Ricevi Aleteia tutti i giorni
Iscriviti alla newsletter di Aleteia, il meglio dei nostri articoli gratis ogni giorno
Iscriviti!
Aleteia

Cosa fare quando credi e dubiti allo stesso tempo

StockHouse
Condividi

Il padre del ragazzo posseduto da un demonio era come molti di noi – aveva fede in Gesù, ma anche paure e dubbi

Le parole gli sono scappate dalla bocca. Malluch si è avvicinato a Gesù non appena l’ha visto e gli ha chiesto di guarire suo figlio. Voleva addolcire la richiesta aggiungendo qualcosa del tipo “Se vuoi essere così gentile” o “Se non ti dispiace”. Non voleva sembrare troppo esigente. Alla fine ha detto però “Se puoi”.

Non appena l’ha detto, Malluch ha capito che le sue parole tradivano una mancanza di fiducia. Suo figlio era posseduto da un demone terribile e potente che lo privava della parola e spesso lo faceva cadere in preda alle convulsioni. Suo figlio si dibatteva così violentemente che due uomini riuscivano a trattenerlo a fatica.

I rabbini e i sacerdoti avevano pregato su suo figlio ma senza esito. Il demonio veniva da un luogo molto oscuro. Malluch non era nemmeno sicuro che Dio potesse sconfiggere il male che vi si celava.

Malluch non aveva ovviamente inteso mettere in discussione Gesù. Sapeva che questi aveva compiuto cose straordinarie e che forse avrebbe potuto aiutare anche suo figlio, ma non appena ha iniziato a parlare con Gesù le sue paure sono riemerse. Il demone si era impossessato del figlio e lo schiacciava al suolo. Il padre si è inginocchiato per cercare di confortarlo e ha iniziato a sentirsi nuovamente impotente e disperato. “Se puoi”, gli è uscito fuori. Gesù ha riconosciuto la disperazione di Malluch e i suoi dubbi e gli ha offerto una rassicurazione. “Tutto è possibile per chi crede”, ha detto Gesù.

Malluch lo ha guardato e gli ha risposto con parole così acute e sincere che da allora hanno risuonato tra i fedeli: “Credo, aiutami nella mia incredulità”.

Malluch ha riconosciuto che credeva e dubitava allo stesso tempo. Era un uomo di fede, lo era sempre stato. Si rivolgeva a Dio nei momenti problematici e confidava nel fatto che custodisse la sua famiglia, i suoi vicini e i suoi amici. Malluch parava a Dio della sua vita e ascoltava quello che Dio aveva da dirgli. Era grato a Dio per le sue tante benedizioni e cercava di servirlo come poteva. Malluch credeva.

Allo stesso tempo, aveva paure e dubbi. Non amava riconoscerlo, ma dentro di sé si chiedeva se Dio avrebbe potuto davvero guarire suo figlio dalla sua sofferenza. Malluch voleva che la sua fede fosse più forte; voleva che i suoi dubbi diminuissero. Sapeva di non poter far scomparire quei dubbi da solo, e quindi ha chiesto aiuto a Gesù.

Molti di noi assomigliano molto a Malluch. Abbiamo fede. Speriamo in Dio e ci rivolgiamo a Lui nei momenti difficili. Di tanto in tanto gli offriamo una preghiera tranquilla e sentita.

Allo stesso tempo, la nostra fede non è forte come vorremmo. Siamo facilmente distratti dalle cose mondane e non ci volgiamo a Dio quanto dovremmo. E nel profondo abbiamo i nostri dubbi. Mettiamo in discussione la capacità di Dio di salvare il nostro mondo spezzato. Ci scoraggiamo per tutto il male e la morte che constatiamo.

Faremmo bene a seguire l’esempio di Malluch. Riconosciamo con gratitudine la fede che abbiamo, un segno del fatto che Dio è già al lavoro nella nostra vita. Allo stesso tempo, riconosciamo che la nostra fede è fragile e che non possiamo rafforzarla da soli. Chiediamo a Dio di aiutare la nostra incredulità.

Gesù ha detto spesso che non poteva aiutare qualcuno che non aveva fede. Dio non può entrare nella vita di qualcuno senza un’apertura, ma questa non dev’essere per forza enorme. Come ha detto Gesù in un’altra occasione, sarebbe sufficiente la fede di un granello di senape. Gesù è riuscito a guarire il figlio di Malluch quel giorno ai piedi della montagna. La fede di Malluch ha offerto un’apertura sufficientemente ampia. Dio può lavorare anche nella nostra vita.

Nota dell’autore: Questa è una riflessione su uno dei personaggi meno noti che appaiono nelle letture della Messa tratte dalle Scritture. Penso che possiamo imparare qualcosa da questi personaggi. Seguo le indicazioni di Sant’Ignazio di Loyola nell’usare la mia immaginazione per inserire alcuni dettagli della storia. A questo scopo ho dato un nome al personaggio, che nel racconto biblico non viene nominato.

Padre Dan Daly, S.J., è un gesuita della Provincia Centrale e Meridionale degli Stati Uniti. Già docente di Contabilità ed Economia presso il Boston College e la Regis University, ora è tesoriere provinciale. Ha guidato e predicato alle Messe per gli studenti e a quelle parrocchiali per molti anni.

 

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni