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Stile di vita

Un allevamento di lumache come lista di nozze. Ecco perché

Marinella Bandini - Aleteia - pubblicato il 16/05/16

La scelta di Riccardo e Barbara di sposarsi e vivere di provvidenza. Al servizio di Dio e degli altri

Un allevamento di lumache come lista di nozze è un’idea per lo meno bizzarra. Dietro c’è la storia di Riccardo e Barbara, e lo zampino della Provvidenza. Lui, giornalista, vive in una casa-famiglia nel catanese e si occupa di comunicazione per la Missione di Fratel Biagio Conte a Palermo, dove lei fa servizio. Si incontrano, si innamorano e decidono di fare della loro vita insieme una storia d’amore per tanti. Bastano pochi incontri a Riccardo per capire che è lei la donna giusta. La proposta di matrimonio arriva dopo pochi mesi e la “condizione” è fare della casa-famiglia (in cui Riccardo già vive) la loro casa. “Trovare una persona che sposasse me e al tempo stesso sposasse l’idea di casa-famiglia, quindi di accoglienza, solidarietà e carità, non è cosa comune”. Sì, perché questa villa alle pendici dell’Etna non è esattamente il “nido” di una coppia fresca di matrimonio, ma è diventata da subito la “culla” di questa storia d’amore. Riccardo e Barbara vivono con una ventina ospiti, chi con problemi mentali, chi in sedia a rotelle, “tutte persone che generalmente uno terrebbe a distanza più che portarsele a casa”. Qui “i vincoli di parentela vengono superati e diventiamo una grande famiglia: diventiamo sorella, fratello, madre”.

I nostri sposi hanno una loro stanza, ma il bagno è in comune. E spesso alla loro porta bussa qualcuno per chiedere anche piccole cose. “Diciamo che la privacy viene un po’ meno, ma riusciamo a ritagliarci i nostri spazi, indispensabili”. In casa-famiglia si entra a mani vuote e si vive di provvidenza. Il cibo viene recuperato da mercati, supermercati, viene donato da amici o negozianti. “Non manca niente. Nonostante tutto viviamo in assoluta umiltà ed essenzialità”. È sempre una sorpresa e Barbara ai fornelli libera la sua fantasia (modellata dagli studi di architettura) per mettere in tavola cose nuove con i soliti ingredienti: riso, insalata, verdura, legumi e uova. “È una grande palestra sull’amore, che si corona nel nostro matrimonio”. Riccardo vive in casa-famiglia da 12 anni, una scelta giunta in seguito alla sua conversione ma anche in un momento difficile della sua vita sia familiare sia professionale, che lo ha portato a staccarsi da un mondo “falso” e a dedicarsi alle “buone notizie”. A partire da questa “Oasi della Divina Provvidenza”, il nome della casa-famiglia. “È stata una nuova scelta quella di consacrarsi nel matrimonio e stare insieme in casa-famiglia, una scelta che mira a seguire Dio in maniera forte, adoperandosi per gli altri”.

E così Riccardo ha imparato a “non pensare al proprio tempo ma donarsi in continuazione, anche quando ti trovi a fare tutt’altro da quel che avevi pensato” come “occuparti di una persona in sedia a rotelle o fare file chilometriche all’Asl per qualcuno che non ci può andare”. Barbara faceva volontariato a Palermo, “ma il lavoro mi impegnava troppo e non riuscivo più a trovare il tempo né per gli altri né per me. Allora mi sono fatta coraggio e mi sono chiesta cosa volevo realmente, o meglio, cosa non volevo. Non volevo più vivere solo per il lavoro”. Così, “nel momento in cui Riccardo si è immesso nella mia vita ho capito che quella doveva essere la mia strada e adesso mi sento veramente realizzata”. E sottolinea: “Non si sceglie questa vita in modo avventato, altrimenti non si riuscirebbe a fare tutto quello che serve qui in casa. Abbiamo a che fare con persone disabili, persone che hanno molti problemi, bisogna avere sempre la forza di dare loro un sorriso, una speranza, una parola buona, di dare affetto”.

La provvidenza – raccontano – “non è casuale, è un misto di affidamento a Dio e di servizio incondizionato”. La vita qui trascorre al ritmo della preghiera, in particolare delle “Ave Maria”, il cui conto viene tenuto su un vero e proprio registro. Ospiti e responsabili della casa-famiglia partecipano alla iniziativa “Mille Ave Maria” e si impegnano a pregare il più possibile. Tra l’altro hanno pregato perché Barbara accettasse la proposta di Riccardo, e ha “funzionato”. Per questo “siamo stati definiti il frutto delle mille Ave Maria: sia la scelta di Barbara sia il nostro matrimonio”. Del resto, “non avevamo niente, avevamo deciso di sposarci anche in jeans e scarpe da ginnastica”, e poi è arrivato tutto: chi ha regalato il vestito, chi ha la sala per il ricevimento, chi ha preparato la torta, e chi, come i ragazzi dell’alberghiero, ha servito ai tavoli. È arrivato anche un viaggio a Roma con tanto di benedizione del Papa. Riccardo e Barbara gli hanno portato la loro bomboniera: un rosario.

La loro storia ha fatto il giro dei social, creando una partecipazione che li ha aiutati a raccogliere i fondi necessari a finanziare con la loro lista nozze un impianto per allevare lumache. È questo uno dei progetti che darà una opportunità lavorativa a diverse persone disabili ospiti delle case-famiglie dell’“Associazione Insieme”, tra cui quella in cui vivono Riccardo e Barbara. “Il nostro matrimonio non ha fatto queste grandi cose, ma ha realizzato e ha dato un contributo a un progetto per tante persone e quindi alla fine siamo diventati uno strumento importante” dice Riccardo. “Gesù ci ha insegnato a condividere tutto con i più piccoli. In passato mi è capitato di vivere una situazione da persona in difficoltà, quindi so quanto sia importante l’accoglienza, la vicinanza, la fratellanza. Spesso e volentieri una vita può cambiare con una mano donata, un gesto d’amore, un sorriso, gesti che possiamo fare tutti quanti”. Da qui l’invito: “Come l’abbiamo fatto noi lo possono fare altri, basta crederci e mettere in pratica le parole del Vangelo”.

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