essere un cordoglio che riguarda qualsiasi cosa, una dipendenza, un divorzio, una morte – la nostra risposta da cristiani tende a essere quella di mettere prenderle sotto braccia e dire ‘tutto andrà bene, ora devi andare avanti’. In realtà queste sono ferite squarciate che, a prescindere dal fatto che noi siamo credenti o meno, impiegano molto tempo per guarire”.

Per comprare l’album andate su iTunes. E seguite Cecilia suFacebook, dove condivideremo il suo imminente album Til the Song is Sung, che verrà lanciato successivamente questo mese.

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