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Francesco: il nostro Dna è essere figli di Dio

Vatican Insider - pubblicato il 15/05/16

“Non siamo orfani di Dio, siamo suoi figli”. Quindi “come figli dello stesso Padre buono e misericordioso possiamo guardarci come fratelli e le nostre differenze non fanno che moltiplicare la gioia”. In una fase storica nella quale spesso si alzano barriere davanti alle necessità dei bisognosi e ci si contrappone strumentalizzando la religione, Francesco richiama tutti alla comune condizione di fratelli in quanto figli di Dio. Nell’omelia di Pentecoste, Francesco mette in guardia dall’analfabetismo spirituale ed esorta a cercare insieme soluzioni per affrontare i problemi.  

Il Pontefice è entrato in processione nella basilica di San Pietro dove, con i tradizionali paramenti rossi, hanno concelebrato cardinali, vescovi e sacerdoti. “Mediante il Fratello universale, che è Gesù possiamo relazionarci agli altri in modo nuovo, non più come orfani, ma come figli dello stesso Padre buono e misericordioso– sottolinea il Pontefice- E questo cambia tutto! Possiamo guardarci come fratelli, e le nostre differenze accrescono la meraviglia di appartenere a quest’unica paternità e fraternità”.  

Punto per punto Francesco respinge l’errata convinzione che nel nostro tempo viviamo nella condizione di orfani di Dio. «Tutta l’opera della salvezza è un’opera di rigenerazione, nella quale la paternità di Dio, mediante il dono del Figlio e dello Spirito, ci libera dall’orfanezza in cui siamo caduti- afferma Jorge Mario Bergoglio-. Anche nel nostro tempo si riscontrano diversi segni di questa nostra condizione di orfani”.  

Quindi ne fa un dettagliato elenco: “Quella solitudine interiore che sentiamo anche in mezzo alla folla e che a volte può diventare tristezza esistenziale, quella presunta autonomia da Dio, che si accompagna ad una certa nostalgia della sua vicinanza; quel diffuso analfabetismo spirituale per cui ci ritroviamo incapaci di pregare; quella difficoltà a sentire vera e reale la vita eterna, come pienezza di comunione che germoglia qui e sboccia oltre la morte, quella fatica a riconoscere l’altro come fratello, in quanto figlio dello stesso Padre; e altri segni simili”.  

Ma, avverte Francesco, «a tutto questo si oppone la condizione di figli, che è la nostra vocazione originaria, è ciò per cui siamo fatti, il nostro più profondo Dna, che però è stato rovinato e per essere ripristinato ha richiesto il sacrificio del Figlio Unigenito».  

Una catechesi che in pieno Anno santo della misericordia mette al centro la grazia. «Dall’immenso dono d’amore che è la morte di Gesù sulla croce è scaturita per tutta l’umanità, come un’immensa cascata di grazia, l’effusione dello Spirito Santo- aggiunge il Papa-. Chi si immerge con fede in questo mistero di rigenerazione rinasce alla pienezza della vita filiale». Perciò “la missione di Gesù, culminata nel dono dello Spirito Santo, aveva questo scopo essenziale: riallacciare la nostra relazione con il Padre, rovinata dal peccato; toglierci dalla condizione di orfani e restituirci a quella di figli”.  

Dopo la cerimonia di Pentecoste, nella preghiera mariana del Regina Coeli il Pontefice ha ribadito che “l’amore si dimostra con i fatti e non con le parole” e che “lo Spirito Santo rende vivo l’insegnamento di Gesù”. E ha evidenziato come “essere cristiani non significa principalmente appartenere a una certa cultura o aderire a una certa dottrina, ma piuttosto legare la propria vita, in ogni suo aspetto, alla persona di Gesù e, attraverso di Lui, al Padre”. E “l’amore per una persona, e anche per il Signore, si dimostra non con le parole, ma con i fatti, e anche il precetto di “osservare i comandamenti” va inteso in senso esistenziale, in modo che tutta la vita ne sia coinvolta”.  

Poi il Papa ha ricordato che “oggi celebriamo la grande festa della Pentecoste, che porta a compimento il Tempo Pasquale, cinquanta giorni dopo la Risurrezione di Cristo”. E “la liturgia ci invita ad aprire la nostra mente e il nostro cuore al dono dello Spirito Santo, che Gesù promise a più riprese ai suoi discepoli, il primo e principale dono che Egli ci ha ottenuto con la sua Risurrezione”. Questo dono, precisa Francesco,”Gesù stesso lo ha implorato dal Padre, come attesta il Vangelo di oggi, che è ambientato nell’Ultima Cena. Gesù dice ai suoi discepoli: Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre”.  

Al termine del Regina Coeli, il Pontefice ha spiegato che «oggi, nel contesto molto appropriato della Pentecoste, viene pubblicato il mio Messaggio per la prossima Giornata Missionaria Mondiale, che si celebra ogni anno nella terza domenica di ottobre». Quindi «lo Spirito Santo dia forza a tutti i missionari “ad gentes” e sostenga la missione della Chiesa nel mondo intero». E lo Spirito Santo “ci dia giovani, ragazzi e ragazze forti, che hanno voglia di andare ad annunciare il Vangelo: chiediamo questo oggi allo Spirito Santo”.

Il Papa ha anche rivolto un saluto alla Festa dei popoli che si svolge in San Giovanni in Laterano. “Questa festa, segno dell’unità e della diversità delle culture, ci aiuti a capire che il cammino verso la pace è questo: fare l’unità rispettando le diversità”.  

Infine Francesco ha rivolto «un pensiero speciale» agli Alpini, riuniti ad Asti per l’adunata nazionale. “Li esorto ad essere testimoni di misericordia e di speranza, imitando l’esempio del beato Don Carlo Gnocchi, del beato Fratel Luigi Bordino e del venerabile Teresio Olivelli, che onorarono il Corpo degli Alpini con la santità della loro vita”.

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